Galatone Città dell’Ambiente – “La Postilla” n. 215

“La Postilla” n. 215 di Enrico Longo, editoriale di domenica 7 aprile 2019 dal titolo “Galatone Città dell’Ambiente”– Video di Mauro Longo

“La Postilla” n. 215

Galatone Città dell’Ambiente

E dunque la Giustizia ha fatto Giustizia.

Sbugiardate e condannate le cattive intenzioni di chi non si curava di attentare alla salute della gente galatea, promettendo ricchezza e benessere.

In realtà si andava consumando un tentativo di truffa di malintenzionati per i quali la salute dell’ambiente e delle persone non avevano alcuna importanza.

Bene.

Non si erano ancora diffuse le prime notizie della sentenza, che partiti e personaggi politici locali si sono sentiti in dovere di scendere in campo pro domo sua.

Per difendere o esaltare le proprie posizioni e, nello stesso tempo, per mettere in cattiva luce la posizione degli altri.

L’ambiente, che era stato il tema principale della campagna elettorale, è ritornato ad essere strumento per guadagnare la scena, per restare o divenire personaggio, per porre le basi del consenso e di auspicati futuri successi elettorali.

La Postilla che della “vexata quaestio” fu sin dall’inizio attenta testimone e canale d’informazione, dopo aver accolto le parole di tutti attraverso i comunicati giunti in redazione, sente il bisogno di dire la sua.

La storia della Centrale a Biogas è ormai nota e arcinota, non ha bisogno di essere ancora ripetuta e riempita di particolari inediti, che in fondo non ci sono.

L’unica cosa che resta da dire è che all’epoca dei fatti si cercò di consumare una truffa ai danni dei cittadini di Galatone e che furono soprattutto i cittadini di Galatone a reagire con forza e decisione.

Riempirono più volte le piazze, dove uomini e donne a migliaia gridarono la ferma opposizione a quel mostro che minacciava di violentare il territorio in maniera radicale e definitiva, di ammorbare le acque e l’aria, di mettere a rischio la salute delle persone, di pregiudicare il benessere e il futuro delle giovani generazioni.

A centinaia si recarono presso il sito dell’ecomostro per vederlo da vicino, per toccare con mano i danni che già si potevano constatare e respirare le maleodoranti esalazioni.

Sono ancora davanti a me le immagini dei cartelloni e dei manifesti che sottolineavano tutto questo.

Sento ancora le grida di disperazione di quanti denunciavano  malattie o decessi sopportati nella propria famiglia.

 La rabbia e gli appelli accorati a fare qualcosa, raccolti da un comitato di cittadini sensibili e responsabili.

Non ci furono particolari eroi in quella vicenda.

Fu la cittadinanza galatea la vera protagonista di quelle giornate di protesta e ad essa soltanto spetta il legittimo diritto di gioire per la sentenza del Tribunale.

Nessun partito, nessun  personaggio cerchi di avocare a sé onori e meriti.

Nessuno continui a speculare su una vicenda che rappresenta la più importante vittoria della partecipazione e dell’impegno civile.

Enrico Longo

domenica, 7 aprile 2019

IMPIANTO A BIOGAS “RENEWABLE ENERGY” DI GALATONE. L’IMPROVVISAZIONE AL POTERE

IMPIANTO A BIOGAS “RENEWABLE ENERGY” DI GALATONE. L’IMPROVVISAZIONE AL POTERE

L’Associazione GALATONE BENE COMUNE, che ha tra i propri obiettivi statutari la tutela ambientale, crede sia necessario un contributo di chiarezza e di visione globale al dibattito sulla vicenda della condanna dei responsabili dell’impianto in oggetto.

Partecipiamo alla soddisfazione generale, purchè si colga anche qualche insegnamento dalla vicenda. Mentre in questi giorni si accavallano le dichiarazioni e le polemiche sulla attribuzione dei meriti e delle responsabilità, l’Associazione, che peraltro a suo tempo è stata protagonista della lotta ed ha voluto fortemente la costituzione di parte civile del Comune nel processo in corso con richieste inviate al Sindaco fin dal luglio 2014,  ritiene però che la vicenda sia anche il segno di una inquietante carenza di pianificazione e di strategie da parte del Comune di Galatone, nonché di una disarmante inadeguatezza nell’affrontare situazioni simili, non escludendo da queste responsabilità gli attuali amministratori. Una vicenda decisa dalla magistratura comporta sempre una sconfitta per la politica!

