Se lo vuole la Città – La Postilla n. 208

Se lo vuole la Città - La Postilla n. 208

Se lo vuole la Città – La Postilla n. 208 

“La Postilla” n. 208 di Enrico Longo, editoriale di mercoledì 23 dicembre 2015 dal titolo “Se lo vuole la Città” – Podcast audio a cura di Mauro Longo

LA Postilla n. 208

Se lo vuole la Città

E come in sogno mi son trovato immerso nella città a lungo pensata: il luogo dell’arte, della storia, della cultura.

La città capace di mostrarsi nella sua veste più acconcia, nella geometrica solennità di un centro storico restituito a nuova vita, con i palazzi e i monumenti che finalmente si mostrano in tutta la loro bellezza.

Dalla strada mi fermo a guardare il frantoio e un fremito mi coglie, di orgoglio e di rabbia insieme, sentimenti che solo chi ha seguito le “postille” degli ultimi anni può comprendere. Per lungo tempo abbandonato nel più colpevole oblio, vile deposito di materiali e cartacce, oggi è uno dei luoghi più degni di rappresentare il lavoro, l’arte e la creatività dei galatei. Di ieri e di oggi.

I lavori leonardeschi, per anni pellegrini senza fissa dimora, vi trovano la sede più degna, a comporre uno dei siti ormai più interessanti e noti dell’intero Salento. I tantissimi visitatori ne restano regolarmente incantati, e personaggi dal fine palato, come Vittorio Sgarbi, Mario Giordano, Osvaldo Bevilacqua, gli attori e gli stilisti di “Notte Glamour”, non hanno alcuna remora nel manifestare ammirazione e stupore per una realtà di straordinaria bellezza. Chi non potesse trovare occasione per poterlo ammirare da vicino, può oggi farsene un’idea rivedendo la puntata di “Sereno Variabile” che lo ha ripreso da ogni angolazione.

Piazza SS. Crocifisso mi si presenta nella solita bellezza, con i due manufatti che si specchiano tra loro e la Torre, nel mezzo, che pare volerli gelosamente proteggere ospitando la storica Pro loco cittadina.

Ma non sono gli edifici, per quanto nobili e illustri, questa sera, gli attori protagonisti; essi si offrono semplicemente come sfondo, cornice, coreografia.

La sfilata in costume, al suono delle fanfare, annuncia la festa che sta per iniziare. Il corteo si ferma dinanzi al palco della piazza principale dove, tra le musiche del maestro Gira, scorrono le immagini, sullo sfondo.

Il saluto del sindaco, dell’assessore alla cultura e infine del coordinatore, il m°Antonaci.  “Quaranta associazioni si sono offerte di partecipare” – dichiara – e anche qui un sussulto mi viene spontaneo, al ricordo di quando associarsi sembrava quasi ordire un complotto.

All’annuncio del titolo, “Galatone in corte”, si comprende subito chiaramente chi sono i protagonisti della serata. Sono le persone, l’enorme folla di gente che occupa ogni angolo delle strade e delle piazze, le associazioni, le scuole, gli artisti, gli espositori. E’ la città nel suo insieme che finalmente si ritrova, unita e solidale, nell’ammirare quanto si va dipanando intorno, che vede protagonisti bambini e adulti, alleati nell’impegno comune.

Nella fantasmagoria di luci e suoni non si sa dove volgere lo sguardo. Canti, danze, drammatizzazioni e mostre degli alunni delle scuole cittadine, la “Luce della pace di Betlemme” portata in piazza e custodita dalla Comunità Scout del gruppo Masci, mostre di artisti, momenti di poesia e letteratura, presentazione di libri. Appena fuori porta, le ricche e accattivanti bancarelle dei mercatini.

I bambini guardano affascinati l’altissimo personaggio sui trampoli che si lascia fotografare. E’ anche per loro la festa; soprattutto per loro.

Una città diversa appare, ancora una volta, la nostra Galatone, dove non è colpa grave l’associarsi e dove l’estro e la creatività dei singoli non sono più guardati con sospetto. Una città dove si vanno rompendo, una dopo l’altra, le barriere dell’individualismo, mentre, ogni giorno di più, si scopre il gusto di collaborare, di costruire, di darsi comuni obiettivi.

Come mai tutto questo? A chi se ne deve il merito?

Difficile rispondere, anche se subito verrebbe da pensare al cambiamento, che appare netto, nei rapporti tra amministrazione cittadina e gruppi sociali.

Dove ieri c’erano indifferenza e chiusure reciproche, oggi si registrano aperture e comprensione, e in non poche occasioni significative collaborazioni e sinergie operative.

Può tanto certamente la politica nelle cose di questo mondo e imprescindibile risulta l’impegno degli amministratori, che si vuole onesto e illuminato, per far fronte alle esigenze e ai problemi della comunità. Spesso però tutto ciò non basta e una virtù aggiuntiva si impone, specialmente nei periodi particolarmente difficili. E’ il momento allora di guardare oltre, di cercare alleati, di scoprire quanto possa risultare importante il coinvolgimento della cittadinanza.

Ed è quello che sempre più chiaramente si rileva guardando con la necessaria obiettività agli avvenimenti di questi ultimi mesi, durante i quali, pur tra qualche sbandamento e oscillazione, da parte della Giunta si è cercato di tessere un legame sempre più fitto con l’associazionismo cittadino nel programmare eventi o nell’imbastire progetti anche di un certo spessore. Sindaco e assessori hanno incoraggiato costantemente la partecipazione, dando ruolo e spazio operativo ai gruppi e ai singoli.

Tutti protagonisti e liberi di dare sfogo all’estro e alla creatività, di sentirsi parte, di condividere un sentimento di appartenenza che è solidarietà e voglia di fare insieme, di mettersi al servizio, di dare il proprio personale contributo alla buona riuscita del comune progetto. Che è fondamentalmente volto al recupero della propria cultura antropologica, delle radici che tutti ci rendono uniti, al di là delle personalissime idee e dei particolari convincimenti.

Ecco spiegati, dunque, la generale risposta della socialità, la grande partecipazione di pubblico, il dilagante entusiasmo, la magica atmosfera che si respirava nel corso dell’intera serata. Si godeva di uno spettacolo inconsueto e si avvertiva uno strano senso di solidarietà diffusa.

 E’ questo, probabilmente, il più significativo merito dei nostri amministratori: l’aver compreso per tempo che è cosa incauta e sbagliata pretendere di poter fare da soli. Hanno saputo guardare al di fuori del palazzo, puntare sulla socialità, invocare la collaborazione delle associazioni, valorizzare il genio dei singoli: la via che ho sempre ritenuto la più indicata nel percorso virtuoso che si vuole seguire.

“Sortirne insieme è la politica”, era il motto di un grande fiorentino, che non giustificava nel mondo degli uomini egoismi, antagonismi e chiusure reciproche, destinati soltanto a creare lacerazioni, ingiustizie e immobilismo sociale.

Non possono esistere maggioranze e opposizioni dinanzi al superiore interesse della città, che deve invece rappresentare ragione sufficiente per trovare significativi punti di convergenza pur nelle legittime differenziazioni ideologiche e programmatiche. Le divisioni preconcette e la demolizione sistematica dell’avversario non sono utili alla gente e aggravano anziché risolvere i problemi.

Tutto è invece possibile nel confronto aperto e nella condivisione.

E’ questo il monito che va tenuto costantemente presente soprattutto se si coltivano progetti ambiziosi.

 Se lo vuole la Città tutto diventa più facile e gli ostacoli, immancabili in ogni percorso, finiscono magicamente per appianarsi.

Enrico Longo

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