Noterelle dai giorni di festa – “La Postilla” n.190

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LA POSTILLA N. 190

Noterelle dai giorni di festa.

Salento terra di contrasti, di allettanti utopie e duri risvegli, di ansie di crescita e di frustrazioni, di coraggiosi progetti e di inspiegabili ritardi. Una terra che orgogliosamente mostra le bellezze dei territori, del suo mare e delle campagne, le vestigia di civiltà antiche e un patrimonio di arte e di cultura sui quali vorrebbe scommettere per un futuro di sviluppo e di prosperità. Una terra offesa e umiliata dall’inciviltà e dall’incuria, e dalla storica negligenza, spesso colpevole, di chi sarebbe dovuto alla vigilanza e a far rispettare le leggi. Una terra tradita da una politica distratta e lontana e dai suoi attori protagonisti, piccoli uomini, capaci soltanto d’inseguire poltrone e (vana)gloria, insensibili alle tangibili difficoltà della gente e incapaci di pensare un progetto che ne possa in un certo qual modo cambiare il destino.
Da tempo ho perduto qualunque residuo di fiducia nei loro confronti che del Paese e dei nostri problemi non sanno che farsene. Continuo a guardare con interesse, invece, al proliferare di movimenti e comitati, rimasti soli a guardare ai problemi reali, animati dalla passione per i territori e dalla ferma volontà di tutelare gli interessi delle popolazioni. Ambiente, cultura, salute, agricoltura, turismo e sviluppo compatibile, questi i temi ricorrenti; non le schermaglie senza fine e senza senso, dettate da una classe politica inetta o corrotta, capace comunque di dettare l’agenda ai politonzoli delle periferie, che attendono l’imbeccata perché incapaci di esercitare senso critico e autonomo pensiero.
Muove i primi passi la campagna elettorale. Assenti, come sempre, i problemi reali. Quale nuova Europa? Quali le linee di uno sviluppo plausibile e reale? Ma, soprattutto, quali le azioni concrete perché non vengano reiterati gli assalti ai territori e le devastazioni che continuano nonostante la montante protesta della parte più consapevole della popolazione? La cronaca è ripetitiva. L’ennesima scoperta di una discarica clandestina di rifiuti pericolosi tra Scorrano e Supersano. Dalla discarica di Tricase, un tempo comunale, continuano a venir fuori tracce di rifiuti ospedalieri, pellame e residui industriali di calzaturifici. A Patù i carabinieri del Noe scoprono sacchi contenenti materiale plastico, pellame, colle e altri materiali di calzaturifici e pelletterie. E pellame e altri materiali da calzaturificio ad Alessano e rifiuti industriali, eternit, canne fumarie, asfalto, plastica, pneumatici e scarti dell’edilizia in un’area di 20 mila metri quadrati tra Alezio, Parabita e Seclì. Il tutto mentre dietro l’angolo di casa nostra si stagliano, maestose, le mega discariche di Castellino e Vignali, la prima non ancora messa in sicurezza, la seconda, sempre più vasta e generosa nell’accogliere l’amianto da ogni dove.
Ma per fortuna arriva la festa, al momento opportuno, a segnare una tregua con le ansie e le preoccupazioni quotidiane, a far dimenticare, nei limiti del possibile, quanto ci attende nei giorni feriali. Una festa che segue di una settimana l’Anniversario della Liberazione, quest’anno apparso in una felice edizione, animata soprattutto dai giovani, dagli studenti delle scuole di ogni ordine e grado, che si sono succeduti sul palco di piazza Pertini. Musica, canti e allegria, e, tra questi, letture, componimenti e pensieri che dell’importante ricorrenza rappresentavano la più significativa testimonianza.
Grandi festeggiamenti anche quest’anno per il SS. Crocifisso e tanta gente, come sempre, nonostante l’inclemenza del tempo. Piazze straboccanti e quasi inaccessibili ai ritardatari. In numero ridotto, però, baracche e bancarelle e ridotta la folla intorno ad esse. E bambini stranamente non più capricciosi e insistenti, anch’essi probabilmente consapevoli che i tempi sono grami.
Lodevole l’impegno del Comitato e soddisfacente l’organizzazione dell’amministrazione cittadina, che ha saputo assicurare ordine e decoro, anche dovendo affrontare qualche situazione di emergenza, dovuta alla resistenza di frange d’inciviltà difficili da sradicare.
Tante le attrattive, su alcune delle quali mi fermo un po’a riflettere.

