Strisce Blu: il Sindaco incontra i cittadini

Strisce Blu il Sindaco incontra i cittadini

Strisce Blu: il Sindaco incontra i cittadini 

Galatone (Le) – 27 novembre 2015 – Palazzo Marchesale – “La regolamentazione delle aree di sosta a pagamento: strumento per ottimizzare la circolazione e favorire le attività economiche cittadine” – Interventi di Livio Nisi (Sindaco di Galatone) e di Bernardo Catania (responsabile Easy Park per il sud Italia).

Podcast audio a cura di Mauro Longo:

 

Tavola rotonda sull’attualità degli Studi Classici

Nardò (Le) – 16 novembre 2015 – Liceo Classico di Nardò – 80° Anniversario di Istituzione del Ginnasio Liceo Classico – Tavola rotonda sull’attualità degli Studi Classici – Ha moderato l’incontro Alberta Barone (Docente Liceo Classico) – Interventi di: Emilia Fracella (Dirigente Scolastico IISS Galilei Nardò), Marcello Risi (Sindaco di Nardò), Matteo Muci (Rappresentante di Istituto degli studenti), Silvio Paglialunga (Ex allievo), Genoveffa Giuri (Docente Liceo Classico), Alfredo Sanasi (ex Docente Liceo Classico), Alessandra Manieri (Ricercatrice Unisalento – ex Docente Liceo Classico), Carmen Tarantino (Docente Liceo Classico), Sabrina Vissicchio (Docente Liceo Classico), Maria Rosaria Manieri (Senatrice, Docente Unisalento ed ex Docente Liceo Classico) ed Antonio Vaglio (ex Sindaco di Nardò ed ex alunno Liceo Classico) – Lettori: Alessandro My, Giulia Mercuri ed Angelo Zacheo – Intermezzi musicali a cura di: Claretta Colazzo, Sara Metafune, Andrea Rucco e Nicoletta Vaglio – Video di Antonio Calò

La Santa Messa – 29 novembre 2015

La Santa Messa - 29 novembre 2015

La Santa Messa – 29 novembre 2015 

Galatone (Le) – 29 novembre 2015 – Chiesa de Cappuccini – La Santa Messa – Celebra il parroco Don Pierluigi Strafella.

Podcast audio a cura di Mauro Longo:

Presentazione “L’autentica storia di Otranto nella guerra contro i turchi”

Galatone (Le) – 27 novembre 2015 – Palazzo Marchesale – L’AssociAzione Culturale Gabriele Inguscio ha organizzato la presentazione del libro “L’autentica storia di Otranto nella guerra contro i turchi” di Daniele Palma – Nel video gli interventi di Teresa Gatto (Presidente AassociAzione Culturale Gabriele Inguscio), Daniele Palma (autore del libro), Gino Leonardo Di Mitri (Storico) e Luigi Chiriatti (editore) – Video Mauro Longo

PARLANDO DEL PIÙ E DEL MENO…

PARLANDO DEL PIÙ E DEL MENO…

“PARLANDO DEL PIÙ E DEL MENO…” favola di Antonio Resta 

PARLANDO DEL PIU’ E DEL MENO…

 

(Un maiale, un topo e una gallina)

           

            Il topo era uscito più presto, quella mattina. Aveva fatto la nottata in un appartamento, aveva riposato: aveva fretta di uscire perché la sveglia era stata anticipata e le luci si erano tutte accese: restarvi, significava esporsi a un rischio altissimo di cattura.

            Due rosicchiatine appena, alla svelta, e poi subito via, nella sua residenza abituale: una casa diroccata, un po’ scomoda, ma sicura.

            Scorrendo il tratto di strada che ve lo conduceva, s’imbatté in un maiale che tra pochi giorni avrebbe subito la sua sorte atroce: ucciso e, quindi, “lavorato” per essere immesso in commercio.

            Tutti e due, anche se per ragioni ben differenti, avevano fretta: giusto il tempo per qualche confidenza sulla loro vita e sul modo di affrontarla.

            – Vedi, disse il topo, che modo di vivere il mio! dover essere sempre in cerca di un ambiente dove ci sia la possibilità di mangiare, lontano dalle trappole che continuamente mi tendono. Prima erano di legno o irrobustite con il fil di ferro: bastava una disattenzione perché la portella si aprisse, con la possibilità di poter scappare. Adesso, hanno inventato dei prodotti chimici: ti fanno mangiare roba avvelenata, saporita al gusto, ma mortale nelle conseguenze.  Oppure, pensa un po’, ti spalmano il pavimento della trappola con una colla micidiale. Basta posarvi un piede e non puoi più liberarti.

            E poi, i gatti, i nostri eterni nemici: a doversene guardare sempre! Eppure, francamente, una certa speranza che ci potessero lasciare in pace si era presentata. Con tutte quelle prelibatezze che i loro amici gli hanno preparato e che loro, a ragione, mangiano voracemente, si pensava che la nostra carne sarebbe diventata qualche cosa di sorpassato, di non appetibile per i loro gusti, diventati presumibilmente più esigenti: macché! Come prima, se non peggio di prima: forse a causa proprio di quegli intingoli che si vedono alla televisione: è da pensare che gli servano come “assaggini”, un vero e proprio aperitivo per il cibo che poi noi gli forniamo direttamente.

            – Tu, almeno, questi problemi non ce l’hai: ti portano da mangiare, ti ingrassano, anzi, fanno di tutto per ingrassarti, non è vero?

            – Sì, disse il maiale, è vero, almeno in parte. Mi portano da mangiare, tutto peraltro, e si danno tanto da fare per ingrassarmi, ma lo sai bene perché: la mia fine, a questo punto, non è differente dalla tua, ne convieni?