In sintesi:

  1. Il Comune di Galatone non ha una pianificazione energetica (Piano Energetico Comunale o almeno Bilancio Energetico Comunale); l’impianto avrebbe incrementato il già enorme esubero attuale della produzione regionale, che raggiunge quasi il doppio dei consumi. Si sarebbe potuto intervenire per tempo in via preventiva con una corretta programmazione locale, piuttosto che scatenare un aspro conflitto sociale. Questa carenza continua tuttora, e Galatone resta fuori dai più evouti scenari energetici.
  2. Il Comune, così come la Regione e gli organi competenti (ARO, ATO ecc.), sono tutt’oggi carenti di una corretta programmazione in relazione agli impianti di compostaggio per il trattamento della FORSU. Si è consentito così di realizzare un impianto funzionale in gran parte al trattamento di rifiuti speciali organici provenienti da tutta Italia, con aggravamento della nostra funzione “coloniale” di smaltimento dei rifiuti di altre regioni; questa carenza di Regione e Comuni perdura ancora.
  3. Il Comune di Galatone, pur avendo sulla carta un “Ufficio Ambiente”, non si era accorto inizialmente che l’impianto in oggetto prevedeva la sola digestione aerobica, senza il necessario successivo compostaggio aerobico. Si è rischiato così di diffondere in ambiente un digestato contaminato da batteri micidiali. Solo la Commissione tecnica di esterni nominata dal Comune ha consentito di evidenziare e denunciare tali carenze.
  4. La mancanza di pianificazione appare evidente anche per la mancanza di strutture necessarie per la Comunità. Sotto questo aspetto la “moratoria”, sventolata dall’Amministrazione quale segno di evoluta politica ambientale, in realtà è una decisione pilatesca che nasconde profonde carenze progettuali e strategiche. Ad esempio, Galatone avrebbe urgentemente bisogno di impianto di puro compostaggio aerobico di piccola taglia, a livello comune, che tratti la sola FORSU e non altri rifiuti speciali provenienti da fuori, da localizzare nel comprensorio. Si eviterebbe così di inviare la frazione organica in siti di smaltimento lontani, con forti aggravi sulla TARI. La moratoria invece conferma e proroga questa situazione di arretratezza.
  5. Risulta gravemente carente l’approccio del Comune anche sotto l’aspetto amministrativo. I lavori in oggetto sono inziati con una semplice SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività), mentre solo tardivamente è stata indetta la procedura corretta della Conferenza dei Servizi, che non ha comunque evitato alla ditta la realizzazione di lavori abusivi con i successivi strascichi giudiziari.

In definitiva, la vicenda potrebbe insegnare molto, per il futuro e per il benessere della comunità, ai passati ed agli attuali amministratori, purchè abbiano la volontà e l’umiltà di imparare. Invece di procedere alla giornata come fatto finora, sarebbero maturi i tempi per costituire strategie e programmi più lungimiranti e non solo dettati dalla contingenza o dall’emergenza.

          Galatone Bene Comune

Crocifisso Aloisi: la verità sulla Centrale a Biogas di Galatone

Crocifisso Aloisi La verità sulla Centrale a biogas di Galatone

Crocifisso Aloisi: la verità sulla Centrale a Biogas di Galatone

In qualità di Presidente del Comitato No Biogas mi vedo costretto ad intervenire per precisare alcuni passaggi, dopo l’ennesimo incredibile comunicato stampa dell’ex Sindaco Livio Nisi. Continua la mistificazione, da parte dell’ex maggioranza, nel vano tentativo di autoassolversi, confondendo la mente di chi, ignaro di cosa è realmente accaduto e di come sono andate le cose soprattutto dopo tanto tempo, legge le sciocchezze pubblicate da Nisi & co.

Il consigliere comunale Livio Nisi forse non sa che il Comitato No Biogas presentò in Procura non uno, ma ben tre esposti su questa faccenda. Esposti che hanno riguardato tutti i possibili risvolti, non solo quelli di natura edilizia. Esposti presentati a partire dal 07/03/2013, cioè molto tempo prima della vicenda relativa al riempimento delle vasche con digestato (da cui sarebbe partito l’esposto di Nisi) come si legge ne comunicato stampa del 05/04/2019 dell’ex Sindaco, campione nazionale di arrampicata sugli specchi, ma anche pluricampione nel preparare specchietti per le allodole.

