Perchè diciamo NO alla TAP

Perchè diciamo NO alla TAP

Perchè diciamo NO alla TAP

Il Comune di Galatone ritiene che il progetto del gasdotto Tap sia incompatibile con il territorio salentino, con la sua vocazione economica basata principalmente su un’offerta turistica in equilibrio con l’habitat naturale caratteristico del nostro Salento. Da tempo, il gasdotto TAP in Salento è al centro delle cronache per le proteste di gruppi di cittadini, comitati civici, sindaci di alcuni Comuni del territorio, con il Sindaco del Comune di Melendugno, Marco Potì, in prima linea, i quali ritengono il progetto inutile e non barattabile con alcun ristoro, perché la salute e la sicurezza dei circa 30.000 cittadini residenti, interessati complessivamente dalla struttura ricettiva (circa 12 ettari) del gasdotto, non si possono né si potrebbero quantificare. Nello stesso tempo non è accettabile il baratto/ricatto delle infrastrutture che si promette di realizzare sul territorio, come contropartita per l’accettazione del gasdotto, promesse che giungono anche da organi istituzionali superiori, perché non riteniamo giusto che per ottenere ciò che altrove viene concesso liberamente qui da noi si otterrebbe solo come compensazione per un sacrificio imposto.

Premesso ciò, si rilevano le seguenti le motivazioni che giustificano la nostra contrarietà alla realizzazione dell’opera:

1. MOTIVAZIONI DI CARATTERE AMBIENTALE
Esistono, in prima battuta, timori per il destino di circa 10.000 ulivi che verranno espiantati lungo il percorso del gasdotto. Sebbene sia, infatti, previsto il reimpianto degli stessi, questo potrebbe non essere garanzia del pieno riattecchimento di un numero così consistente di alberi che assurgono, peraltro, a simbolo del nostro territorio, della sua produttività e della sua vocazione agricola.
Ma i timori espressi sul piano ambientale dal fronte della protesta non si esauriscono qui: è necessario mettere in luce, altresì, che il maxi tunnel di cemento armato passerà per un tratto di costa caratterizzato dalla presenza di fanerogame marine, in particolare della Posidonia Oceanica e della Cymodocea Nodosa. Come dimostrato di recente dai volontari dell’organizzazione internazionale Sea Shepherd, attraverso documentazione fotografica e video, il gasdotto non rispetterebbe le prescrizioni di passare ad almeno 50 metri di distanza dalla posidonia Oceanica. Tutto questo può mettere in serio pericolo l’ecosistema costiero e la vita di numerose specie marine che popolano i nostri splenditi fondali. Altri timori sono soprattutto legati ai rischi insiti nell’opera stessa e, in particolare, nella gigantesca centrale di depressurizzazione che dovrebbe sorgere in un’area di 12 ettari, a ridosso di 4 comuni densamente popolati (Melendugno, Vernole, Calimera, Castri). Una relazione su TAP, redatta da uno dei maggiori esperti di ingegneria energetica, il Prof. Umberto Ghezzi del Politecnico di Milano, parla di rischi estremamente rilevanti, quali la formazione di miscele esplosive che, una volta innescate, potrebbero avere conseguenze disastrose. Non ultima anche la questione delle emissioni nocive del terminale, dove sono previste attività quali sfiato a freddo, combustione di gas e riscaldamento del gas tramite caldaie elettriche. Di recente il Prof. William Becker, ispiratore delle politiche sul clima di Obama, ha sottolineato il pericolo delle perdite di gas, possibili in tali stabilimenti, e le disastrose conseguenze di queste ultime sul riscaldamento globale.
2. MOTIVAZIONI DI CARATTERE SOCIO-ECONOMICO E CULTURALE 
L’approdo del TAP è previsto su una delle spiagge a più forte richiamo turistico dell’intero Paese e a pochi km dall’area di Roca Vecchia, uno dei siti archeologici più importanti del Mediterraneo, oltre che dalla Riserva Naturale dello Stato “Le Cesine”, zona umida di interesse internazionale gestita dal WWF. La natura fortemente impattante del progetto potrebbe determinare una ferita insanabile alle bellezze paesaggistiche del territorio, con possibili ricadute economiche in un’area a forte vocazione turistica.
3. MOTIVAZIONI DI CARATTERE GIURIDICO E GIUDIZIARIO
Il progetto ha visto, sin da subito, il conflitto fra istituzioni dello Stato. Ai pareri positivi del Ministero dello Sviluppo Economico e di quello dell’Ambiente, si oppongono quelli negativi espressi dal Ministero dei Beni Culturali, della Regione Puglia e del Comune di Melendugno. Una vicenda che ha visto coinvolti i vari soggetti istituzionali in un’interminabile battaglia a colpi di ricorsi al Tar, ordinanze, pareri della Consulta. Va messa, poi, in luce la mancata ottemperanza alla normativa Seveso, un complesso di norme italiane che recepisce direttive europee, disciplinanti il rischio di incidenti rilevanti connessi all’uso di sostanze pericolose in impianti industriali. Tale normativa prevede anche la consultazione della popolazione locale per la costruzione di stabilimenti “a rischio di incidente rilevante”. Non solo la direttiva non è stata applicata, ma si sono attuate anche procedure accelerate, definite da alcuni esperti alquanto “irrituali”, per consentire l’inizio dei lavori. Eppure le linee guida dell’Ue sono impostate su un rigido principio di precauzione nella valutazione del rischio. Recentemente si è nuovamente espressa la Giunta Regionale pugliese che in data 24/10/2017 ha approvato una delibera – su proposta dell’assessore all’Ambiente Filippo Caracciolo e sulla base dell’istruttoria a firma del Direttore del dipartimento mobilità, qualità urbana, opere pubbliche, ecologia e paesaggio, Barbara Valenzano – con la quale si ritiene che non sussistano elementi conoscitivi, tecnico ambientali e progettuali sufficienti alla definizione dell’intesa per la realizzazione del “Metanodotto di interconnessione TAP – collegamento di approdo del gasdotto denominato Trans Adriatic Pipeline alla Rete Nazionale dei Gasdotti”, proposto dalla Snam Rete Gas, quale opera di congiunzione del Gasdotto TAP alla rete nazionale dei gasdotti”.
Anche la Provincia di Lecce si è già espressa in passato con il suo Ufficio Programmazione, Politiche Energetiche, V.I.A.  e  V.A.S. che, con Parere espresso nella seduta del 14.01.2014, esprimeva giudizio negativo terminando il parere nel modo seguente :
“In conclusione, per tutte le considerazioni  espresse in premessa ed alla luce di tutti i pareri ed osservazioni fin qui pervenute (tutti allegati al presente parere), pur considerando che l’opera si inserisce  all’interno delle strategie europee di diversificazione delle fonti energetiche,  il Comitato esprime giudizio negativo di compatibilità ambientale all’intervento così come proposto”.
Mentre il Quotidiano online TrNews, il 25/04/2017 ha pubblicato un riassunto del parere di Arpa Puglia sul gasdotto in questione, titolando in questo modo Arpa: “Gli inquinanti emessi dal gasdotto sono pericolosi per la salute dei salentini”, snocciolando in sequenza le motivazioni fornite da Arpa Puglia sulla pericolosità del progetto così come era stato presentato.
4. MOTIVAZIONI DI CARATTERE ENERGETICO
Vanno inoltre fatte le dovute valutazioni sul senso stesso di un’opera di tali dimensioni rispetto al reale fabbisogno italiano ed europeo di gas: in Europa esistono già numerosi gasdotti e i consumi sono in costante diminuzione. Tap non servirebbe nemmeno ad emanciparsi dal gas russo, perché i russi sono parte del progetto con la loro azienda petrolifera Lukoil, impegnata nell’estrazione proprio del gas che dovrebbe essere trasportato dal TAP. Peraltro l’Università di Oxford e il suo gruppo di ricerca in materia energetica ha messo in discussione le riserve reali di gas dell’Azerbaigian. Tutto questo mette in dubbio il reale valore strategico dell’opera, spesso sottolineato dalla Commissione Europea.
   
Segreteria del Sindaco

 

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