Le ragioni della svolta – La Postilla n. 214

“La Postilla” n. 214 di Enrico Longo, editoriale di sabato 1 luglio 2017 dal titolo “Le ragioni della svolta”– Video di Mauro Longo

La Postilla n. 214

Le ragioni della svolta

Ci sono tante ragioni per considerare storica questa tornata elettorale, non tanto per la qualità delle proposte, quanto per i numeri da record che si sono potuti registrare in tante direzioni.

Sette candidati alla poltrona di sindaco, anche se nessun volto femminile purtroppo, venticinque liste, un esercito di aspiranti consiglieri. Per questi ultimi quasi un concorsone: cinquecento candidati per la miseria di 16 posti. Una grande partecipazione di pubblico, anche perché un po’ tutte le famiglie erano direttamente o indirettamente interessate alla contesa. Che non ha risparmiato neppure gli affetti. Non pochi i derby, infatti, e le rivalità intrafamiliari.

La politica s’è ripresa la piazza, una serie infinita di comizi; tanti i giovani, pochissimi i leader regionali o nazionali, ormai tenuti prudentemente a debita distanza. La politica km zero, invece, come dev’essere, come piace alla gente in occasione delle tornate amministrative.

Sempre presente e puntuale “La Postilla” che ha ripreso tutto, comizi e comunicati, lasciando alla memoria un corposo dossier. Sempre a opera della webtv i due confronti in piazza, in ossequio alla gente galatea, numerosissima e composta in entrambe le occasioni.

La sinistra è compatta intorno a Flavio Filoni, orfana però di un personaggio che con coraggio e dignità espone il suo messaggio attraverso un’unica lista. Il voto lo premierà con un largo consenso personale.

La destra si presenta invece divisa e lacerata, unita solo nella guerra a Nisi, il vero avversario, il nemico da abbattere. Conseguenza evidente di cattive relazioni umane e dell’assenza di uno sguardo strategico condiviso che sapesse cogliere e indirizzare il necessario processo di rinnovamento negli uomini e nelle idee.

La gran parte dei programmi sono parsi chiari e promettenti; dal palco, invece, tutt’altra cosa: i soliti argomenti, ripetuti sino alla noia, molti cedimenti alla retorica, di qua attacchi convergenti, di là strenui tentativi di difesa. E, a infiorare i discorsi, le parole libertà-giustizia-uguaglianza-democrazia, gridate a tutto volume. Sembrava quasi che si stesse combattendo l’ennesima guerra di liberazione. E poi insulti, accuse di intimidazioni e di licenziamenti, vista l’attività del nemico. Tutto in chiave apodittica, naturalmente, senza uno straccio di prova o l’indicazione di un nome. La parola “vergogna” ha fatto registrare il record delle “occorrenze lessicali” nel giro dei comizi di tutti gli schieramenti, tanto che alla fine solo chi era rimasto prudentemente in silenzio poteva sentirsi immune dal doversi vergognare di qualcosa.

A far da corona e da cassa di risonanza, infine, il mondo dei social: il regno dei saggi e dei sapienti, dei colti e dei moralisti, dei critici implacabili e di chi non ci mette mai la faccia. Da questo mondo, così ricco e variegato, quale contributo poteva venire se non quello di alzare i toni ed esacerbare gli animi? La campagna elettorale ha trovato nelle battute di genio di alcuni di questi signori le ragioni per raggiungere vette di inaudita cattiveria.

Mai incerto, secondo me, l’esito della contesa. Tutti contro Nisi, anche da destra, conseguenza di fatti e relazioni mai venuti completamente in superficie e, soprattutto, di quell’errore strategico fatto agli esordi che gli sarebbe stato rinfacciato nel corso dell’intera campagna elettorale. Una sorta di “peccato originale”, sul quale sembra opportuno fermarsi per qualche utile chiarimento.