L’Inchiesta è partita per gli esposti presentati dal Comitato, firmati da diversi esponenti dell’attuale maggioranza, e completamente e continuamente snobbati dall’ex Sindaco Nisi. Il nostro ex Sindaco presentò un esposto quando ormai il tempo era già abbondantemente scaduto e la Procura era già stata abbondante allertata da numerosi cittadini. Comunque malgrado questa continua mistificazione, ribadiamo l’invito già fatto altre volte in passato (ma anche questo è stato sempre snobbato dall’ex maggioranza), per un pubblico confronto.

Crocifisso Aloisi

Presidente del Comitato No Biogas di Galatone

FILONI NON HA MERITI SULLA VICENDA BIOGAS

FILONI NON HA MERITI SULLA VICENDA BIOGAS

FILONI NON HA MERITI SULLA VICENDA BIOGAS

Nemmeno la lettura evidente e inoppugnabile di una sentenza di Tribunale, che finalmente chiarisce la vicenda e le responsabilità della centrale biogas, distrae l’amministrazione Filoni dalla febbre da campagna elettorale, strumentalizzando anche questo atto palese per dimostrarsi promotori della tutela ambientale quali non sono.

Il procedimento penale ha avuto avvio grazie all’attenzione dell’amministrazione Nisi che allorché l’impianto aveva cominciato il riempimento delle vasche con digestato in assenza di fine lavori, ha opportunamente allertato ufficio tecnico, carabinieri arpa e polizia muncipale e procura, come emerso dagli atti amministrativi depositati al processo.

In concomitanza, il comitato gridava al danno ambientale e parlava di violazione delle norme edlizie: reati per i quali i proprietari sono stati ASSOLTI PERCHÉ IL FATTO NON SUSSISTE. La sentenza, dunque, non ha dato ragione affatto al comitato dei cittadini che pur facendo un esposto non si sono costituiti parte civile nel processo . La reale difesa del territorio e dei cittadini deriva dalla costituzione di parte civile del Comune di Galatone voluta dal sindaco Nisi e dalla sua amministrazione.

Filoni vuole prendersene i meriti gettando nuovamente fango immotivato sugli avversari, ad oggi confutato dalla stessa sentenza.

Sarebbe il caso per una volta di essere onesti con la Città e di pensare piuttosto a cosa accadrà ora che la centrale non è più sotto sequestro, se veramente questa moratoria ambientale potrà evitare l’esercizio di tali tipi di impianti, impegnarsi nel risolvere il problema dei rifiuti disseminati nelle periferie e dell’amianto che riversato a cielo aperto sta rilasciando fibre che si sa, sono mortali.

I consiglieri Nisi, Campa, Roseto, Bondi

Centrale a Biogas? I ricordi de “La Postilla”

“La Postilla” dedicò diverse puntate alla questione della Centrale a Biogas, e non solo perchè tanto si disse sulla famigerata discarica divenuta mega e supermega. Qui pubblichiamo la sceneggiata del Consiglio comunale che doveva essere “aperto” e che finì per essere superblindato e con la mordacchia. Un consiglio comunale semplicemente “all’aperto”, forse per consentire a tantissimi spettatori di non avvertire i cattivi odori del materiale che qualche mano furbetta aveva depositato sul tavolone dei relatori. Ecco “La Postilla” n. 164

Centrale a biogas I ricordi de La Postilla

Centrale a Biogas? I ricordi de “La Postilla”

LA POSTILLA N.164

Drammi e sceneggiate

Con il duro e deciso intervento di Napolitano, ancora presidente per manifesta incapacità della politica, si chiude la sceneggiata romana e si va, forse, verso la formazione di un governo che, oltre ai tanti problemi di qualcuno, possa cercare di risolvere qualcuno dei problemi di tanti. Una sceneggiata con attori e contenuti di assoluto rilievo: dal patriottismo berlusconiano, improvvisamente guadagnato alle ragioni dell’etica e del bene comune, alla generosità del leader tecnico che, tra facili promesse di ristori economici e di sviluppo, assesta il colpo di coda stabilizzando a tempo indeterminato l’odiosa IMU, secondo le più ricorrenti richieste dei sindacati che hanno in uggia la precarietà e il tempo determinato. Al centro della scena resta il Grillo di sempre, che grida, sghignazza e nulla più e il solito ineffabile PD, dalle due – tre – cento fazioni per una congenita, connaturata, ineliminabile superiorità culturale, che pretende confronto, dibattito, senso critico, incomprensione programmatica, gelosie, invidie, conflittualità permanente.

