La Città e il suo teatro – La Postilla n. 211

La Postilla 211 La città e il suo teatro

La Postilla n. 211 – La Città e il suo teatro

“La Postilla” n. 211 di Enrico Longo, editoriale di domenica 5 giugno 2016 dal titolo La Città e il suo teatro– Podcast audio a cura di Mauro Longo

LA POSTILLA N. 211

La Città e il suo teatro

La sua nascita per volontà di un cittadino facoltoso e illuminato, l’ergersi al centro del paese, strumento di apertura al mondo e alla cultura, motivo di vicinanza e di dialogo. E poi il lento declino, lo spegnersi della sua funzione formativa e sociale, il cedimento dinanzi alle multisale ubicate nei grossi centri o in luoghi nascosti, la fine e la triste dimenticanza dei tanti dalla corta memoria. E poi lì, dov’era il cinema, lo spazio vuoto o più spesso una serie di moderne e confortevoli residenze.

E’ la storia di tanti cinema di piccoli centri, raccolta come segno dei tempi e raccontata in amarcord da registi sensibili a cogliere i segni nascosti delle ansie e delle aspirazioni della gente, il bisogno di crescere, di trovare modi e tempi per ritrovarsi, per sentirsi comunità, per ricercare insieme le ragioni e le strategie di un progresso comune. Ce n’erano più d’uno nella nostra cittadina di questi preziosi luoghi d’incontro e d’inculturamento, uno definitivamente scomparso, un altro salvato dalla forza del sentimento, l’ultimo, il cinema Minerva, perduto per quasi trent’anni e oggi finalmente restituito alla città nella più impegnativa veste di teatro, ossia di luogo di fruizione e di produzione culturale.

A che si deve tale diverso e fortunato destino? Sicuramente a un legame affettivo mai venuto meno nella gran parte della cittadinanza, che ha sempre guardato con amore e un tantino di nostalgia a quell’edificio triste e tetro che giorno dopo giorno mostrava ulteriori segni del degrado e andava in rovina; e poi alla lungimiranza di due sindaci, di diversa appartenenza politica, che hanno saputo interpretare il sentimento popolare coltivando lo stesso proposito e la segreta speranza di poterlo un giorno restituire nella primitiva veste e funzione. Due sindaci e due amministrazioni che hanno compreso il valore della cultura per la crescita della città e che su di essa hanno saputo puntare, nonostante le difficoltà e gli ostacoli che non sono mai mancati nella storia politico-amministrativa della nostra cittadina, dove non sempre le spese per la cultura sono state ben viste e condivise. Il primo, dunque, ha trovato le risorse per l’acquisto; il secondo per il completo restauro. Due amministrazioni diverse e un comune obiettivo: l’ennesima riprova che gli importanti traguardi sono possibili soltanto nel segno della concordia e nel superiore interesse della città.

Due giugno, una giornata scelta a proposito, come dichiarato pubblicamente dal sindaco. E certamente per l’inaugurazione non poteva essere trovata una data migliore. Nel giorno della nascita della repubblica veniva celebrata la consegna al popolo galateo di una struttura funzionale a far vivere concretamente la vita democratica. E il teatro in tal senso è mezzo di assoluto pregio, in quanto offerta e produzione culturale, apertura alle opere dei grandi, esposizione ai valori e alla bellezza. E’ luogo d’incontro e di crescita nella consapevolezza e nel senso critico, nell’affinamento della dimensione estetica e nella profondità del pensiero. Una risorsa importante per i giovani, per i cittadini, per le associazioni, per le scuole: per chi crede che lo sviluppo di un territorio non può prescindere dalla generale elevazione culturale dei suoi cittadini.

