IL COMUNE DI GALATONE DICE NO AL MEGA PARCO COMMERCIALE

IL COMUNE DI GALATONE DICE NO AL MEGA PARCO COMMERCIALE

IL COMUNE DI GALATONE DICE NO AL MEGA PARCO COMMERCIALE

Si è tenuta a Bari la Conferenza dei servizi convocata su richiesta della Pantacom Srl.

Il Comune di Galatone – in persona del Presidente del Consiglio Chiara Vainiglia – ha espresso parere negativo alla richiesta di proroga all’autorizzazione per la realizzazione di un’area commerciale integrata in località Cascioni – Galatina avanzata da PANTACOM SRL.

Il parere negativo – secondo quanto dichiarato dall’Assessore al ramo Maurizio Pinca – è motivato dall’impatto negativo dell’iniziativa sotto il profilo economico/sociale : “Nell’ottica commerciale, economica e finanziaria, deve valutarsi l’inopportunità dell’iniziativa alla luce del fatto a meno di dieci minuti di auto si trova il complesso di Bricoman (Lecce), e a meno di venti minuti i centri commerciali di Cavallino (a Est) e di Surbo (a Nord). Ma ciò che più conta è il fatto che alcun beneficio potrebbe trarre il Comune di Galatone, il suo Pil, la vitalità del suo centro abitato, il suo commercio, il suo bilancio, eccetera, da una simile iniziativa. Le stesse entrate tributarie non avrebbero alcun incremento, per non parlare dell’impatto negativo sul commercio e sullo stesso benessere economico della popolazione. Si aggiunga che un complesso di 25 ettari (oltretutto su di un terreno a medio rischio idro-geologico, con annesse rotatorie, viadotti, traffico) comporta un forte impatto sotto il profilo dell’inquinamento e dello stravolgimento del paesaggio. Né può sostenersi che tali danni possano essere compensati dai “ristori” promessi; nessun “ristoro” o “compenso” può bilanciare la “diseconomia esterna” (o “esternalità”) provocate da un investimento aziendale. Si valuti infine che il trend macroeconomico registra una regressione dei centri commerciali. Da ultimo – ad esempio – la provincia di Trento, al fine di “salvaguardare l’ambiente, ridurre il traffico veicolare, e rinnovare il metodo degli insediamenti commerciali sul territorio all’insegna della qualità e della valorizzazione dei piccoli esercizi” ha vietato l’installazione sul territorio di strutture commerciali “consumatrici di suolo”, non solo di grandi, ma anche di medie dimensioni (cioè di 10.000 mq). Negli Stati Uniti il mito del centro commerciale è crollato da un pezzo. Secondo molti analisti nei prossimi anni chiuderanno addirittura 400 dei 1100 centri commerciali statunitensi. Esiste un’inchiesta del New York Times che attesta che svariati Malls (centri commerciali) sono ormai alla stessa stregua di vere e proprie città-fantasma, deserte, vuote, fallite. Ci sono dei siti internet – vedasi http://deadmalls.com/ – con storie di centinaia di Malls morti, chiusi, abbandonati, e ridotti a ricettacolo di spazzatura.”.

A ciò si aggiunge la negativa analisi della capacità economico/finanziaria del soggetto proponente, emergente dal pubblico registro CERVED, in cui si evidenzia che Pantacom srl, costituita nel 2001, con un capitale sociale interamente versato pari ad euro 35.000, avente quale oggetto “la progettazione, la costruzione, l’acquisto, la vendita, la gestione e la locazione attiva e passiva di centri commerciali […]”, è a tutt’oggi “Inattiva” ed il fatturato negli ultimi tre esercizi risulta pari a zero.

Lo stesso stato patrimoniale evidenzia come siano pari a zero anche le rimanenze, le immobilizzazioni materiali e le attività finanziarie. Nessuna menzione di terreni vi è nello stato patrimoniale della Pantacom. Né risulta da altri atti l’eventuale opzione all’acquisto dei terreni in questione.

L’antescritto pone quindi un problema preliminare alla consistenza patrimoniale della società proponente e delle garanzie che la stessa potrebbe dare al territorio.

Si aggiunga che il patrimonio netto (anzi per la precisione il capitale sociale della SRL) è pari a 35.000 euro e da ciò scaturisce un pesante interrogativo : come fa una società con questo patrimonio a pensare di portare avanti un progetto di oltre venti milioni di euro? Dove prenderebbe i fondi per iniziare a sbancare 25 ettari di campagna da trasformare poi in decine di capannoni per un centro commerciale? Quali garanzie occupazionali una società così fragile dai punti di vista commerciale, patrimoniale e finanziario può dare alla collettività? Come mai un’azienda come questa, pronta “a combattere la disoccupazione dando lavoro a 200 persone”, non ha nemmeno un dipendente (il “numero di dipendenti medi” – dato tratto sempre dal bilancio – è, anche questo, pari a zero)?

A fronte di tutti questi interrogativi senza risposta, quindi, il Comune di Galatone ha espressoun parere fortemente negativo all’iniziativa e ad ogni proroga.

Al contempo l’Ente ha ricevuto il plauso della dirigenza regionale per il finanziamento e la costituzione del Distretto urbano del commercio – ancora assente nel Comune di Galatina ove dovrebbe ricadere l’intervento in questione.

Con il DUC e la redazione del Documento Programmatico per il Commercio saranno quindi date tutte le risposte di innovazione e sviluppo che il mondo del commercio aspetta da tempo.

 Segreteria del Sindaco

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