Latita, in questo partito, che fa della libertà e della dialettica le principali bandiere, l’abbiccì del costume democratico, che è anche, e soprattutto, rispetto delle idee degli altri e adesione alla “volontà generale” che, di contro alla “volontà di tutti”, rappresenta il prevalere dell’equità, della giustizia e del bene comune. Non guasterebbe, per questi signori, una rilettura del libro di Rousseau o un’attenta riflessione sulle grandi figure di un passato anche non lontano, che di democrazia e di libertà sono stati maestri con il pensiero e con l’azione politica.

Che la sceneggiata abbia visto la fine, comunque, è la speranza di tutti e che la prudenza e l’umiltà di Letta siano pari alla forza e alla determinazione necessarie per fronteggiare ogni ulteriore sussulto sfascista, radicato nel profondo del nostro mondo politico, dove la patria, i cittadini e i valori si vanno manifestando ogni giorno di più come semplici espressioni verbali, senza alcun riferimento nella coscienza e nelle intelligenze.

Ore 10 di una domenica di aprile, particolarmente dardeggiata dal sole: va in scena, in piazza, la fiction, da tanti attesa e da qualcuno temuta, e per questo ritardata sino all’estremo limite temporale. Non annunciata, né promossa in alcun modo, da parte governativa, nella segreta speranza di nasconderla all’attenzione della cittadinanza. Gridata, di contro, da una solitaria e disperata gigantografia a firma del Comitato, avvertito del pericolo dell’omertoso silenzio e preoccupato di risvegliare le sonnolenti coscienze dei tanti che disdegnano l’impegno personale per le più tranquille forme della protesta sul web, dove far sfoggio di salaci battute e di variegate manifestazioni di moralismo a buon mercato.

La trama si snoda fra le misteriose ragioni che ci vedono omaggiati di un inutile e non richiesto oltraggio alla salute e i doveri imposti da inopportuni articoli dello statuto che ripetono alla lettera le rivoluzionarie voci della 142/90, che impongono dei doveri verso la cittadinanza, dai quali, da parte della civica amministrazione, al momento ci si vorrebbe tanto sottrarre. D’altra parte, la sempre più evidente voglia di fuga sembra rendere ancora più promettente lo spettacolo per chi si accinge a seguirlo da spettatore; interessante, in particolare, scoprire modi e forme che saranno certamente tentate per dire e non dire, concedere e ritrattare, ridurre, svilire, svuotare. Uno stimolante esercizio di psicologia del politico, per chi ne abbia interesse e propensione.

A garanzia dell’ordine pubblico, che nessuno peraltro sembra voler minacciare, l’arcigno presidente dell’assemblea, pronto a brandire il cartellino giallo, e il vigile, atletico e truce, che minaccia espulsioni all’accenno del minimo sbadiglio.

Per loro sfortuna nessuno grida e nessuno protesta, anche se le ragioni per farlo di certo non mancherebbero. Soltanto qualche timido striscione, invece, che sembra adombrare interessi privati e pubbliche calamità, e un campione delle maleodoranti tracce dell’erigendo mostro, portato quale prova testimoniale e collocato nelle vicinanze della tentacolare tribuna, a vellicare le delicate narici di vecchi e nuovi responsabili della “vexata quaestio”, costretti a respirarne gli odori per l’intera durata della manifestazione.

