Le strisce salvifiche – La Postilla n. 207

Le strisce salvifiche - La Postilla n. 207

Le strisce salvifiche – La Postilla n. 207 

“La Postilla” n. 207 di Enrico Longo, editoriale di martedì 3 novembre 2015 dal titolo “Le strisce salvifiche” – Podcast audio a cura di Mauro Longo

La Postilla n. 207  

    Le strisce salvifiche      

Una conferenza stampa per illustrare “il progetto” delle soste a pagamento. Vi partecipo nello spirito della nostra linea editoriale, come “voce libera”. Libera da appartenenze o inclinazioni politiche, da sudditanze o da condizionamenti di alcun genere, da interessi personali o da conflitti d’interesse. Come dev’essere sempre e in ogni occasione. Specialmente se si ha la pretesa di divulgare le notizie e di voler fare informazione.

Una conferenza a cose fatte, però, nell’attesa forse che i cinque informatori locali facessero da sponda a quello che si era da subito manifestato, non solo ai miei occhi, ma anche a quelli di migliaia di abitanti dei social, come l’ennesimo scippo ai danni del cittadino. Uno scippo in salsa postmoderna, e quindi al passo coi tempi.

Nel postmodernismo, come ben si sa, cade la razionalità, vacilla la logica, tramonta la teleologia. Non esiste il rigore procedurale, la preoccupazione di calibrare ai fini i mezzi, ci si limita invece solo a questi, si sguazza nel lezioso e nello stupefacente, ci si incanta dinanzi alle novità, specie se in linea con le mode correnti.

L’idea di libertà è superata dalla storia, e con essa il rispetto che si deve ai diritti delle persone. L’illuminismo è antiquariato, gli enciclopedisti abitano ormai soltanto i fumetti, il pensiero, che fu forte, si perde nelle minuzie e nei ghirigori retorici. Maritain è definitivamente passato in soffitta nella sua ostinata difesa di un certo finalismo anche nelle piccole decisioni che ricorrono in ogni momento dell’esistenza.

E dunque nel “progetto”, in linea con quanto sopra, ci si affranca da ogni plausibile ragione giustificativa, mentre difficile risulta comprendere le ragioni ultime e dirimenti dell’ennesima limitazione della libertà dei cittadini. Perché è proprio questo che manca nel citato documento: la considerazione che il suolo sia un bene pubblico, che la terra che calpestiamo non è proprietà dello stato, che ogni limitazione delle possibilità individuali vada fondata su precise e valide ragioni di interesse generale.

Le strisce blu non sono da condannare a priori, ma non sono un dogma come pare che siano diventate, possono avere la loro specifica funzione anche in una cittadina di soli quindicimila abitanti e senza grosse criticità. Possono comunque aiutare il traffico in alcune particolari zone, rendere possibile l’avvicendarsi delle auto sulle vie principali, proteggere importanti siti di particolare rilievo.

Il Codice della strada però pone limiti e condizioni che rappresentano motivi perché vengano invalidate le delibere comunali. Il TAR del Lazio, in una sentenza che ha certamente significativo peso giurisprudenziale, ha definito illegittima la deliberazione comunale che incorra in due errori fondamentali: che non indichi la specifica ragione per la quale l’area prescelta è stata definita “di particolare rilevanza urbanistica”; o che si limiti a richiamare le risultanze di uno studio non redatto da un soggetto terzo ed imparziale, da ritenere quindi non affidabile. Ancora più grave se tale studio è stato effettuato in collaborazione con o addirittura demandato a una società interessata alla realizzazione dei parcheggi a pagamento.

Nella nostra cittadina ci saranno pure luoghi che possano giustificare la limitazione della libera sosta, ma è soltanto in tali luoghi che vanno installate le strisce blu, preoccupandosi nel contempo che in tutte le vie adiacenti si offra ampia disponibilità per il libero parcheggio.

 Si tratta, in questo caso, di applicare il principio del minor danno e del maggior profitto. Studiare con attenzione e scrupolo la viabilità, i tempi delle soste, la presenza di esercizi commerciali, le problematiche della gente e dunque osservare, verificare, interpellare. Conservando sempre lo scrupolo che in un momentaccio come quello che viviamo vada fatto ogni sforzo per evitare determinazioni che incidano sulle già spremute tasche dei cittadini.

Ebbene, debbo dire che nel corso della conferenza stampa non mi è stato dato cogliere particolare attenzione a tal riguardo, né tra i relatori, né tra alcuni degli stessi giornalisti presenti. Il podcast audio della serata ne è testimone inoppugnabile e a tale documento si rimanda per ritrovarvi risposte anche ad altre questioni di una certa importanza. Anche perché è da dire che nel corso della conferenza stampa si sono dette tante cose che meritano di essere verificate.

Mentre i relatori, dunque, senza incertezze né imbarazzo, parlavano di aumento degli stalli, di aumento delle tariffe, di controlli rigorosi e di multe salate per i reprobi, dalle parti della stampa qualcuno appariva piuttosto preoccupato che il progetto andasse a buon fine e che si coprissero tutti i punti deboli delle procedure per evitare che, nel caso di multe e ricorsi, gli avvocati, che ne sanno sempre una più del diavolo, riuscissero a trovare il motivo per far prevalere l’interesse del cittadino sulla decisione dell’angelo sanzionatore.

