Il benaltrismo – La Postilla n. 212

Il benaltrismo- LA POSTILLA N. 212

Il benaltrismo – La Postilla n. 212

“La Postilla” n. 212 di Enrico Longo, editoriale di giovedì 21 luglio  2016 dal titolo “Il benaltrismo “– Podcast audio a cura di Mauro Longo

LA Postilla n. 212

Il benaltrismo

Non appartiene al mondo delle parole il dilemma se sia nato prima l’uovo o la gallina. Qui è tutto chiaro, sicuro, condiviso: dal significato al significante, ovvero, dal mondo dell’esperienza alla parola. Nessun dubbio, dunque, sulla derivazione sociale del termine “benaltrismo” che da qualche tempo trova cittadinanza nell’enciclopedia online e nei dizionari più scrupolosamente aggiornati.

Qui si legge: “ è la tendenza a spostare l’attenzione dal problema in discussione ad altro che si addita come più importante o più urgente.” Un fatto normale, verrebbe da dire, se dinanzi a una questione che appaia di secondaria importanza chi ascolta o legge avverte l’opportunità di segnalarne altra di più alto spessore. Nel caso di specie, però, le cose non stanno proprio così e non attengono alla normale proposizione di punti di vista diversi. Il benaltrismo (e l’ismo finale lo sottolinea) rappresenta la decisa e programmatica ricusazione di qualunque questione si venga a proporre: dall’altra parte ci sarà sempre e comunque il “ben altro” con la sua carica di rifiuto e di condanna senza appello. Un fenomeno dei nostri tempi e decisamente in crescita, specialmente quando venga avvertito come manifestazione di scaltrezza, avvedutezza, capacità critica. E in effetti il benaltrista, nell’atto della sua contestazione, tradisce nei tratti del viso o nelle espressioni verbali tutta l’autoesaltazione e l’intimo compiacimento per quella manifesta superiorità intellettuale. E non si sforza neppure di guardare alla reazione dell’interlocutore, secondo lui letteralmente surclassato dalla sua azzeccatissima trovata di genio.

Sul piano pratico sono fondamentalmente due le versioni benaltristiche. La prima è assoluta – rigida – monocorde, ancorata fortemente a una scelta fatta una volta per tutte, alla quale ci si ostina di restare fedele: nulla ha importanza al di fuori di quella certa questione. Indipendentemente da ciò che si va discutendo o che si decide, si ripeterà sino alla noia che ci sarebbe stato ben altro da fare, e a seguire la proposta di sempre, l’unico argomento che sembra degno d’attenzione: il segreto della ricchezza, della giustizia e della felicità.

La seconda versione è più morbida, mutevole nelle riproposizioni tematiche, non ferma ad alcuna questione prestabilita, ma egualmente implacabile nel negazionismo sistematico. Non vale mai la soluzione trovata e banale risulta il problema di cui si va discutendo, c’è sempre e comunque “ben altro” di più importante e urgente che avrebbe meritato la dovuta attenzione.

Nessuno sfugge alla morsa del benaltrismo, anche nella normale vita quotidiana e nei discorsi più informali. Una sera ne rimasi vittima io stesso tutte le volte che, incauto, cercavo di dare mie personali interpretazioni a noti fatti di cronaca di cui andavo discorrendo con l’ospite. Puntuale tornava a risuonare ad ogni mio azzardo l’implacabile replica, “il problema è un altro”, a stigmatizzare come sbagliata o superficiale o infelice la mia tesi. All’ennesima bocciatura notai con una punta di preoccupazione che cominciava a vacillare la mia logica, pur formatasi su solide fatiche di studi rigorosi, mentre iniziavano a venir meno le certezze sulle tante questioni che mi avevano assorbito negli ultimi anni. Fu allora che l’istinto di conservazione mi indusse alla prudenza. Rinunciai dapprima ad azzardare le ipotesi, poi a profferir parola, infine ad ascoltare. Recuperai presto serenità e sicurezze. E nella condizione di mistica atarassìa che presto mi prese scoprii improvvisamente l’esistenza del virus. Il virus benaltrista, che si va ormai diffondendo nelle strade e nelle piazze, nelle corti e nei palazzi, nei dibattiti e nei semplici colloqui tra i comuni mortali. E come accade per qualunque altro virus ci sono i colpiti e i portatori sani, i più ricettivi e quelli particolarmente resistenti. E per fortuna anche gli immuni, coloro che non soccombono, resistono e financo riescono a farsi beffe di ogni tentativo di contagio. Bene, quella famosa serata fu per me provvidenziale: scoprire il virus e vaccinarmene fu quasi simultaneo.