La quale si snoda secondo il previsto rituale. Il sindaco, che sparge buonismo e serenità, tradisce tutta la preoccupazione per gli esiti di sue eventuali decisioni coraggiose, mentre sembra coltivare la speranza che possa intervenire qualcuno a trarlo improvvisamente d’impiccio. Ecco perché sincera suona la confessione di sentirsi alleato del Comitato, così come, ancora più netta, la dichiarata fiducia che la Magistratura decida di sostituirsi nel compito, che dovrebbe essere suo, di salvaguardare il territorio e la salute dei cittadini. L’amministrazione, insomma, ferma nella sua caratterizzazione estetico-edonistica, non intende seguire le vie della lotta e della reale vicinanza ai cittadini. Si attesta nel basso profilo, nella speranza che “il Veltro verrà” a portar via i problemi e risolvere gli affanni. Continua, dunque, la fiction, secondo la studiata regia. Negative sulla centrale tutte le relazioni dei tecnici, che disegnano il quadro di una struttura non voluta e non necessaria, non utile e minacciosa per la salute e per il territorio, che rischia di uscirne impoverito e profondamente snaturato. Viene fuori la descrizione di un mostro da tenere costantemente sotto controllo, per i pericoli che si vogliono nascondere o sottovalutare, una struttura che dovrebbe vedere attenti e vigili la Ditta e gli Uffici comunali e che invece, già prima di nascere, ne rivela tutta la scarsa attenzione, insieme agli stratagemmi pensati e posti in essere per nascondere abusi e dimenticanze che si sono già verificati. La fiction prosegue nell’assoluto divieto di accogliere le voci dei cittadini, ai quali sono offerti un congruo numero di sedie e il dovere di non disturbare. Ancora cittadini a metà, dunque, senza diritto di parola, nel bel mezzo di una piazza dove si celebra il festival della democrazia soltanto dichiarata, concesso peraltro solo dietro le reiterate insistenze e in ossequio alla forma. Si rimane in attesa delle voci amiche del Comitato e del dott. Serravezza, ma, prima di passare a loro il diritto di parola, l’attento presidente dell’assemblea stabilisce di contingentare i tempi degli interventi: “cinque-minuti-cinque”, tutti stiano agli ordini, non saranno ammesse tracimazioni. Prima di loro però si esibisce un personaggio che più di tutti dovrebbe avere a cuore le sorti del territorio e che, invece, tra la sorpresa generale, si scopre il più convinto alleato dell’erigenda centrale. E’ il rappresentante della Coldiretti che, prima di recitare la sua parte nella nostra piazza, decide di studiare il sillogismo aristotelico per mettere su idee e argomentazioni logiche e convincenti, che possano risultare utili e dirimenti per chi soprattutto decida di abdicare ai dettami dell’intelligenza e del buon senso. Ne vien fuori questo sillogismo degno delle migliori performance dello stagirita: “il terreno su cui sta sorgendo la centrale è ottimo per l’agricoltura, ma da tempo non è coltivato. Dunque: è giusto che vi si costruisca la centrale”. Questo l’assunto del rappresentante dei lavoratori dei campi, il quale non riesce nemmeno a sospettare che l’unico buon rimedio all’incuria possa essere l’invito all’impegno, nell’auspicabile recupero all’agricoltura di tutte le superfici idonee. A quanto pare, però, il respiro strategico latita ai vertici del mondo agricolo, anche se per fortuna resiste e si va corroborando tra i lavoratori e tra i giovani che, nonostante la presenza di soggetti inadeguati, iniziano a guardare con crescente interesse verso un settore ritenuto particolarmente promettente. Ricca, puntuale e argomentata la relazione dell’avvocato Pinca; appassionata, approfondita e sincera, quella del presidente del Comitato, che non dimentica di replicare al disinvolto esponente della Coldiretti leccese, frapponendogli le opposte tesi di un più degno rappresentante dei lavoratori dei campi, di altra regione, purtroppo. A seguire, le reiterate invocazioni del dott. Serravezza, da tanti anni impegnato nella lotta contro i tumori, che non trascura occasione per ricordare come il Salento non possa più essere considerato la salubre terra del sole, del mare e del vento, e, infine, le ragioni dell’Azienda, che prospetta vantaggi, benefici, fortune, benessere, lavoro, sviluppo, ricchezza. Niente puzze, niente violenze al territorio, nessun pericolo per la salute. Sarà dovere della Ditta e del Comune vigilare sul buon funzionamento e prevenire ogni possibile minaccia. Come accade sempre in Italia e come ancora più puntualmente si verifica dalle nostre parti, dove sembra che vivano politici, amministratori e imprenditori scrupolosi, onesti, efficienti, provvidi e responsabili. Ma queste rassicurazioni sono cadute nel vuoto. Nessuno vi ha manifestato la minima fiducia, qualcuno ha iniziato a borbottare, qualche altro ha dato “il la” a un’educata contestazione, mentre il severo presidente si vedeva costretto a mettere le mani sui cartellini e il giudice di campo si accingeva alla prima espulsione. Niente accadeva però, tutto finiva sul nascere: gli implacabili arbitri si vedevano costretti a riporre cartellini e sguardi truci e si andava serenamente verso le conclusioni. Che poi certificavano il previsto nulla di fatto. Nessun intervento da parte dell’amministrazione, nessun referendum popolare. Niente di niente. L’amministrazione chiude soddisfatta e vincente. Ha concesso la sceneggiata e ha tenuto a bada il pubblico. La gente però mormora e si sente tradita. Il Comitato parla di raggiro e avverte il sapore amaro della beffa. Tra tutti è il presidente che mostra nel volto e nell’incedere i segni della delusione e dello sconforto. Forse si ritiene sconfitto e come tale abbandona la piazza; per me è invece l’unico vincitore di una manifestazione dov’è risultata sconfitta la democrazia e con essa il riconoscimento di fondamentali diritti di responsabilità e di partecipazione. Se ne va curvo nelle spalle, dunque, Crocifisso Aloisi, inconsapevole, forse, che nella sua strenua battaglia, che lo ha portato a ricercare, approfondire, coinvolgere e spronare all’impegno comune, si è decisamente guadagnato un significativo spazio sociale, un ruolo per i tempi migliori, quando sembreranno finalmente prioritari i diritti delle persone e la difesa del territorio.