Tra l’allegria dei piccoli per uno spettacolo inusitato e la nostalgia dei più grandi si è snodata tra le vie cittadine la lunga teoria di carri e carrozzelle, di cavalieri e amazzoni. Protagonista il cavallo, animale nobile e intelligente, un tempo compagno di lavoro, oggi sempre più ai margini della vita dell’uomo. Segno dei tempi, certamente, di un progresso che sembra fatalmente portare ai margini persino la mano e la mente dell’uomo.
Un’ulteriore conferma alla generosità della gente salentina che non arretra d’un passo neppure dinanzi alle ben note difficoltà. “La partita del cuore” è stata una festa soprattutto per i giovani, che hanno avuto modo di guardare da vicino i personaggi delle fiction, ai quali strappare un autografo o un’immagine da veicolare attraverso i network. Ma anche gli adulti ne hanno tratto interesse. E non sono stati da meno gli stessi amministratori che li hanno affidati a guide esperte alla scoperta delle bellezze e delle peculiarità cittadine, prima di requisirli per le foto di rito alle quali nessuno ha inteso rinunciare. A sera poi tutti allo stadio a dare il proprio contributo a “Cuore Amico” e alle sue iniziative benefiche.
La mostra degli allievi delle terze medie del primo polo presentava più di un motivo d’interesse. Il tema, innanzitutto, “La cultura orientale e occidentale”. Finalmente qualcosa che unisce, mi son detto, prima di restare ammirato per la bellezza dei lavori, tecnicamente perfetti. Nell’ascoltare poi le parole dell’intervista rilasciata a Mauro dal prof. Baldassarre, che raccontava la storia di un percorso di studio e di ricerca propedeutico alla realizzazione artistica, non ho potuto che complimentarmi con lui e i suoi allievi, sottolineando la sicura formatività dell’esperienza vissuta. “Studio-ricerca-espressione artistica: un percorso didattico dai sicuri esiti formativi” – ho commentato su facebook – volendo ribadire la decisiva importanza di un corretto approccio metodologico per fare dell’apprendimento la condizione dello sviluppo intellettuale e sociale dell’allievo.

La Mostra del Libro promossa dalla Libreria Antiqua giunge alla sesta edizione diventando ormai un appuntamento atteso. Il pezzo grosso è stato quest’anno Pino Aprile e il suo ultimo libro, “Il Sud puzza”, che fa giustizia di tanti negativi stereotipi che si sono costruiti intorno al Sud, nell’acquiescenza complice degli stessi intellettuali meridionali. Nella ricostruzione sincronico-diacronica del brillante giornalista-scrittore viene fuori un’immagine diametralmente opposta delle nostre vicende, sorprendente solo per chi della storia conosce solo le notiziole pasticciate dei testi ufficiali, ancora sordi ai dettami di una scuola della ricerca e della formazione di menti critiche. La stimolante presentazione di Mauro e le sue significative domande hanno scatenato la cultura, la passione e la particolare facondia dell’autore, che ha letteralmente conquistato gli spettatori. Me compreso. Una serata di vera cultura; nel genere, sicuramente l’evento più significativo. Non apprezzato soltanto dai nostri amministratori, tutti assenti, quasi si fossero dati parola. Nessuno della pletora di responsabili della cultura, pronti sempre a sgomitare per guadagnare il proscenio. Questa volta, invece, hanno fatto un passo indietro, spaventati forse dalle puzze delle quali sarà sfuggito il significato metaforico, o più probabilmente urtati dal dichiarato ateismo dell’ospite o dalla “sinistra” sua appartenenza politica.
L’Infiorata è ormai una delle principali attrattive. In occasione della festa si viene per visitare la Chiesa, per partecipare alla processione, per ammirare le luminarie e…. per l’infiorata. Uno spettacolo stupendo, che si apprezza ancor di più se lo si segue nelle varie fasi, nel suo prendere forma progressivamente dietro le mani sapienti di persone costrette spesso in posizioni innaturali e di grande sacrificio. Non c’è spazio per le lagnanze, però, e nessuno avverte la sofferenza. Il tempo è breve e il lavoro va ultimato. A qualunque costo. Il tema unico, “Le beatitudini”, è stato sviluppato in sei diverse versioni, tutte mirabili. Sono stato colpito particolarmente, nel lavoro di Caledda, dal viso di Gesù, e dagli occhi di un azzurro trasparente. Mi sono complimentato con l’autrice che avevo, di nascosto, seguito durante il lavoro. Inaugurata, come ormai accade da qualche anno, dalle autorità cittadine e provinciali, l’Infiorata sembra avere tanti padri e nessun sostenitore. Quasi surrettizia, vive soltanto dell’entusiasmo, della fatica e delle risorse di quei pochi volontari, quasi sempre insegnanti, disposti, oltre che al sacrificio fisico, anche di farsi carico delle spese necessarie per acquistare i fiori e quant’altro. Le autorità si caricano soltanto dell’onere della regale presenza e della fatica di tagliare il nastro, nonché di condizionare gli orari e le forme dell’inaugurazione. Per il resto, lasciano fare. Un’edizione magnifica, comunque, e un appuntamento che non può mancare nel palinsesto. Personalmente mi auguro che non sia destinata a finire come accade per tutte le cose belle condannate a breve vita per la superficialità e l’incuria che sembrano dalle nostre parti profondamente radicate.
Una bella festa, dunque, anche quest’anno. Nonostante il maltempo e nonostante tutto. Tanti eventi ancora oltre quelli sui quali mi sono fermato: l’accensione delle luminarie al suono del “Bohemian Rhapsody-The Queen”, la gara di solidarietà per guadagnarsi l’onore di portare a spalla la statua del Crocifisso, l’esibizione dei “Gemelli diversi”, la tradizionale presentazione del Bolero di Ravel…Tanti eventi suggestivi che Mauro e Vanessa hanno catturato, con la telecamera o la macchina fotografica, correndo di qua e di là perché nulla potesse sfuggire di importante da offrire ai cittadini di Galatone e dell’intero Salento e soprattutto a quanti non hanno potuto essere presenti, perché lontani dalla loro cittadina per motivi di lavoro o di studio. Le 25 mila visite alla pagina Fan e al Blog sono state, per entrambi, la migliore gratificazione e il motivo del ringraziamento che hanno voluto loro indirizzare. Ma un grazie convinto va anche a loro, che hanno saputo dimostrare come tutto sia possibile, pur nella ristrettezza dei tempi e nella povertà dei mezzi, quando si è animati da autentica passione sociale e da profondo attaccamento alle tradizioni della propria terra.

