LA REGGIA: da monumento naturale regionale a catena di chioschi. E non solo!

LA REGGIA da monumento naturale regionale a catena di chioschi. E non solo!

LA REGGIA: da monumento naturale regionale a catena di chioschi. E non solo!

“La zona costiera di Galatone: per noi è già Monumento Naturale Regionale, come sostiene il Professore Giuseppe Piccioli Resta. Per il sindaco Filoni, invece, è solo la base d’appoggio per piattaforme  di legno con al centro una bella serie di chioschi! Tutto progettato e presentato a finanziamento senza la necessaria procedura di Valutazione d’Incidenza Ambientale e il coinvolgimento dei cittadini.” Queste le parole di Sebastiano Zenobini per nome dei soci di Galatone Bene Comune.

Sette piattaforme e passerelle per complessivi 3.000 mq di legno, “scaricati” lungo la costa. Ma non solo ! Anche l’intervento previsto per il  Villaggio Santa Rita, annosa spina nel fianco per le amministrazioni ma soprattutto per i cittadini che vi abitano, rischia di essere illeggittimo: prevede, infatti, opere di “urbanizzazione secondaria”, sostanzialmente verde pubblico e parcheggi, che già sarebbero dovute essere realizzate, ma dai lottizzatori privati e non con soldi di tutti i cittadini !

 

Galatone Bene Comune, associazione politica e culturale, ha posto questi interrogativi durante l’incontro La Reggia e Montagna Spaccata: valore e destino della nostra costa tenuto il 29 Giugno scorso presso il Chiostro dei Domenicani, praticamente nel cuore della vita amministrativa del paese. Lo ha chiesto direttamente agli amministratori, nella persona del Sindaco Flavio Filoni: non sarà un altro caso di soldi pubblici spesi per finanziare opere che spetterebbero a privati?

Lo scopo dell’incontro organizzato dall’associazione Galatone Bene Comune e da Italia Nostra Sud Salento sui valori e destini del sito “La Reggia – Montagna Spaccata”, è stato quello di accendere un faro su un’area protetta le cui valenze travalicano i confini municipali e le pulsioni di campanile.

Paesaggio, biodiversità terrestri e marine, eccezionalità geo-morfologiche, memorie storiche e archeologiche, un patrimonio riconosciuto d’importanza comunitaria, ricadente cioè nell’area SIC (sito d’interesse comunitario) che Galatone condivide con Gallipoli e Sannicola e che dal mare si estende fino alle Rupi di San Mauro.

Non si potrebbe affrontare correttamente e compiutamente il tema senza rapportare il sito al bacino territoriale che lo avvolge e che si caratterizza nel segno di un’edilizia intensiva e in gran parte indiscriminata, relativa agli agglomerati di Santa Maria al Bagno, Lido Conchiglie e la lottizzazione del Villaggio Santa Rita a monte.

Sono molteplici i fattori che minacciano l’integrità del sito: pressione antropica (relativa alle attività umane) di contesto, fragilità, vulnerabilità, esposizione ad atti vandalici, appetiti speculativi, interessi contingenti amplificati dall’attuale crisi economico-occupazionale.

Proprio per questo le tutele sovraordinate, quella SIC soprattutto, dovrebbero costituire “onore e onere” per noi cittadini di Galatone che del sito dovremmo essere depositari e custodi “pro tempore”.

Le tutele sembrano invece costituire un qualche intralcio per una politica amministrativa che si professa tutrice del litorale, ma nella realtà tende a privilegiare le opportunità che esso ispira come volano economico. In buona sostanza ritiene che sia politicamente “pagante”metterlo a reddito.

Ebbene, nell’incontro del 29, anche i contributi dell’ex sindaco di Sannicola Nocera e del prof. Piccioli Resta dell’Università del Salento hanno messo in chiaro che non è affatto vero che l’attrattività di ritorno economico sia necessariamente legata alla ricettività ricreativo-balneare.

Nel nostro caso è vero anzi il contrario.

Le irripetibili peculiarità naturalistiche del sito e l’unicità del suo essere sopravvissuto indenne alla cementificazione costiera, ne suggeriscono un uso alternativo di sempre maggiore attualità, ossia quello legato alla fruizione culturale, naturalistica e agli sport compatibili, comprese le immersioni rivolte all’inestimabile habitat sottomarino mirabilmente documentato dal Prof. Piccioli Resta, che ha sottolineato come la zona costiera di Galatone possa diventare monumento naturale regionale.

Del resto le priorità sancite e le risorse economiche messe in campo dall’Europa riguardano tutela, valorizzazione, rimozione dei “detrattori della qualità paesaggistica”, connessioni ecologiche, bonifiche, ripristini, delocalizzazioni, se necessarie, di elementi incompatibili, cui ovviamente si aggiunge, ma in subordine ed in forma sostenibile, la fruibilità.

L’Amministrazione, invertendo questa logica, ha incredibilmente espresso la volontà di ottenere la “riperimetrazione dell’area SIC” per escludere gli ambiti che ne hanno perduto le caratteristiche.