Non sono mancate, com’era quasi ovvio attendersi, le contestazioni e le critiche. Se ne sono dette tante e poi tante e i social ne sono stati cassa di risonanza. Non starò qui a raccogliere giudizi e sentenze, sinceri o meno, spontanei o indotti, che sono comunque ascrivibili al sacrosanto diritto di esprimere un’opinione, anche la più sgangherata, in assoluta libertà.  Diverso è, invece, il giudizio nei confronti di quanti rivestono una certa responsabilità sociale, che rappresentano un partito o un’associazione, ai quali si richiederebbe, pur nel diritto di critica, un minimo di equilibrio e di misura. Ebbene da parte di alcuni di questi sono stati superati perfino i limiti del buon senso.

Tralasciando comportamenti ed espressioni a dir poco disgustosi, sono piovute, nei confronti del sindaco, accuse di autoritarismo e di affronto alla democrazia, di ingiustificabile spreco del pubblico denaro in un periodo di crisi, per opere di nessuna importanza sociale. Stridenti con la realtà, ingiustificate e gravi tali espressioni che sanno tanto di maldestro tentativo di abbozzare una politica di opposizione che si regge sul nulla. E in effetti, se di qualcosa ci si deve preoccupare nella nostra cittadina non è certo dell’autoritarismo di un sindaco che vive tra la gente e che sulla socialità basa le fondamenta della sua azione amministrativa, quanto invece dell’assenza di una proposta alternativa credibile da parte di chi aspirerebbe a proporsi come competitor. Non è con le chiacchiere che si può conquistare la gente, che di parole ha piene le tasche, e le offese sui social o sui manifesti hanno quasi sempre l’effetto del boomerang: rappresentano, a ben vedere, il più efficace spot a vantaggio di chi si intenderebbe colpire. Per quanto riguarda poi il giudizio sull’entità e l’opportunità della spesa, bisognerebbe essere meno distratti e “leggere” attentamente la realtà sociale della nostra cittadina, cercare di comprendere l’interesse diffuso nelle scuole e tra i giovani per le attività teatrali, la loro centralità all’interno dei curricula scolastici. E dietro le scuole, si badi bene, ci sono le famiglie che investono sul futuro dei figli, c’è l’intera cittadina che scommette sul suo futuro.

Ho partecipato allo spettacolo “E’ viva la scuola” tenuto dagli studenti e dai docenti della scuola media del secondo polo. E l’ho fatto secondo il mio solito, con la dovuta attenzione e con l’intento di “leggere” oltre la semplice apparenza e le performance degli attori. E vi ho letto di una scuola veramente “viva”, animata da docenti appassionati al proprio lavoro che hanno saputo conquistare il cuore degli studenti oltre che alimentare le loro intelligenze. E lo hanno fatto anche attraverso la pratica del teatro, parte non estemporanea e non marginale del progetto formativo. E per l’occasione, nessun alunno è stato escluso, mentre docenti e collaboratori scolastici si mostravano uniti nel segno della comunità educante, raccolta “nel e intorno” all’esibizione degli studenti. Lo spettacolo? Teatro allo stato puro. Movimento- luce–suono – colore gli elementi simbolici esteriori; coordinazione-integrazione-inclusione le suggestioni formative che sintetizzavano il lavoro educativo di un anno.

Uno spettacolo molto apprezzato, al quale ha preso parte l’intera giunta cittadina e nessuno dei supercritici, evidentemente colpiti da idiosincrasia per tali esperienze; manifestazioni identiche si vanno tenendo in tutte le scuole, alcune delle quali hanno costituito veri gruppi ad hoc e previsto programmi annuali di rilevante interesse. Giorni addietro l’Unitre ha tenuto un’interessantissima rappresentazione teatrale conclusiva dell’attività annuale, per la quale ha chiesto la disponibilità del salone della scuola G. Susanna, prontamente concessa per la generale sensibilità verso tali esperienze. Anche in questa occasione sono state notate le presenze e le assenze. Mi fermo qui.