Nel secondo confronto in piazza, quello tra Filoni e Nisi, collocai all’ultimo posto la domanda più importante. Un espediente ricorrente, questo, nelle prove d’esame o nei concorsi. Invitavo a spiegare quali fossero le doti di un buon sindaco, anche alla luce del tramonto delle province che indubbiamente trasferisce alle municipalità più ampi e significativi oneri e responsabilità. Nessuno dei due ha mostrato di cogliere il significato vero e profondo della domanda. L’uno ha svicolato nel reiterato refrain della “città attiva, ordinata e solidale”; l’altro, nell’evidente euforia di un ormai palpabile successo, accennava qualcosa per poi iniziare ad attaccare tutto e tutti, parlando di aggressioni verbali alla sua persona e dimenticando nel contempo che dalla sua parte politica non giungevano certo comportamenti e frasi da educande. Dunque, nessuno dei due rispondeva come sarebbe sembrato opportuno. Che il sindaco è parte della gente, dei suoi problemi, delle ansie, delle difficoltà, delle tragedie. Che deve essere capace di ascoltare e di coinvolgere, coraggioso e determinato nei momenti dell’emergenza, nel pieno rispetto della legalità ma sempre pronto a battersi a difesa degli interessi dei cittadini.

Ebbene Nisi, soprattutto agli esordi, non è stato tutto questo, ha commesso l’errore strategico che non gli sarebbe stato mai perdonato e del quale gli oppositori hanno fatto il principale strumento d’offesa.

Ed errori dello stesso tipo, che definirei di ordine psicologico-tattico si sono ripresentati in altri importanti momenti.

Il primo, il più grave, risale alla questione della centrale a biogas, che si aggiungeva alla decisione di ampliare a dismisura la discarica Vignali-Castellino. In quei momenti, mentre andava montando una forte protesta di piazza, sarebbe stata necessaria una risposta diversa da quella incerta e formale data dal sindaco e un serio coinvolgimento della gente, che si è vista raggirata dopo quella forma pseudodemocratica del “consiglio comunale aperto”. Una strumentale messinscena, una farsa, un’offesa alla democrazia perché di aperto e libero non c’era proprio nulla. Son rimasto in piedi per qualche ora ad ascoltare difese d’ufficio di un’opera indifendibile, che avrebbe rischiato di devastare ulteriormente un territorio già provato, con l’aggiunta, peraltro, di un altissimo spreco di risorse.

E, a seguire, la mai confermata ma reale nave carica di amianto, attraccata a Gallipoli e l’interminabile teoria di camion che iniziavano a scaricare nella nostra cittadina, povera località da quarto mondo, tutto l’amianto rastrellato nelle diverse regioni d’Italia. Inesperienza? Sfortuna? Non lo so, sono certo però che un diverso atteggiamento del sindaco, una netta posizione a fianco dei cittadini, la presidenza del comitato e, ove necessario, la testa dei cortei avrebbe avuto forte impatto sulla popolazione, che in quel momento cercava disperatamente appoggi e protezione.

Ulteriori esempi ci vengono dalle modalità con cui sono stati affrontati altri importanti problemi di fronte ai quali Nisi ha seguito le vie dei rituali burocratici e non quelle più perentorie e decise che lasciano trasparire la decisa determinazione di non essere disposti ad accettare decisioni e regole contrarie ai diritti dei cittadini.

Per i controlli della buona salute dell’aria, dell’acqua e del terreno non bastano le vie soft delle note scritte, così come non si possono accettare supinamente le risposte della Asl dinanzi alla richiesta del ripristino del servizio di vaccinazione nel nostro poliambulatorio. E non si può procedere a dipingere di blu ogni strada e angolo della città senza una qualche ragione e senza aver seguito l’iter dell’informazione preventiva e del coinvolgimento, reale e non fittizio, di commercianti e cittadini.

L’unica azione informativa, in quest’ultima occasione, fu la conferenza stampa, a cose fatte, nella quale espressi il mio deciso parere negativo, ripetuto poi attraverso un’edizione specifica della Postilla dall’icastico titolo “Le strisce salvifiche”. E’ chiaro che le mie parole “in diretta” e “in differita” non furono tenute in nessun conto, anche se in quella conferenza stampa non fui l’unica voce critica. A favore del progetto si espresse, infatti, solo qualcuno in palese conflitto d’interessi.

Questi sono gli errori di Nisi, non di sostanza, forse, nella vita comune, ma gravi nell’esercizio del potere, quando si è responsabili della tutela dei diritti delle persone.