Enrico Longo

Sotto la lente – “La Postilla” n. 188

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La Postilla n. 188

Sotto la lente

Si torna in azione, con lo spirito e gli intendimenti di sempre. A guardare con occhio attento e libero ai problemi del paese, alle difficoltà delle famiglie, all’impossibilità di trovare prospettive in un mondo dove risultano illusori sogni e speranze.
Sotto la lente dunque le inadempienze, le tante ingiustizie nascoste dietro il velo della necessità, le inspiegabili diseguaglianze, le insopportabili distanze di condizione economica e sociale. Scuola, lavoro, tagli ai veri sprechi, prime prove di cambiamento di marcia, riforme istituzionali. Il paese attende nel timore di assistere a un film già visto, di riascoltare i soliti buoni propositi e le promesse di sempre per vedersi costretto a constatare poi l’ennesima rivoluzione di facciata, secondo la più classica metodologia gattopardesca.
Renzi ha un compito improbo dinanzi a sé, perché deve affrontare il nemico più subdolo e agguerrito, quello della conservazione, dove si nascondono gli interessi più diversi e i più tipici vizi della nostra nazione. Le solite battaglie ideologiche all’interno dello stesso suo partito, dove circolano fiumi di fosforo e non tramonta la voglia matta di spaccare il capello in quattro. E poi politici e partitini timorosi di sparire, opinionisti, intellettuali, campioni dell’ironia da spendere sui palchi dell’avanspettacolo o nei tanti talk show, ormai quasi esclusivamente spazzatura. E più subdoli e pericolosi, infine, i “sacerdoti del non si può”, secondo la felice espressione di Galli Della Loggia, gli intellettuali di grosso calibro che ammoniscono contro i rischi di «un progetto di stravolgere la nostra Costituzione da parte di un Parlamento esplicitamente delegittimato (…) per creare un sistema autoritario che dà al presidente del Consiglio poteri padronali».
Dalla sua parte l’alleanza all’apparenza solida con il partito di Alfano, che non manca di confermare fedeltà ad ogni occasione e quella del partito di Monti che non perde occasione per chiarire, puntualizzare e proporre, come ogni buon professore che non si rassegni a scendere dalla cattedra. Enigmatico e strumentale il patto sottoscritto da Forza Italia, dove alle solenni e pontificali dichiarazioni del leader seguono, con regolare puntualità, le nevrotiche esternazioni di Brunetta, in un teatrino che non riesce a nascondere come l’alleanza per le riforme non sia che la preziosa occasione colta al volo per guadagnare la scena. Un compito difficile, dunque, quello del presidente, perché si tratta di combattere contro un nemico plurimo e dai connotati sfuggenti. Contro una mentalità decisa e resistente. Ma Renzi ha spalle larghe, intelligenza viva e parola pronta e avverte, sempre più chiaramente, il crescente consenso popolare.
L’Europa non è più utopia, né dogma, qualcuno anzi comincia a vederla come una palla al piede per lo sviluppo. Europeista della prima ora, convinto della necessità e dell’utilità di farne parte, mi scopro sempre più spesso a riflettere sull’onda antieuropeista che monta, fuori e dentro il nostro paese, e mi vado interrogando sui vantaggi, sempre più teorici, della nostra adesione. Non è, questa, L’Europa cha abbiamo sognato e, tutto sommato, abbiamo imparato assai poco dall’essere entrati a farvi parte. Qual è il saldo attivo tra dare e avere, se non riusciamo neppure a spendere quanto ci viene assegnato? E come spiegare il triste record dei 119 procedimenti aperti contro il nostro paese con pesantissime penalità, che rischiano di mettere in ginocchio la stessa economia?