Che dire, infine, della cerimonia, che qualcuno ha voluto assimilare alle sfarzose e, in un certo senso, provocatorie esibizioni degli anni Sessanta in occasione dell’apertura della Scala? No, in questo caso niente abiti sfarzosi, né ostentazione di ricchezza o di blasone, che nessuno poteva esibire. Persone normali, invece, più o meno acculturate, delle più diverse estrazioni sociali e politiche, che si apprestavano a occupare delle poltroncine non placcate in oro e non ornate di pietre preziose, più o meno comode, più o meno confortevoli. Comprendo comunque la delusione di quanti non hanno potuto accedere per la fatale legge dello spazio e dei numeri e ascrivo tale stato d’animo a quell’amore per la città che è molto più diffuso e profondo di quanto non si vuol lasciare intendere. Anche per questo La Postilla si è sobbarcato il non lieve impegno di riprendere l’intera serata. Una cerimonia sobria, fine, intelligente, figlia della sapiente mano del giovane concittadino al quale è stata assegnata la direzione artistica del teatro. Protagonisti la musica e le parole di tre grandi galatei: Ercole D’Andrea, Giuseppe Susanna, Antonio De Ferrariis.

Il teatro è dunque realtà, un altro passo importante sulla via dello sviluppo si è compiuto. Adesso il pensiero va al castello di Fulcignano, per il quale un altro sindaco ha mosso i primi passi acquisendone al comune la proprietà. Ci sarà certamente tanto da fare, una importante e complessa attività progettuale e spese non indifferenti. Intanto, tra un paio di mesi potremo rivedere il santuario del SS. Crocifisso libero dalle transenne e completamente ristrutturato. E avremo probabilmente l’occasione per ritrovare la concordia e gioire insieme per un’opera che tutti attendiamo da sempre. Bene, cerchiamo di conservare tali sentimenti di collaborazione e di solidarietà nel percorso che ci porterà al recupero del castello, che in un clima disteso e di sana critica costruttiva potrebbe risultare meno problematico e lungo.

     Enrico Longo

6 thoughts on “La Città e il suo teatro – La Postilla n. 211

  1. Caro Direttore,
    nessuno si lamenta che il Comune di Galatone, grazie ai sindaci Orazio L. Vaglio, Franco Miceli e Livio Nisi, abbia rispettivamente acquistato il Teatro Minerva, il Castello di Fulcignano ed ora restaurato e riattivato il sopracitato cine-teatro. Tuttavia, soprattutto per le ultime gesta, est modus in rebus! Al netto di esasperate critiche da un lato e di eccessive enfasi dall’altro, restano sul tappeto (riavvolto e abbandonato all’ingresso come inerto di indifferenziata) alcuni fatti reali e non trascurabili. In primo luogo la voluta omissione -nei discorsi tenuti dal Sindaco e dall’Assessore al ramo- di Nano Calabrese, “quello del Cinema”, e dei suoi collaboratori che con la loro passione e dedizione avevano coltivato e reso possibile il culto del Cinema a Galatone. In secondo luogo, la deliberata esclusione di quei cittadini di via Caldarelle e di via Diaz che nei tre anni di restauro avevano patito non poco i disagi loro procurati dal continuo ingombro di impalcature e mezzi. In terzo luogo il mancato pass per cine e foto operatori non graditi. (E non mi si venga a dire che altri fotografi ed operatori invitati erano tutti “professionalmente” a posto). Una ricostruzione puntuale delle vicende dovrebbe riconoscere che le ombre non provengono solo da chi -seppur in buona fede- si lascia concupire dalle tentazioni demagogiche ma provengono anche e soprattutto dal modo autoritario (non certo autorevole) dell’attuale primo cittadino di condurre l’amministrazione e di gestire i soldi pubblici, molto refrattario nel DAR CONTO in Consiglio Comunale e altrove ai propri cittadini. Ad alcuni risponde, ad altri, soprattutto se non gli lisciano il pelo, nega l’interlocuzione e addirittura il saluto. Si tratta di un argomento che merita un più dettagliato approfondimento ed un più ampio confronto.!
    Speriamo di poterlo fare quanto prima
    Francesco Martucci
    già consigliere comunale
    Presidente Centro Studi Arpa

