Oltre ogni avversità – La Postilla n. 210

Oltre ogni avversità - La Postilla n 210

Oltre ogni avversità – La Postilla n. 210

“La Postilla” n. 210 di Enrico Longo, editoriale di lunedì 9 maggio 2016 dal titolo “Oltre ogni avversità “ – Podcast audio a cura di Mauro Longo

LA POSTILLA N. 210

Oltre ogni avversità

E’ successo di tutto in quest’ultima edizione della Festa del SS.Crocifisso. Protagonista il maltempo, anzitutto, che ha sconvolto i piani degli organizzatori, costretti a studiare gli opportuni rimedi perché i festeggiamenti potessero comunque avere un normale svolgimento. Il budget ridotto, già segnalato in sede di presentazione, veniva ulteriormente appesantito dalla decisione della curia di eliminare definitivamente l’asta della solidarietà, che da sempre rappresentava motivo di attrattiva e di curiosità, oltre ad offrire un prezioso tesoretto per impinguare le sempre deficitarie casse. Un certo contenimento delle spese si rendeva, dunque, necessario e da qui la rinuncia al cantante insieme a qualche taglietto qua e là nei motivi estetico-coreografici. A causa della pioggia, poi, s’imponeva la necessità di spostare di qualche giorno il prosieguo dei festeggiamenti, già iniziati con i riti religiosi e la prima imponente manifestazione civile.

Piccole cose, tutto sommato, dovute peraltro a oggettive difficoltà, sufficienti però per dare fiato ai gufi, scatenare le ire degli esteti dal palato fine e degli intellettuali pronti a rigare con la “matita blu” ogni pur minima trasgressione dei canoni consolidati. Se qualche lucetta in meno e l’assenza del cantante potevano apparire come l’inizio del declino, la rinuncia all’asta sembrava segnare addirittura una tragica perdita d’identità. Non la prima, si diceva, e non l’ultima. E giù le critiche di ogni genere. Il campo di battaglia, come al solito, erano le pagine dei social, dove si avviava una campagna denigratoria senza fine che vedeva soprattutto il Comitato sul banco degli imputati. Esso il responsabile di tutto: del budget ridotto, della fine dell’Asta, delle lucine mancanti, della stessa pioggia, che, in tempi di complottismo, a qualcuno appariva quasi una maledizione del cielo. E così per qualche giorno si è detto e scritto di tutto, rovesciando sugli organizzatori ogni forma di accusa e di contestazione.

Questo accadeva nei giorni che precedevano i festeggiamenti veri e propri. Nei giorni successivi, nel mentre si accendevano le luci e si aprivano le baracche, si cominciava a prendere atto, almeno tra le persone di buon senso, che tutto sembrava andare secondo logica e necessità e che quanto appariva non era certamente così tetro come si era temuto: iniziavano a cambiare gli umori, si attenuavano le critiche, si ritornava a pensare alla pioggia come a un semplice fenomeno atmosferico. I giudizi di condanna lasciavano via via il posto a commenti più prudenti, che diventavano positivi e infine entusiastici. E il tanto bistrattato Comitato dalla polvere finiva sugli altari. Un lavoro encomiabile, s’è iniziato a dire, scelte doverose e azzeccate, un positivo sodalizio con commercianti e artigiani, con associazioni e privati, un programma serio e importante che ha soddisfatto le esigenze di tutti, dei giovani e dei meno giovani, degli esteti e dei palati fini. Sotto sotto, forse anche quello dei gufi più irriducibili.

E si tornava al vero significato della festa, molto ben sintetizzato nel depliant di presentazione: “la festa del nostro paese si tinge di musica, tradizioni, cultura e folklore, senza dimenticare il suo aspetto religioso, vero fondamento dei festeggiamenti del Santissimo Crocifisso.” Parole chiare, significative che racchiudevano il senso più autentico della festa e ne indicavano i motivi centrali. Fede – laboriosità- creatività, i nostri veri tratti identitari, che, per l’appunto, hanno rappresentato il “clou” e il collante di una manifestazione che soltanto all’osservatore superficiale poteva sembrare rabberciata o decadente.

Nell’anno della Misericordia nessuna migliore anteprima sarebbe stata possibile rispetto a quella che si è di fatto verificata. Nella settimana che precedeva la festa la comunità ha festeggiato tre giovani che avevano scelto di seguire la via del sacerdozio. Grande testimonianza della fede, che è propria della gente galatea, che si è stretta numerosa intorno ai giovani e alle loro famiglie. E nei giorni a seguire, tanti momenti di spirituale partecipazione: l’ora dei Miracoli, la sentita preghiera collettiva del popolo galatonese raccolto nella Chiesa Madre; la traslazione della statua del Crocifisso nella sua sede naturale e, infine, la processione, interminabile e imponente come sempre, composta e silenziosa lungo il nuovo itinerario che attraversava anche l’intero borgo antico.