Le cause? Le politiche ambientali e la questione dei rifiuti, i debiti della PA, i rimborsi Iva alle imprese, la condizione delle carceri, diritti calpestati dei consumatori. In ultimo se ne aggiunge un’altra, particolarmente esplosiva e pericolosa, rappresentata da un maxiricorso proposto da un sindacato della scuola per l’immissione in ruolo di tutti i precari con almeno 3 anni di servizio.
Ritorna la voglia della “serenissima”, la tentazione di andar via, di legarsi all’Austria che sembra trovarsi più a nord del nord. La solita voglia di secessione da “Roma ladrona” per seguire il buon esempio degli onestissimi leghisti, che nella pratica, come tutti ben sappiamo, son risultati tutt’altro. Fuggire dalla crisi, lasciare agli altri il privilegio di patirla e di tentare ogni sforzo per vedere di uscirne. Mancanza di coraggio, certamente, tra questi baldi padani, e assenza di qualunque spizzico di amor patrio, un vezzo ormai in disuso da quelle parti, minate da decenni di mentalità leghista, discriminatoria e intollerante. Una minima combriccola, per fortuna, gruppetti di illusi e illusionisti alla ricerca di notorietà o di un’improbabile legittimazione presso un popolo di persone serie, use a pensare concreto e a rimboccarsi le maniche, che continuano a vedere nelle riforme le sole vie d’uscita dall’attuale condizione di precarietà.
Nessuna tentazione secessionista invece nelle regioni del Sud, che forse ne avrebbero più di qualche ragione. Del resto ormai il sud non esiste come problema, per la politica o nelle strategie di sviluppo del paese. Le grandi opere infrastrutturali, ritenute volano per l’intera economia nazionale, rimangono semplici spot da utilizzare nelle campagne elettorali. Del sud resta solo la “Grande Bellezza”, sintesi di territorio e di cultura, esposta peraltro alle mire affaristiche di taluni, all’ignoranza di altri e alla solita acquiescenza delle classi dirigenti locali, distratte o inadeguate. Nessuna tutela per i territori, minacciati dal cemento, dall’amianto e dall’irrefrenabile corsa alla produzione di energia.
La cultura meridionale sembra sparita dai libri di scuola. Sono stati volutamente cassati dalle Indicazioni Nazionali per i licei tutti gli scrittori e i poeti meridionali, finanche i premi Nobel per la letteratura Salvatore Quasimodo e Grazia Deledda. “Per scempio ministeriale, – sostiene Pino Aprile – i nostri studenti, da quattro anni, apprendono che in un intero e fertilissimo secolo, nessun terrone scrisse un verso, una pagina degni di essere ricordati”. E non sono da meno tanti manuali, dove si legge una strana storia del mezzogiorno d’Italia, o dove vengono trascurati personaggi di grosso livello, ritenuti di secondo piano o del tutto ignorati. Come accade per un grande pensatore, come Giulio Cesare Vanini, tenuto invece in grande considerazione da eminenti esponenti del pensiero europeo, tra i quali Cartesio, Leibniz, Voltaire, Hegel, Shopenhauer, Holderlin e inserito nell’Enciclopedy di D’Alembert e Diderot. Un personaggio sconosciuto ai più, vivo soltanto per l’impegno di ammirevoli studiosi e ricercatori amanti della loro terra salentina.
Per quanti ritengano importante la funzione della scuola per la promozione della cultura e a ulteriore riprova di quanto diffuso sia oggi lo spirito discriminatorio nei confronti delle nostre regioni, un breve cenno all’ennesima ingiustizia che si va consumando in questi giorni a danno delle scuole del sud, che si vedranno ancora una volta falcidiare gli organici pur in presenza di un consistente incremento della popolazione scolastica. L’esatto contrario di quanto accadrà nelle scuole del nord.