  2. Buongiorno Direttore,
    in merito al Suo suddetto articolo, mi trovo coinvolto, soprattutto moralmente, a “le contestazioni e le critiche…, anche la più sgangherata in assoluta libertà.”
    Il buon senso “superato”… come Lei stesso dice non è stato mai superato, poichè secondo me non ce n’è mai stato. Il RISPETTO e la COERENZA delle parole dette alle Associazioni da parte del primo cittadino vengono prima di tutto e davanti a tutto!!!
    Si può criticare, e questo ho fatto io, quando non vengono rispettati gli impegni presi.
    La critica, se ben letta, può favorire tutti; in merito ai toni “spontanei o indotti”, “di equilibrio e di misura”, “disgustosi” o altro, credo che siano solo il frutto del seminato.
    L’ inaugurazione del Nuovo Teatro mi inorgoglisce e mi onora di avere come cittadino di Galatone questa ricchezza, m’infastidisce sicuramente il Suo articolo parziale.
    Sono tranquillo in merito alla mia “idiosincrasia”, i fatti (grazie anche a La Postilla), dicono il contrario. L’ Associazione, di cui mi fregio di appartenere, evidenzia e sostiene in grande la Scuola, non solo con le Borse di Studio durante la Festa della Donna, ma anche nel quotidiano seguendo da vicino nelle ore ricreative il linguaggio e gli atteggiamenti dei ragazzi. “Le presenze” con certi atteggiamenti saranno purtroppo sempre di meno a scapito del “le assenze” , ma visto che si vuol fermare qui… rispetto la Sua scelta.

    I miei migliori saluti, Roberto Romano

    • Gent.mo Roberto Romano, Non comprendo per quale ragione si sia sentito coinvolto nelle mie parole che hanno ben precisi riferimenti a ben precisi fatti, che hanno indubbiamento superato i confini del senso di responsabilità. Cosa, non solo secondo me, da evitare perchè contraria all’interesse generale. Chi ama Galatone e vuole il suo progresso non può non apprezzare quelle strategie indirizzate al recupero e alla valorizzazione dei suoi tesori naturali e culturali. Vengano da destra o da sinistra o da qualunque altra direzione. Ancora meglio se frutto di intese e di concordia. Non crede?
      Cordialmente
      Enrico Longo

      • Carissimo direttore buongiorno,
        sono arrabbiatissimo, naturalmente non con Lei, ma dagli atteggiamenti subìti da parte del Sindaco verso la mia Associazione.
        Probabilmente come afferma, l’interesse generale si raggiunge con il frutto d’intese e concordia ed è quello mi creda che ho sempre sostenuto.
        Le strategie atte a raggiungere il fine, da parte mia non devono MAI ledere o nuocere a nessuno, anzi devono essere “sinergie” (tanto propagandate!) e canalizzate nella stessa direzione appunto del bene comune.
        La stima che ho nei Suoi confronti è remota e viene da lontanissimo, fin dalle scuole elementari, ho ben incastonati quei VALORI che la mia maestra Sig. ra Prastaro/Personè, la Sig. ra Moro e Lei in qualche ora di supplenza siete riusciti ad insegnarmi.
        Lo sfogo su facebook da parte mia, e la risposta di ieri, va soprattutto nella direzione di tutelare quei VALORI, mai da barattare e sempre da onorare.
        Le intese e concordie si trasmettono con i fatti e con l’ascolto, spesso ahime! mancante.
        Ieri sera guarda caso il destino ha voluto che chiudendo l’Associazione incrociassi il Sindaco e rispondendo al mio cenno di saluto, s’è volatizzato nella direzione opposta… gli avrei tranquillamente suggerito di venirLa a trovare… magari farà ancora in tempo a trasmettergli quei VALORI che s’insegnano alle elementari: il RISPETTO !!!
        Mi scusi lo sfogo, magari privatamente se lo vorrà, Le esporrò il mio completo pensiero frutto di troppi raggiri subìti.
        Buona giornata direttore, La ringrazio per l’opportunità del confronto e della critica, intesa solo ai fini della crescita dei VALORI non solo culturali.