Enrico Longo

Venerdì, 26 aprile 2013

 

ARRIVANO LE CONDANNE PER LA CENTRALE A BIOGAS DI GALATONE

ARRIVANO LE CONDANNE PER LA CENTRALE A BIOGAS DI GALATONE

Il recente pronunciamento del Tribunale di Lecce sulla Centrale a Biogas di Galatone ha visto la condanna dei responsabili per i reati di falso, tentativo di truffa e getto pericoloso.

Si tratta di una vittoria importante e dal grande significato per i cittadini galatonesi, che sin da subito avevano sostenuto l’illegittimità dell’intervento, riunendosi in comitati e associazioni e sporgendo diverse denunce.

Un primo segnale era sicuramente stato il sequestro dell’impianto, cui è seguito un consiglio comunale aperto che ha puntato i fari verso una gestione della situazione ambientale alquanto lacunosa e negativa per il territorio.

L’attuale amministrazione guidata da Flavio Filoni e composta dai consiglieri di opposizione e ora assessori Bove, Dorato e Gatto, che si erano duramente battuti contro gli abusi ambientali, insieme a Maurizio Pinca e Crocifisso Aloisi e tanti altri liberi cittadini del Comitato No Bio Gas, ha sin da subito approvato in Consiglio Comunale una moratoria ambientale e un divieto di costruire simili impianti nel nuovo regolamento edilizio.

Filoni definisce così – frutto di un duro e costante lavoro – la sentenza odierna, e afferma di voler continuare a tutelare la salute dei cittadini contro qualsiasi iniziativa privata che anteponga il profitto al benessere e alla salubrità di Galatone.

Il denaro derivante dal risarcimento sarà utilizzato per continuare a salvaguardare l’ambiente – chiude Il sindaco Filoni – lanciando un chiaro messaggio su quello che è l’indirizzo politico della sua amministrazione.

L’Amministrazione Comunale

Centrale Biogas: i titolari condannati per falso e truffa, assolti per abusi edilizi

Centrale Biogas i titolari condannati per falso e truffa, assolti per abusi edilizi

Centrale Biogas: i titolari condannati per falso e truffa, assolti per abusi edilizi

Si è concluso il processo a carico dei titolari della centrale Biogas di Galatone. Sono stati condannati per falso, truffa, getto pericoloso di cose. Al Comune Galatone e al GSE (gestore energia), costituiti parte civile, i condannati dovranno rifondere i danni. Sono stati assolti per abuso edilizio e violazione della normativa ambientale. 
Alla luce di questa sentenza ritengo doverose alcune precisazioni. Al momento dell’insediamento della mia Amministrazione, a maggio 2012, l’iter amministrativo avviato per la centrale a Biogas si era concluso a marzo 2012. La mia Amministrazione ha ereditato quella pratica e ha chiuso la Scia, il titolo abilitativo previsto all’epoca per gli impianti a cogenerazione.
Abbiamo vigilato con attenzione sulla realizzazione dell’impianto, infatti al primo segnale di anomalia io stesso segnalai a carabinieri, polizia, Arpa e Asl che nell’azienda – prima ancora di concludere le opere e ottenere l’agibilità – venivano effettuate operazioni di riempimento delle vasche con digestato liquido e stoccaggio di materiale deperibile che spandeva odori nauseabondi in tutta la zona industriale.
Dopo la mia segnalazione si avviò l’inchiesta della Procura di Lecce che ha portato oggi alla sentenza di condanna, ma non per atti imputabili alla mia Amministrazione che, anzi, è stata riconosciuta come parte lesa.
Questi sono i fatti, a cui aggiungo unicamente che per tutta la durata della mia Amministrazione io e la mia maggioranza siamo stati oggetto di offese e accuse immotivate. Lo dice una sentenza e io voglio dirlo alla mia città.

Livio Nisi
Già sindaco di Galatone