Luci e ombre, infine, dalle nostre parti, dove si continuano a contare il numero degli esercizi commerciali e delle piccole aziende che chiudono e dove non si intravvede alcun motivo che lasci ben sperare. Dormicchia il Salento, accerchiato dalle brame fameliche dei campioni del business, in costante pericolo di vedersi scippato delle sue risorse di territorio e cultura, la sua vera ricchezza, la base su cui pianificare crescita e sviluppo. Come se non bastassero le tristi vicende della centrale a biogas, difesa a oltranza dal sindaco e oggi ufficialmente indagata, e della non risolta questione legata all’amianto, nella nostra cittadina ogni giorno viene scoperta una nuova discarica a cielo aperto. Si tratta quasi sempre di persone comuni che vanno a sbatterci contro, non del risultato di un lavoro di ricerca capillare da parte dell’assessorato. L’ambiente è poca cosa da noi, non dà pane, come diceva il filosofo, meglio puntare sull’ennesima tassa che viene imposta ai già tartassati commercianti, che pagano pur dando luce e decoro alla città e dopo che regolarmente ogni anno si accollano spontaneamente l’onere di illuminare strade e piazze nei giorni del Natale. Nessuna particolare attenzione all’ambiente, dunque, strano che per la materia in questione sia previsto un apposito assessorato se si ha così poco da fare, mentre non sembra del tutto sorprendente l’assenza alla manifestazione in onore di Renata Fonte, martire e simbolo della difesa del territorio, di rappresentanti del nostro comune, cosa che a qualche nostro concittadino è apparsa, peraltro giustamente, una gravissima mancanza.
Non mancano per fortuna, le buone notizie, fatti ed eventi capaci di distrarre dalle tristezze quotidiane e di aprire in un certo qual modo il cuore alla speranza. Un gruppo di studenti delle scuole del primo polo riceve a Roma, a palazzo del Campidoglio il premio nazionale di bontà, “Livio Tempesta”. Gli scolari del secondo polo trionfano nelle gare giovanili di scacchi risultando campioni provinciali. Danno segni di vita i partiti cittadini che offrono finalmente la possibilità di partecipare a importanti convegni-dibattito. Il PD introduce il confronto sul Jobs Act; il periodico cittadino “Città Aperta” invita a discutere di edilizia, il Movimento Cinque Stelle propone l’introduzione del referendum propositivo che offre spazio alla partecipazione democratica.
Qualcosa succede, dunque, di buono e di giusto.
Se si guarda alla provincia, conforta vedere la passione con cui tanti leccesi si oppongono alla stessa amministrazione cittadina, decisi a rivendicare la migliore utilizzazione dell’area urbana dell’ex Caserma Massa; rassicura la costante attenzione dei Comitati, che vigilano contro i costanti tentativi di devastazione del territorio; esalta il programma di Valori e Rinnovamento che promuove con piena convinzione la nascita del “Marchio Salento”, sull’esempio della felice esperienza francese del marchio Valle della Loira. “Il Salento può e deve promuovere un’economia della bellezza, – dichiara deciso Pankiewitz – puntando su Turismo e Cultura quali asset per promuovere un progetto di sviluppo sostenibile da realizzare con modelli, processi e strumenti innovativi”.
Perfetta è la sintonia con il disegno più volte espresso nelle tante postille, l’unico su cui mi sentirei di scommettere perché fondato sulle nostre vere ricchezze. “La creazione del BRAND SALENTO – continua Pankiewicz – potrebbe essere la chiave per un salto di qualità che faciliterà la promozione del nostro meraviglioso territorio con tutte le sue meravigliose ricchezze, portando occupazione e benessere”.
Mi auguro che queste parole vengano attentamente meditate dagli studenti, dai giovani, dagli intellettuali e dai politici salentini, approfondite all’interno dei partiti e tenute ben presenti da quanti, dalle nostre parti, si accingono a proporsi come candidati alle prossime elezioni europee.

Enrico Longo