Con enfasi veniva presentata la possibilità di fare un abbonamento alla modicissima spesa di 20 euro, di aumenti delle tariffe al di sotto dei dati Istat, della possibilità di salvarsi da sanzioni molto più gravose pagando solo sei euro nella stessa giornata dell’infrazione, del riconoscimento della franchigia sui primi 15 minuti di sosta che, a ben vedere, può risultare addirittura controproducente, se il cittadino, dopo aver fatto tutto in fretta e in preda all’ansia, non riesce a completare l’opera nel tempo previsto. Il pezzo forte del progetto è poi nell’introduzione della tecnologia nei pagamenti, sulla quale pare che si siano particolarmente impegnate la riflessione e la creatività. Poter pagare attraverso lo smartphone, pensate che comodità! Nessun modulo da compilare, né alcuna fila agli sportelli, né l’affanno di dover andar a caccia delle monetine. Una card, naturalmente ricaricabile, di cinque euro e via con le soste. Senza risparmio e senza alcuna preoccupazione, se non quella di aggiungere un capitolo alla nota spese del bilancio familiare. Questa è davvero tecnologia d’avanguardia, che ha un nome ben preciso che qui mi sfugge. Basti, comunque, per chi ascolta conoscere la lieta novella che d’ora in avanti pagare le soste non risulterà più una faticosa incombenza. L’approvazione, anche qui, da parte di qualcuno della stampa, avrebbe certamente ripagato gli sforzi dei progettatori se non si fosse levata qualche voce dissenziente, come quella del sottoscritto. Perché ci si è consumati su queste cose e non sulla ricerca della riduzione degli stalli fino a collocarli soltanto dove risultava estremamente necessario? Perché esaltarsi nell’inventare forme tecnologiche di pagamento e non preoccuparsi di sollevare una volta tanto la cittadinanza da ulteriori spese che assumono ormai la veste di una vera persecuzione? Perché si resta prigionieri nel guardare agli altri comuni, soprattutto del mitico Nord, tutti convinti e ostinati nell’incrementare gli stalli blu e non si seguono le vie virtuose di quei sindaci, illuminati e coraggiosi, che si dissociano dalle mode per fare di testa propria nell’esclusivo interesse dei propri cittadini?

E veniamo a cose che sono state dette nel corso della conferenza che mi hanno sulle prime lasciato molto perplesso e che ho voluto verificare. E’ stato affermato che oltre a un congruo numero di commercianti sarebbe stata interpellata la cittadinanza che non avrebbe manifestato alcuna opposizione e che il progetto sarebbe stato approvato con il pieno consenso delle opposizioni che anzi avrebbero proceduto alla sua stesura in piena sintonia con la maggioranza.

Due affermazioni che sarebbero state smentite implicitamente dai numeri ed esplicitamente da esponenti delle opposizioni che ho personalmente contattato. Le circa quattromila viste del podcast audio sembrano testimoniare, senz’ombra di dubbio, che l’attenzione sul problema delle soste a pagamento in città è altissima, e non solo da oggi, mentre i numerosissimi commenti negativi sono la più chiara testimonianza di un dissenso diffuso, che avrebbe meritato diversa considerazione. Sarebbe bastato, a tale scopo, promuovere la conferenza prima e non dopo l’elaborazione del famigerato progetto, chiedendo alla stampa di fare da tramite tra amministrazione e cittadini, dimostrando nel contempo migliore considerazione per chi fa informazione, deontologicamente tenuto a seguire verità e interesse del pubblico che legge o ascolta.

Per quanto riguarda il secondo aspetto, anche alla luce di un manifesto apparso negli ultimi giorni, risultava difficile credere alla dichiarata “combine”. Di contro alla dichiarazione del sindaco, dunque, quelle di senso opposto che ho raccolto tra due esponenti del PD.

Ma torniamo alle strisce che ormai occupano ogni possibile spazio secondo il criterio della maggiore espansione possibile. Via Savoia è tutta dipinta di blu, le vie che circondano l’edificio don Milani sono tutte sotto schiavitù. E così tante altre. Tante strisce, troppe strisce, sempre più difficile trovare un libero parcheggio, mentre i controllori vanno incentivando grinta e voglia di sanzionare.

Perché l’occupazione di ogni spazio possibile? Che funzione si attribuisce alle strisce? A chi giova tutto questo?

Non a incrementare le casse dell’amministrazione, viene detto, perché la gestione, tutto sommato, tra introiti e spese, sarebbe praticamente in pareggio. Niente business, quindi, che avrebbe potuto in qualche modo essere accettato, soprattutto se avesse avuto un ritorno sul piano dell’assistenza alle tante famiglie in difficoltà. Le strisce, si dice, aiutano i commercianti, agevolano la viabilità, disciplinano i comportamenti, evitano i parcheggi in doppia o tripla fila, educano alla gentilezza, al garbo, alle buone maniere. Sopperiscono alla carenza di vigili, oggi in numero fortemente sottodimensionato. Insomma sembrano rivestire una funzione economica, sociale e pedagogica di grande rilievo. Necessarie, indispensabili, determinanti nella vita di oggi.

E allora crescano pure, invadano anche le estreme periferie e raggiungano i campi, colorino ogni spazio rimasto incautamente ancora grigio. Le strisce blu, a ben considerare, rappresentano la nostra salvezza.

Enrico Longo

One thought on “Le strisce salvifiche – La Postilla n. 207

  1. Caro Direttore Longo, complimenti alla sua schiena non più giovanissima ma ancora brillantemente diritta. Sottoscrivo tutta la sua puntuale analisi, inclusi i sottintesi tra le righe, tranne il rimpianto degli illuministi giacché a loro tempo furono degni precursori della supponenza e della tracotanza che ci governano oggi sia a livello centrale che a livello locale. (Tutto per il Popolo tranne che attraverso di esso, della sua partecipazione e delle sue effettive decisioni). Chi non applaude e non loda i giacobini di ieri e di oggi rischia di finire come in Vandea, a fare bella mostra della propria testa sulle picche (le cape mozzate, infatti, non sono state inventate dall’Isis). Eppure ora più di prima una risata li seppellirà…. perché il dramma è che sono ridicoli

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