Ebbene, se vittima del benaltrista può essere uno qualunque di noi, particolarmente colpiti ne risultano i politici e gli amministratori di qualunque parte, dato che la battaglia politica impone fondamentalmente e prima di tutto lo svilimento di quanto fatto o detto dall’avversario. Che sbaglia e continua a sbagliare, che trascura i problemi importanti, che si perde dietro alle piccole cose, che sistematicamente non riesce a individuare i veri problemi della gente.

Nelle amministrazioni cittadine, di queste performance benaltriste, se ne colgono impagabili esempi, di entrambe le forme, ossia di quella caratterizzata da “fissità funzionale” e dell’altra mutevole e sfuggente.

Dinanzi ai più comuni problemi della città, cultura-ambiente-disagio – povertà-assistenza sociale-lavoro-sport-tasse-risparmio-sviluppo-turismo…- chi è in carica la sbaglia sempre. Il benaltrista rigido e coerente ripeterà che si doveva pensare al famigerato unico problema; il secondo scorrerà lateralmente il quadro dei vari settori, contestando regolarmente che si sarebbe dovuto fare ben altro. E in questo suo lateral pensiero non si preoccupa di verificare, di tanto in tanto, lo stato delle cose, non accorgendosi a volte di aver esaurito la mappa, di aver completato l’intero giro dei 360°, magari giungendo nel suo processo negazionista a proporre come degna d’attenzione la questione che era stata inizialmente “insignita” della prima demolizione.

E allora: cultura? No, ambiente; ambiente? no disagio sociale, e poi lavoro, sport, tasse,  risparmio, fino all’urgere dello sviluppo, del richiamo turistico, degli eventi, della cultura. E si ritorna dunque al capolinea, al punto da cui ci si era mossi, pronti ora a ripartire per un altro viaggio “a latere”: troppe spese per la cultura, si deve pensare all’ambiente, cresce il disagio tra la gente e…..così via.

Il benaltrista è implacabile. Non offre possibilità di scampo. Il suo è uno spirito falsificazionista a oltranza. Fondato su che? Sulla semplice falsificazione. Un criticismo senza via d’uscita. Senza proposte alternative. Senza proposte. Che non sarebbe certamente piaciuto a Popper che sulla falsificazione poneva le fondamenta per la ricerca della verità scientifica. Non considera probabilmente che una qualunque amministrazione di una qualunque città debba occuparsi di tutte le problematiche sopra indicate e certamente di qualche altra ancora, magari collocandole in una certa linea tassonomica. Che debba assistere i bisognosi, promuovere il lavoro, prodigarsi in ogni modo per evitare sprechi e cattivi investimenti, limitare al massimo la tassazione, valorizzare le risorse storiche e culturali e i beni paesaggistici, promuovere lo sviluppo del territorio e il turismo. E proporre soluzioni positive per ciascuna di queste questioni. Il suo è un criticismo assoluto. Che non accetta critiche. Che va preso così com’è. Altero, sicuro, distaccato il benaltrista riposa nelle certezze e non è mai dubbioso. Anche perché il dubbio, come insegna Descartes, comporterebbe un certo sforzo e il benaltrista non ha forza né voglia di fare sforzo alcuno. La risposta è lì accanto, “a latere”. Non richiede impegno di approfondimento o analisi, solo un movimento laterale, a destra o a sinistra, per richiamare, in qualunque occasione, la problematica utile al momento.

Il benaltrismo è forse pure una certa forma di senso critico, ma leggera, postmoderna, di tipo crepuscolare, semplice da assumere perché non affatica e non affanna. Ed è una forma inattaccabile, perché non deve dar conto di alcuna dimostrazione o prova a sostegno. E’ una forma di demolizione che non ha alcuna necessità di costruire; deve soltanto distruggere la tesi dell’avversario. Qualunque essa sia.

Quale sarà il destino del benaltrismo? Avrà successo? Farà proseliti?

Difficile rispondere. Per il momento, intanto, ha guadagnato l’attenzione dell’Accademia della Crusca e un posticino nel Dizionario della Lingua.

Le non poche manifestazioni nei social e nei dialoghi dotti gli danno sempre più spazio nella comunicazione sociale. Il “significato” si va consolidando; più che legittimo, dunque, l’ingresso ufficiale del “significante” nel lessico italiano.

Enrico Longo

4 thoughts on “Il benaltrismo – La Postilla n. 212

  1. ho letto tutto d’un fiato, e sono contento di averlo fatto oggi, in un momento di calma, dopo averla rimandata , la lettura, più volte.Grazie condivido senza nessun distinguo il tuo pensiero.lo rileggero’ ancora.Solo una piccola riflessione, dal mio punto di vista, il benaltrismo aiuta chi fa resistenza al cambiamento.Grazie ancora

    • Sì, credo che hai proprio ragione. Forse l’immobilismo non è al centro delle sue preoccupazioni, ma l’indisponibilità al confronto aperto e critico non favorisce l’approfondimento delle idee e funge quindi da freno alle prospettive di sviluppo.

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