E chiarisco subito che sull’attività amministrativa di questi cinque anni ritengo che ci sia poco altro da eccepire. La città è cambiata sul serio e per molti aspetti. Oggi non è più avulsa dai circuiti nazionali del turismo, è conosciuta e apprezzata per il suo territorio e per le sue peculiarità di pregio, può mettere in mostra importanti beni architettonici e culturali, una struttura museale, un teatro, può godere di una vivace socialità che ha finalmente trovato attenzioni e sostegno. E’ un dato di fatto la raccolta differenziata, intorno alla quale si era fermi a relazioni e conferenze, sicuramente congrui gli interventi nei settori dell’assistenza, della cultura, dello sport. Ma tutto ciò non è bastato a guadagnare il cuore della gente che nel momento della scelta si è girata dall’altra parte, da dove veniva gridata l’insipienza di un’amministrazione perduta nelle vacuità delle feste e delle celebrazioni e assente, invece, nei momenti importanti e dinanzi ai problemi reali.

E ritornando ripetutamente in ogni occasione all’infortunio dell’inizio, si è continuato nella distruzione sistematica di ogni cosa fatta dal sindaco, mettendo in dubbio o addirittura in ridicolo ogni cosa che ad occhi onesti e obiettivi non appariva poi tanto criticabile. E via dunque a propugnare una nuova idea di cultura, a contestare le forme di assistenza realizzate, a denunciare la pesantezza delle tasse, l’assenza di occasioni di lavoro per i giovani costretti a emigrare verso altri lidi, a ironizzare sui tanti eventi e quindi sulla cattiva gestione delle risorse, a stigmatizzare la scarsa attenzione per l’ambiente e per la salute…

Dinanzi a queste accuse, gridate senza tregua e da tutti, Nisi, più che “l’uomo solo al comando”, è parso uomo solo e indifeso, anche perché abbandonato finanche dai più stretti collaboratori di un tempo.

La vittoria di Filoni, almeno a me, è sembrata ben presto scontata e la sera del confronto a due la si poteva leggere chiaramente sul volto di Nisi.

Filoni ha vinto anche perché, non avendo governato, non ha potuto commettere errori. Ha trovato il terreno spianato e l’ha saputo utilizzare al meglio, trovando per strada insperati alleati. “Biogas-Discarica-Salute-Malattie-Registro dei tumori- Moratoria decennale…”: l’insieme ha funzionato e ha messo nell’ombra cinque anni di lavoro di un’amministrazione che, pur con qualche incertezza, ha fatto tanto e ha fatto bene.

Adesso, finite le chiacchiere, chi ha vinto deve darsi da fare. Tante le critiche e le promesse e tante le attese della gente. Che attende la svolta, la discontinuità. Il programma è impegnativo e va svolto tempestivamente e con scrupolo: archiviare definitivamente le questioni biogas e discarica, liberare il territorio dall’amianto e dagli altri veleni, ridurre le tasse, aumentare la percentuale di raccolta differenziata, migliorare l’assistenza, promuovere il lavoro, trattenere da noi le intelligenze, dare nuovo impulso a nuove forme di cultura, dare utilizzazione migliore al palazzo Marchesale, dare visibilità al castello di Fulcignano e ai luoghi circostanti, ridimensionare o cancellare le strisce blu utilizzando il relativo personale in maniera più dignitosa e utile per la città, promuovere con maggiore decisione lo sport, sistemare le strutture sportive, recuperare un più significativo avvicinamento alle scuole, dare nuovo impulso alla socialità e alla partecipazione…

Tante le cose da fare e non tutte prevedibili le difficoltà che si potranno presentare per realizzarle. Dalla parte del sindaco sono la giovane età e l’entusiasmo che abbiamo potuto cogliere nel corso della campagna elettorale, una sufficiente esperienza amministrativa e importanti competenze facilmente individuabili tra gli eletti.

Ma importante più che mai sarà tenere a mente il monito di un nostro grande poeta di “tornare alle storie”, di trarre insegnamento dalle vicende degli uomini, dagli errori e dalle cose ben fatte.

Decisiva sarà la capacità di fare squadra e di neutralizzare sul nascere ogni minaccia alla serena e proficua collaborazione. Ma più importante di ogni cosa sarà riuscire a conquistare la fiducia e il cuore delle persone, di ogni condizione e appartenenza, facendo le cose giuste al momento giusto. Sono loro il sostegno più sicuro e all’occorrenza le armi più importanti e decisive per chi si trova ad affrontare il difficile compito di governare una città.

