GIOVANNA E DIGEY Storia di un’amicizia

Dedicato a chi ritrova se stesso negli occhi di un amico fedele.

Due abbandoni, il ricovero in un canile, l’incontro con la nuova padroncina, il lento e non facile recupero e il ritorno a una vita normale. Questa, in breve, la storia a lieto fine dei due protagonisti di questo video girato nelle splendide marine di Nardò, tra Santa Caterina, Torre dell’Alto, Torre Uluzzo, Sant’Isidoro, Torre Squillace e Palude del Capitano.

Strarring: Giovanna Stifani e Digey

Written, directed and edited by Mauro Longo

Soundtrack by: Mauro Maglio (“Questo strano girotondo”, from the album “Navigare”) – http://www.mauromaglio.it/

Dolmen Chianca di Santo Stefano

Carpignano Salentino (Le) – febbraio 2017 – Alla scoperta di questo megalite molto simile ai Dolmen d’oltremanica – Video di Mauro Longo

Dolmen Chianca di Santo Stefano

Non ci sono documenti che chiariscano le circostanze del rinvenimento di questo megalite. Si narra che in passato sia stato abbattuto e in seguito fatto ricollocare nel sito attuale dalla gente del luogo. Trilite, diverso dagli altri dolmen del Salento, si accomuna più facilmente ai megaliti d’oltremanica. La lastra di copertura, spessa circa 20 centimetri, con due fori passanti al centro, poggia su due alti ortostati di spessori differenti.

altezza m 1,90
larghezza m 1,80
profondità m 0,75

Fasti e linguaggi sacri. Il barocco leccese tra riforma e controriforma

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Galatone (Le) – 6 aprile 2014 – Santuario del SS. Crocifisso – Presentazione del volume “Fasti e linguaggi sacri. Il barocco leccese tra riforma e controriforma” il lavoro fresco di stampa, per le Edizioni Grifo, dello storico galatonese Francesco Danieli che offre un’interpretazione tutta originale in chiave teologica ed iconologica del Barocco. L’autore si sofferma ,in particolare, su quello leccese le cui decorazioni e orpelli celano vere e proprie catechesi di insegnamenti provenienti dal Concilio di Trento – Nel video le interviste all’arch. Giuseppe Resta (esperto di Semiotica), al prof. Mario Spedicato (docente di Storia moderna presso l’Università di Lecce nonché curatore della prefazione del libro), a S.E. Mons. Fernando Filograna (Vescovo della Diocesi di Nardò- Gallipoli) e all’autore. – Video di Mauro Longo