“È stato chiesto all’ Amministrazione come mai, malgrado l’enorme interesse del tema, non abbia ritenuto di partecipare ai cittadini la propria visione “strategica” e di esporre loro i contenuti di due recenti progetti ricadenti sul sito, redatti e proposti dal Comune di Galatone a finanziamento regionale. Ci è stato risposto che i progetti sono consultabili in rete nell’Albo Pretorio. Bontà loro!”, dice l’Arch. Antonio Zuccalà di Galatone Bene Comune, urbanista che segue le tematiche locali e regionali da decenni. “È per questo che ho ritenuto dover entrare nel merito di tali progetti, premettendo che essi, stando agli elaborati pubblicati sul sito istituzionale, non possono essere classificati di livello “definitivo”, come invece asserito e formalizzato sulle delibere di approvazione, infatti, ad esempio, non risulta presente alcuna relazione illustrativa e il loro grado di definizione progettuale non rivela compiutamente l’impatto delle opere sul sito interessato”.

Ciascuno dei progetti presenta un importo totale di € 1.300.000.

Il primo progetto riguarda la “riqualificazione integrata dei paesaggi costieri” e contempla in sintesi “infrastrutture di scambio”, costituite da un parcheggio a monte in zona attualmente privata esterna all’area SIC  e “attrezzature litoranee”. Il tutto connesso da percorsi pedonabili o ciclabili.

Le attrezzature litoranee consisterebbero in un complesso di strutture in legno (non sappiamo se stagionali), distinte in sette piattaforme con relativi chioschi, collegate tra loro e raggiungibili dalla strada mediante una rete di percorsi. Esse insisterebbero tutte sull’area demaniale SIC fino alla scogliera, per un’impronta complessiva di circa 3000 mq.

Tale stabilimento “diffuso”, a detta dell’Assessore Pinca alle Attività Produttive intervenuto al Convegno in rappresentanza dell’Amministrazione (erano, evidentemente, assenti o indisponibili tutti gli assessori al ramo: Ambiente, Urbanistica e Lavori Pubblici), dovrebbe essere affidato tramite concessioni alla giovane imprenditoria.

“Ottimo, sostiene Zuccalà, se non fosse che lo stesso bando specifica che “il contributo non costituisce aiuto di Stato in quanto finalizzato alla riqualificazione paesaggistica per un servizio pubblico rivolto alla generalità dei cittadini, senza generazione di vantaggi, diretti o indiretti, a favore di soggetti pubblici e privati”.Se ne deduce che, non potendo le strutture essere affidate in concessione, i relativi costi di gestione e manutenzione (trattasi di legno in zona marina) graverebbero interamente sulle tasche dei cittadini. E i guadagni eventuali, invece?”.

Inoltre, per il rilascio di Concessioni Demaniali in area SIC è d’obbligo la V.I.A. (Valutazione di Incidenza Ambientale) e, nel caso specifico, la scogliera risulta interdetta per motivi di sicurezza da un’ordinanza della Capitaneria di Porto (che il Comune fida possa essere ridimensionata per consentire la balneazione).

Ed ancora, gli elaborati progettuali che dovrebbero basarsi sullo stato fisico-giuridico esistente, eludono la presenza, non certo trascurabile in area SIC, del ristorante “La Reggia” e del relativo profilo di regolarità autorizzativa. Altra tormentata annosa questione.

Il secondo progetto riguarda le “Infrastrutture Verdi”, consistenti in un intervento in area SIC all’interno di una cava dismessa e due interventi ricadenti all’interno del Villaggio Santa Rita, ossia un parcheggio e un ambito a verde, entrambi su aree già destinate a infrastrutture secondarie.

“La collocazione dei due interventi all’interno di una lottizzazione convenzionata rappresenta,a nostro avviso,una forzatura rispetto allo spirito del bando che, tra i requisiti “sostanziali”, considera la localizzazione degli interventi  “in tutto o in parte all’interno delle aree naturali protette e dei siti di Rete Natura 2000 ( tra cui le aree SIC)”, questo il commento di Zenobini, presidente di Galatone Bene Comune che prosegue: “Ma ciò che soprattutto ci appare inaccettabile risiede nel fatto che i due interventi in Santa Rita, verde e parcheggi, si configurano come “urbanizzazione secondaria” e come tali dovrebbero essere stati già realizzati non con pubblico contributo, ma a totale carico della Società, in forza dell’Atto transattivo stipulato nel 2012 con il nostro Comune”.

Queste le evidenze tecniche, non politiche. L’Amministrazione ha reagito in modo stizzito su Facebook con un comunicato offensivo e propagandistico che elude nel merito le nostre obiezioni e ci definisce “inconcludenti”.

La visione dell’associazione Galatone Bene Comune e della sez. Sud Salento di Italia Nostra risulta condivisa non solo dai relatori intervenuti (Nocera e Piccioli Resta), ma anche da moltissimi cittadini che, non essendo stati coinvolti dall’Amministrazione, potranno ora disporre di nuovi elementi e nuovi stimoli grazie all’iniziativa degli “inconcludenti” organizzatori.

Ma forse è proprio questo che non ci perdonano.

Galatone Bene Comune

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