S’era iniziato, con i festeggiamenti, già alla vigilia della festa, nella giornata del primo maggio, con un appuntamento molto atteso e ormai tradizionale, dedicato alla più radicata tradizione galatea e salentina: uno spaccato significativo del lavoro dei nostri avi, di quel mondo contadino che ha trovato nel cavallo il più prezioso compagno nelle quotidiane fatiche. La sfilata folkloristica, che si deve alla nobile associazione “Amici del cavallo” e al suo attivissimo presidente, ha attraversato, ordinata e armonica al limite della perfezione, l’intera cittadina, preceduta dal gruppo delle bambine di “Galatone pizzicata”, con le leggiadre formatrici e un gruppo delle loro maestre delle scuole primarie del secondo polo.

Il corteo ha concluso l’itinerario nella piazza Pertini, il salotto di “Punto Danza”, scuola di eccellenza nel campo della coreutica e, tra l’altro, anche della pizzica salentina.

Importanti e suggestive le parole del conduttore che ha spiegato il significato simbolico della sfilata, raccontando come lungo il tragitto seguito dal corteo un tempo sfilavano i cavalli con i loro traini ricolmi di uva, che veniva condotta alla  cantina sociale, che si trovava, appunto, presso la piazza scelta come punto d’approdo.

La creatività e il genio hanno trovato spazio nelle tante esposizioni di artisti, di associazioni e delle scuole di ogni ordine e grado della città.

Galatone in miniatura, opera del maestro Antonio Musardo, ha letteralmente incantato i visitatori. Si tratta di un vero capolavoro, degno certamente di essere parte del costituendo sistema museale, che già conta sulle straordinarie opere leonardesche. Preciso, fedele all’originale, riproduce l’intero centro storico e ne dà chiara l’idea della perfetta regolarità geometrica. Un finissimo lavoro, frutto di mani d’artista e di amore profondo.

Ho ammirato i prodotti di “Galatone in fiore”, incredibili riproduzioni con i più disparati materiali e ho seguito in diretta i lavori dell’”Infiorata”, con la solita partecipazione di docenti, genitori e allievi delle scuole cittadine e di Caledda, che si colloca ormai tra le più importanti associazioni del settore in campo nazionale. Ottimi, come al solito, tutti i lavori, ispirati al tema della “Misericordia”, per gli aspetti tecnici e la scelta dell’idea.

Qualche appunto, in merito a questa manifestazione, però va fatto agli organizzatori. L’Infiorata, giunta all’ottava edizione, avrebbe meritato una sede meno disagevole e meglio protetta dalle intemperie. In effetti quest’anno non è stato possibile ammirarne a lungo i lavori, come accadeva negli anni passati, perché la location era esposta ai venti e alla pioggia. I lavori, vere opere d’arte, hanno avuto vita breve, subito devastati e spazzati via. Voglio pensare che la sede fosse di fortuna per impreviste necessità e augurarmi che per il futuro si vorrà tenere conto dell’importanza della manifestazione e del richiamo che esercita tra i galatei e i numerosi visitatori che, per vederla, accorrono da ogni angolo della provincia.

Dicevo di un finale in crescendo dopo i mugugni e le critiche, del notevole successo, nonostante le oggettive difficoltà, per un Comitato che finiva col raccogliere solo consensi e apprezzamenti. Felicissima si manifestava la decisione di sostituire il cantante con il “Festival Bar Italia”, che ha entusiasmato le migliaia di giovani venuti da tutta la provincia. E provvidenziale la partecipazione del gruppo “Musica noscia” che ha letteralmente mandato in estasi. Un’indimenticabile serata all’insegna della salentinità, con tanta bella musica e ottimi interpreti. Un gruppo di cantanti che ben rappresenta la cultura salentina, che può e deve esportare in ogni angolo della penisola.

Va in archivio, dunque, una delle più travagliate edizioni dei festeggiamenti del SS.Crocifisso e si chiude con un successo all’inizio insperato ma poi sicuramente più che meritato, perché costruito nella saggezza di una oculata programmazione, che si è avvalsa di un costume collaborativo significativamente diffuso, che ha visto una importante partecipazione degli sponsor, la disponibilità del mondo del lavoro, di artisti, delle scuole e di tutte le associazioni, di una socialità che da qualche tempo trova riconoscimento e ruolo nelle attività cittadine di particolare rilievo. E’ stato questo, credo, il vero segreto del buon esito. Un risultato che potrà risultare inspiegabile soltanto per chi non crede che la volontà, l’impegno comune e l’amore per la Città rappresentano sempre la più sicura garanzia di successo. Oltre ogni avversità.

Enrico Longo

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