        Le rinnovo i miei migliori saluti, Roberto Romano

  3. Carissimo, consentimi di iniziare così, dal momento che mi richiami ricordi bellissimi e indelebili, come quelli della scuola. Ti comprendo e condivido i tuoi sentimenti e il risentimento nei confronti di chi non mostra il dovuto rispetto per una funzione, come quella di dirigere e animare un’associazione, che per me è uno dei più alti compiti che una persona può assumere. Si tratta, nel caso di specie, di rapporti privati, a me non noti, sui quali, naturalmente non intendo entrare. Da mio figlio ho saputo che sei il presidente dell’Inter club, un club sportivo che ha sempre incarnato al meglio i valori dello sport, non del tifo, e che si è sempre particolarmente distinto in meritorie iniziative educative e sociali. Tanto, ma proprio tanto lontano dalle critiche che avevo sentito la necessità di esternare nella mia ultima postilla. Sono contento di condividere con te e i soci del tuo club lo spirito civile e sociale e l’etica dell’impegno comune. Questi sono valori fondamentali per contribuire a costruire, sinergicamente e nella condivisione, una società più aperta, solidale e democratica. Grazie per le tue parole che sono motivo di conforto per me e di coraggio a proseguire nello spirito e nei programmi della nostra webtv, che non ha assolutamente alcun fine materiale e di egoistico vantaggio e che invece comporta, soprattutto per Mauro, fatica e impegno continuo. Scusami se ti ho dato del “tu”, me lo sono permesso soltanto in nome di quella scuola, che tui hai evocato e che mi ha irresistibilmente trasmesso una serie di positivi ricordi e di gradevoli sentimenti.
    Un abbraccio
    Enrico Longo

  4. Caro Direttore,
    mi stupisce molto che una persona attenta, colta e sensibile come Lei liquidi argomentate e serrate critiche di più cittadini (in modo particolare di Roberto Romano) come fatti di natura privata. Sta completamente fuori strada. Le incomprensioni private si aggravano e/o si sciolgono con ben altre dinamiche: basta, per esempio, non frequentarsi più. Ma quando gli arbitrii, le arroganze e le prepotenze riguardano i soldi e le strutture dei cittadini non sono più fatti privati, bensì eminentemente pubblici, seppur il primo cittadino sia aduso a trattare i beni di tutti come oggetti suoi personali. All’inizio stentavo a credere ai miei stessi occhi, non mi capacitavo che i comportamenti del Sindaco Nisi provenissero dal medesimo dirigente politico da me conosciuto, stimato e sostenuto senza risparmio per ben 6 anni. Ma poi mi sono dovuto arrendere all’evidenza. E ne ho tratto le dovute conseguenze. Altri, invece, preferiscono abbozzare, far finta di niente, illusi che l’iperattivismo egocentrico conduca a qualche prospettiva costruttiva per la nostra amata Comunità. Purtroppo non è così. Il bando promosso dalla Fondazione Con il Sud, per esempio, è sfumato per Galatone ed è invece stato vinto da un sito poco distante dalla Città del Galateo, con minor pregio artistico, ma altresì meno ostacolato dall’ingombro paralizzante di un “Sindaco miles gloriosus” proteso solo a militarizzare con proprie pedine ogni spazio possibile ed immaginabile, nonché a stravolgere ogni ricco anelito progettuale in una miserrima passarella pre-elettorale. Mi spiace denunciare tutto ciò. Ne farei volentieri a meno, ma occorre sempre e comunque riconoscere la realtà vera e concreta, al di là dei propri piaceri e/o dispiaceri.
    Cari saluti intrisi di sempreverde stima,
    Francesco Martucci
    già consigliere comunale
    Presidente Ass. Centro Studi Arpa

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