Sotto la lente – “La Postilla” n. 188

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La Postilla n. 188

Sotto la lente

Si torna in azione, con lo spirito e gli intendimenti di sempre. A guardare con occhio attento e libero ai problemi del paese, alle difficoltà delle famiglie, all’impossibilità di trovare prospettive in un mondo dove risultano illusori sogni e speranze.
Sotto la lente dunque le inadempienze, le tante ingiustizie nascoste dietro il velo della necessità, le inspiegabili diseguaglianze, le insopportabili distanze di condizione economica e sociale. Scuola, lavoro, tagli ai veri sprechi, prime prove di cambiamento di marcia, riforme istituzionali. Il paese attende nel timore di assistere a un film già visto, di riascoltare i soliti buoni propositi e le promesse di sempre per vedersi costretto a constatare poi l’ennesima rivoluzione di facciata, secondo la più classica metodologia gattopardesca.
Renzi ha un compito improbo dinanzi a sé, perché deve affrontare il nemico più subdolo e agguerrito, quello della conservazione, dove si nascondono gli interessi più diversi e i più tipici vizi della nostra nazione. Le solite battaglie ideologiche all’interno dello stesso suo partito, dove circolano fiumi di fosforo e non tramonta la voglia matta di spaccare il capello in quattro. E poi politici e partitini timorosi di sparire, opinionisti, intellettuali, campioni dell’ironia da spendere sui palchi dell’avanspettacolo o nei tanti talk show, ormai quasi esclusivamente spazzatura. E più subdoli e pericolosi, infine, i “sacerdoti del non si può”, secondo la felice espressione di Galli Della Loggia, gli intellettuali di grosso calibro che ammoniscono contro i rischi di «un progetto di stravolgere la nostra Costituzione da parte di un Parlamento esplicitamente delegittimato (…) per creare un sistema autoritario che dà al presidente del Consiglio poteri padronali».
Dalla sua parte l’alleanza all’apparenza solida con il partito di Alfano, che non manca di confermare fedeltà ad ogni occasione e quella del partito di Monti che non perde occasione per chiarire, puntualizzare e proporre, come ogni buon professore che non si rassegni a scendere dalla cattedra. Enigmatico e strumentale il patto sottoscritto da Forza Italia, dove alle solenni e pontificali dichiarazioni del leader seguono, con regolare puntualità, le nevrotiche esternazioni di Brunetta, in un teatrino che non riesce a nascondere come l’alleanza per le riforme non sia che la preziosa occasione colta al volo per guadagnare la scena. Un compito difficile, dunque, quello del presidente, perché si tratta di combattere contro un nemico plurimo e dai connotati sfuggenti. Contro una mentalità decisa e resistente. Ma Renzi ha spalle larghe, intelligenza viva e parola pronta e avverte, sempre più chiaramente, il crescente consenso popolare.
L’Europa non è più utopia, né dogma, qualcuno anzi comincia a vederla come una palla al piede per lo sviluppo. Europeista della prima ora, convinto della necessità e dell’utilità di farne parte, mi scopro sempre più spesso a riflettere sull’onda antieuropeista che monta, fuori e dentro il nostro paese, e mi vado interrogando sui vantaggi, sempre più teorici, della nostra adesione. Non è, questa, L’Europa cha abbiamo sognato e, tutto sommato, abbiamo imparato assai poco dall’essere entrati a farvi parte. Qual è il saldo attivo tra dare e avere, se non riusciamo neppure a spendere quanto ci viene assegnato? E come spiegare il triste record dei 119 procedimenti aperti contro il nostro paese con pesantissime penalità, che rischiano di mettere in ginocchio la stessa economia?
Le cause? Le politiche ambientali e la questione dei rifiuti, i debiti della PA, i rimborsi Iva alle imprese, la condizione delle carceri, diritti calpestati dei consumatori. In ultimo se ne aggiunge un’altra, particolarmente esplosiva e pericolosa, rappresentata da un maxiricorso proposto da un sindacato della scuola per l’immissione in ruolo di tutti i precari con almeno 3 anni di servizio.
Ritorna la voglia della “serenissima”, la tentazione di andar via, di legarsi all’Austria che sembra trovarsi più a nord del nord. La solita voglia di secessione da “Roma ladrona” per seguire il buon esempio degli onestissimi leghisti, che nella pratica, come tutti ben sappiamo, son risultati tutt’altro. Fuggire dalla crisi, lasciare agli altri il privilegio di patirla e di tentare ogni sforzo per vedere di uscirne. Mancanza di coraggio, certamente, tra questi baldi padani, e assenza di qualunque spizzico di amor patrio, un vezzo ormai in disuso da quelle parti, minate da decenni di mentalità leghista, discriminatoria e intollerante. Una minima combriccola, per fortuna, gruppetti di illusi e illusionisti alla ricerca di notorietà o di un’improbabile legittimazione presso un popolo di persone serie, use a pensare concreto e a rimboccarsi le maniche, che continuano a vedere nelle riforme le sole vie d’uscita dall’attuale condizione di precarietà.
Nessuna tentazione secessionista invece nelle regioni del Sud, che forse ne avrebbero più di qualche ragione. Del resto ormai il sud non esiste come problema, per la politica o nelle strategie di sviluppo del paese. Le grandi opere infrastrutturali, ritenute volano per l’intera economia nazionale, rimangono semplici spot da utilizzare nelle campagne elettorali. Del sud resta solo la “Grande Bellezza”, sintesi di territorio e di cultura, esposta peraltro alle mire affaristiche di taluni, all’ignoranza di altri e alla solita acquiescenza delle classi dirigenti locali, distratte o inadeguate. Nessuna tutela per i territori, minacciati dal cemento, dall’amianto e dall’irrefrenabile corsa alla produzione di energia.
