IL GATTO INNAMORATO

IL GATTO INNAMORATO di Antonio Resta

IL GATTO INNAMORATO di Antonio Resta

IL GATTO INNAMORATO

Nella stagione degli amori, un gatto emetteva dei tutt’altro che melodici lamenti che, per lui, erano messaggi d’amore, per chi era costretto ad ascoltarli, invece, costituivano dei veri e propri tormenti che, oltretutto, specie la notte, non permettevano di riposare.

 Non era la prima volta.

Ogni anno, a una data più o meno stabilita, il gatto inviava il suo straziante messaggio di innamorato: ogni anno,  insomma, per dirla con linguaggio umano, prendeva una “cotta” e, siccome il fenomeno si ripeteva, in conclusione, si poteva parlare, a ragione, di una continua…ricotta!

Le reazioni erano le più svariate e andavano dal richiamo verbale, normalmente ignorato, al lancio di oggetti di vario genere e di provata consistenza: preferiti questi ultimi…

Quello più usato, forse perché a più facile disponibilità, era la scarpa. E il nostro micio, come risposta alla sua richiesta di una compagna, con intuibile sorpresa, si trovava davanti un oggetto di tutt’altro genere: oltretutto, normalmente “usato”.

Non raramente il lancio era andato a segno e non era il caso, pensava, di esporsi a un tale ripetuto pericolo.

Aveva adocchiato un edificio con all’ingresso la scritta: “Carmelitani scalzi”: quale occasione migliore per sceglierlo come luogo sicuro, lontano da quell’odiato oggetto che lo aveva raggiunto in diverse circostanze, costringendolo a interrompere il suo invito amoroso?

Detto, fatto. Gli si collocò davanti e cominciò il suo lamento, aspettando che la sua tormentata richiesta andasse a buon fine: quello per cui lo faceva e che, ed era quanto, logicamente, desiderava.

Si vede che i frati di quel convento erano proprio seccati e che il nostro micio innamorato non era stato il solo a leggere quella scritta, tanto invitante, quanto a conti fatti, si rivelò ingannevolmente rassicurante.

Fatto si è che, appena aprì bocca, non aveva ancora finito di emettere il primo miagolio, che si vide arrivare addosso una scarpa peraltro “conformata” e proporzionalmente pesante.

Non gli rimase altro che volgere il proprio deluso sguardo su quella scritta e annotare, esclamando mestamente: bugiardi!…E meno male che c’è scritto scalzi!…

Mi venne da fare una sconsolata riflessione, che vi comunico, a caldo, frutto di quell’esperienza vissuta personalmente.

Non credete alle targhette lucidate che spesso, se non sempre, sono affisse all’ingresso degli ambienti di lavoro di qualsiasi genere, con la sequenza di titoli che vi sono impressi. Non credete ai biglietti da visita, stampati su carta patinata, anche qui, con la “grandinata” di titoli, spesso solo onorifici, che vi sono impressi e che, ipocritamente, cancelliamo nell’atto di inviarlo.

Forse, in nome di una falsa umiltà, è l’atto più vero che compite.

A ben riflettere, tuttavia, vi viene risparmiato l’imbarazzo di dover cancellare un titolo, il fondamentale, quello che nessuna università vi può conferire, perché, nell’elenco, neppure vi appare, quello di UOMO…anche per le donne!

Antonio Resta

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