    Enrico Longo

2 thoughts on “Le ragioni della svolta – La Postilla n. 214

  1. CHI E’ CAGION DEL SUO MAL PIANGA SE STESSO

    Il principale, per non dire unico, artefice della clamorosa sconfitta del sindaco uscente è Lui stesso.
    Le recenti elezioni di giugno 2017 hanno certificato come in tutta Italia il PD sia alla canna del gas. Anche a Galatone, ricordando i numeri della massiccia sconfitta di Renzi al referendum del 4 dicembre 2016, la sinistra non godeva di ottima salute, ma in virtù di un autentico spirito di squadra del gruppo consiliare di opposizione e, SOPRATTUTTO, grazie alla stoltezza, alla cocciutaggine e alla sordità di Livio Nisi è riuscita a ridestarsi e a vincere la sfida amministrativa.
    Sin dal 4 giugno 2015, in una concitatissima riunione di maggioranza, chi scrive ebbe modo di evidenziare al Sindaco uscente come il Popolo di Galatone col voto delle regionali gli avesse consegnato un avviso di sfratto e della necessità quindi di cambiare registro. Ma lui, per l’ennesima volta, fece orecchie di mercante, non accettò alcuna proposta di analisi del voto e rassicurò gli altri partecipanti che tutto sarebbe rientrato in quanto, nei successivi 700 giorni precedenti alle comunali, ogni mese avrebbe inaugurato un’opera pubblica e in tal guisa avrebbe recuperato il consenso.
    Io dissentii e gli anticipai che con la sua strategia del “tocca che fucimo” non sarebbe andato da nessuna parte se non a sbattere clamorosamente. Già in altre riunioni di maggioranza (23.1.2015), in precedenti faccia a faccia personali e/o con gli altri esponenti della destra sociale locale gli avevo ripetuto la necessità di tener fede agli impegni programmatici assunti nel 2012 pena la cessazione di ogni rapporto di collaborazione. Lui se ne impipò, dimostrando come non esista peggior sordo di chi non vuol sentire, e iniziò a farsi DA SOLO il vuoto intorno.
    Non ci voleva la zingara per capire come sarebbe andata a finire la storia.
    Speriamo che impari finalmente la lezione e la smetta di addossare agli altri le sue esclusive responsabilità. Chi è cagion del suo mal pianga se stesso

  2. CHI E’ CAGION DEL SUO MAL PIANGA SE STESSO
    Il principale, per non dire unico, artefice della clamorosa sconfitta del sindaco uscente è Lui stesso.
    Le recenti elezioni di giugno 2017 hanno certificato come in tutta Italia il PD sia alla canna del gas. Pure a GALATONE, ricordando i numeri della massiccia sconfitta di Renzi al referendum del 4 dicembre 2016, la sinistra non godeva di ottima salute, ma in virtù di un autentico spirito di squadra del gruppo consiliare di opposizione e, SOPRATTUTTO, grazie alla stoltezza, alla cocciutaggine e alla sordità di Livio Nisi è riuscita a ridestarsi e a vincere la sfida amministrativa.
    Sin dal 4 giugno 2015, in una concitatissima riunione di maggioranza, chi scrive ebbe modo di evidenziare al Sindaco uscente come il Popolo di Galatone col voto delle regionali gli avesse consegnato un avviso di sfratto e quindi del bisogno di cambiare registro. Ma lui, per l’ennesima volta, fece orecchie di mercante, non accettò alcuna proposta di analisi del voto e rassicurò gli altri partecipanti che tutto sarebbe rientrato in quanto, nei successivi 700 giorni precedenti alle comunali, ogni mese avrebbe inaugurato un’opera pubblica e in tal guisa avrebbe recuperato il consenso.
    Io dissentii e gli anticipai che con la sua strategia del “tocca che fucimo” non sarebbe andato da nessuna parte se non a sbattere clamorosamente contro una parete.
    Già in altre riunioni di maggioranza (23.1.2015), in precedenti faccia a faccia personali e/o con gli altri esponenti della destra sociale locale gli avevo ripetuto la necessità di tener fede agli impegni programmatici assunti nel 2012 pena la cessazione di ogni rapporto di collaborazione. Lui se ne impipò, dimostrando come non esista peggior sordo di chi non vuol sentire, e iniziò a farsi DA SOLO il vuoto intorno.
    Non ci voleva la zingara per capire come sarebbe andata a finire la storia.
    Speriamo che ora abbia finalmente imparato la lezione e la smetta di addossare agli altri le sue esclusive responsabilità politiche.
    Chi è cagion del suo mal pianga se stesso!

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