La cultura meridionale sembra sparita dai libri di scuola. Sono stati volutamente cassati dalle Indicazioni Nazionali per i licei tutti gli scrittori e i poeti meridionali, finanche i premi Nobel per la letteratura Salvatore Quasimodo e Grazia Deledda. “Per scempio ministeriale, – sostiene Pino Aprile – i nostri studenti, da quattro anni, apprendono che in un intero e fertilissimo secolo, nessun terrone scrisse un verso, una pagina degni di essere ricordati”. E non sono da meno tanti manuali, dove si legge una strana storia del mezzogiorno d’Italia, o dove vengono trascurati personaggi di grosso livello, ritenuti di secondo piano o del tutto ignorati. Come accade per un grande pensatore, come Giulio Cesare Vanini, tenuto invece in grande considerazione da eminenti esponenti del pensiero europeo, tra i quali Cartesio, Leibniz, Voltaire, Hegel, Shopenhauer, Holderlin e inserito nell’Enciclopedy di D’Alembert e Diderot. Un personaggio sconosciuto ai più, vivo soltanto per l’impegno di ammirevoli studiosi e ricercatori amanti della loro terra salentina.
Per quanti ritengano importante la funzione della scuola per la promozione della cultura e a ulteriore riprova di quanto diffuso sia oggi lo spirito discriminatorio nei confronti delle nostre regioni, un breve cenno all’ennesima ingiustizia che si va consumando in questi giorni a danno delle scuole del sud, che si vedranno ancora una volta falcidiare gli organici pur in presenza di un consistente incremento della popolazione scolastica. L’esatto contrario di quanto accadrà nelle scuole del nord.
Luci e ombre, infine, dalle nostre parti, dove si continuano a contare il numero degli esercizi commerciali e delle piccole aziende che chiudono e dove non si intravvede alcun motivo che lasci ben sperare. Dormicchia il Salento, accerchiato dalle brame fameliche dei campioni del business, in costante pericolo di vedersi scippato delle sue risorse di territorio e cultura, la sua vera ricchezza, la base su cui pianificare crescita e sviluppo. Come se non bastassero le tristi vicende della centrale a biogas, difesa a oltranza dal sindaco e oggi ufficialmente indagata, e della non risolta questione legata all’amianto, nella nostra cittadina ogni giorno viene scoperta una nuova discarica a cielo aperto. Si tratta quasi sempre di persone comuni che vanno a sbatterci contro, non del risultato di un lavoro di ricerca capillare da parte dell’assessorato. L’ambiente è poca cosa da noi, non dà pane, come diceva il filosofo, meglio puntare sull’ennesima tassa che viene imposta ai già tartassati commercianti, che pagano pur dando luce e decoro alla città e dopo che regolarmente ogni anno si accollano spontaneamente l’onere di illuminare strade e piazze nei giorni del Natale. Nessuna particolare attenzione all’ambiente, dunque, strano che per la materia in questione sia previsto un apposito assessorato se si ha così poco da fare, mentre non sembra del tutto sorprendente l’assenza alla manifestazione in onore di Renata Fonte, martire e simbolo della difesa del territorio, di rappresentanti del nostro comune, cosa che a qualche nostro concittadino è apparsa, peraltro giustamente, una gravissima mancanza.
Non mancano per fortuna, le buone notizie, fatti ed eventi capaci di distrarre dalle tristezze quotidiane e di aprire in un certo qual modo il cuore alla speranza. Un gruppo di studenti delle scuole del primo polo riceve a Roma, a palazzo del Campidoglio il premio nazionale di bontà, “Livio Tempesta”. Gli scolari del secondo polo trionfano nelle gare giovanili di scacchi risultando campioni provinciali. Danno segni di vita i partiti cittadini che offrono finalmente la possibilità di partecipare a importanti convegni-dibattito. Il PD introduce il confronto sul Jobs Act; il periodico cittadino “Città Aperta” invita a discutere di edilizia, il Movimento Cinque Stelle propone l’introduzione del referendum propositivo che offre spazio alla partecipazione democratica.
Qualcosa succede, dunque, di buono e di giusto.
Se si guarda alla provincia, conforta vedere la passione con cui tanti leccesi si oppongono alla stessa amministrazione cittadina, decisi a rivendicare la migliore utilizzazione dell’area urbana dell’ex Caserma Massa; rassicura la costante attenzione dei Comitati, che vigilano contro i costanti tentativi di devastazione del territorio; esalta il programma di Valori e Rinnovamento che promuove con piena convinzione la nascita del “Marchio Salento”, sull’esempio della felice esperienza francese del marchio Valle della Loira. “Il Salento può e deve promuovere un’economia della bellezza, – dichiara deciso Pankiewitz – puntando su Turismo e Cultura quali asset per promuovere un progetto di sviluppo sostenibile da realizzare con modelli, processi e strumenti innovativi”.
Perfetta è la sintonia con il disegno più volte espresso nelle tante postille, l’unico su cui mi sentirei di scommettere perché fondato sulle nostre vere ricchezze. “La creazione del BRAND SALENTO – continua Pankiewicz – potrebbe essere la chiave per un salto di qualità che faciliterà la promozione del nostro meraviglioso territorio con tutte le sue meravigliose ricchezze, portando occupazione e benessere”.
Mi auguro che queste parole vengano attentamente meditate dagli studenti, dai giovani, dagli intellettuali e dai politici salentini, approfondite all’interno dei partiti e tenute ben presenti da quanti, dalle nostre parti, si accingono a proporsi come candidati alle prossime elezioni europee.

Enrico Longo