            – Anche io, aggiunse il topo, solo in parte. La mia fine come la tua? Ma il motivo è totalmente differente: mentre la mia è indirizzata solamente alla mia distruzione, la tua, invece, ha ben altre finalità. La disistima che godi come animale in vita, si trasforma in apprezzamento e lode dopo la morte.

            Mi accusano (è sempre il topo che parla) di essere solo portatore di malattie e dimenticano che, per fare esperimenti sull’efficacia dei farmaci, si servono di me, sottoponendomi a delle sofferenze ed esponendomi, così, a continui pericoli di morte: questo lo si dimentica facilmente, mentre avrebbe bisogno di una maggiore considerazione: non trovi?

            Quello che mi dà più fastidio, comunque, è quando si intrufolano nella mia vita privata, con giudizi tanto negativi, da poter definire tranquillamente offensivi.

            Prendete il caso della mia compagna: va bene! sarà quello che sarà, non certo un campione di fedeltà, non del tutto (anzi!) irreprensibile, non una donna, come si dice, di specchiate virtù, ma c’è proprio bisogno di infierire in quel modo ricorrendo a vocaboli che la segneranno per sempre in modo così spregevole?

             Ma, io dico, perché, per qualificarla, non usare il femminile, come si costuma per gli altri animali: cavallo/a, asino/a, no! addirittura ricorrere a un termine del tutto estraneo, non appartenente al regno animale e fargli cambiare perfino genere: da maschile a femminile: ma vi rendete conto?

            Lo so, forse non suonerebbe troppo bene, ma si poteva ricorrere a qualche vocabolo meno esterno alla nostra famiglia animale: a ben considerare, si è violentata perfino la lingua facendo un torto al significato più appropriato di un vocabolo, quello vero.

            Insomma, perché ricorrere a uno strumento che, per il suo significato, non ha alcuna attinenza, nel caso, con la femmina del topo e che, invece, serve a tutt’altro scopo, quale è quello di scoprire i piedi, (con un fastidioso, rumore, peraltro), (non mi riferisco ai sandali, ovviamente…) nella stagione estiva, dando loro la possibilità, di non sudare, con un apporto igienico salutare a sé e…agli altri? Lo indossano indistintamente gli uomini e le donne: non risulta che sia un “trans”: non c’è assolutamente nessun motivo per dedurlo…

            Non dimenticate che a Roma c’è “Via delle zoccolette”, famosa per essere la strada dove sorge il celebre Ospedale pediatrico del “Bambin Gesù” e legata, nell’antichità, al significato della mia categoria…al femminile…

            Il discorso del topo si infiammava e le parole venivano fuori con la stessa incontenibile foga con cui le accompagnava.

            C’era il pericolo che il discorso andasse per le lunghe.

            A farlo finire lo determinò l’intervento del maiale che, fin’allora, era stato zitto ad ascoltare.

            – Scusa, topo, permetti che parli io, ora, perché vedo che parte del tuo discorso, peraltro lo abbiamo già annotato, possa combaciare con il mio, salvo particolari che ne impediscono la fusione.

            Cominciamo dalla nostra fine: combacia, sicuramente: non vedono l’ora di eliminarci: su questo, penso, siamo d’accordo.      Ma per me, (lo hai ricordato e lo confermo), fatto non secondario, l’eliminazione non è uguale a distruzione, anzi, paradossalmente, la mia fine segna il momento in cui ha inizio la mia esaltazione e il mio apprezzamento.

            Si arriva perfino a dire (è un detto popolare abbastanza diffuso): mercante e porco, giudicalo dopo morto…

            Anche per me, caro amico, c’è il problema della mia vita privata: la mia compagna ha subito la stessa sorte della tua.

 Anzi, adesso che ci penso, anche peggio. C’è il femminile di porco (il mio secondo nome…) e allora perché andare a scegliere, anche per la mia, un nome fuori completamente dalle nostre visioni culturali, schermandolo dietro il nome di una città famosa nell’antichità e diventata teatro di un altrettanto famosa guerra, nonché soggetto di un celebre poema, tra i più conosciuti?

            Dimmi, onestamente: se io, rivolgendomi a una persona le chiedo di parlarmi di Troia, dove si trova il suo presunto sito geografico…pensi proprio che, parlandomene, non mi fornisca informazioni di tutt’ altro genere? non pensi più probabile, per non dire certo, che mi farebbe il nome di qualche donna, riconosciuta tale pubblicamente, con la strada in cui esercita quel mestiere che le procura tale appellativo?

            A parte che potrebbe insinuare dubbi sul mio comportamento morale.

            Tutti hanno modo di constatare (è un altro argomento) annotando, a ragione, che del mio corpo niente va perduto beh! se questo è il massimo dell’onore e della gratitudine che si possa dare a un animale, perché lo si dimentica così facilmente, mentre, invece, davanti a un comportamento o a qualsiasi cosa che si presenti in maniera disordinata e scorretta, non si sa dire altro, se non: è una porcata?

            Ti pare giusto? io lo considero il massimo dell’ingratitudine. Non pensavo proprio a una cosa di questo genere!

            Senza dire che, non raramente, venendo a conoscenza di certi comportamenti umani, dovrei essere io a dire, (come potrei dire?) è una umanata!…

            Vuoi una mia confidenza? lo so che mi tratterai da ignorante, ma fino a qualche tempo fa, almeno per quello che sto per comunicarti, ti guardavo con  una certa invidia. Mi spiego: tutte le volte che sentivo la parola “topografia”, “toponomastica”, addirittura l’aggettivo “topico” (pensavo: in tuo onore!), mi rodevo dentro perché il tuo nome e i suoi derivati campeggiavano con solennità nella composizione di queste parole: un piccolo riconoscimento te lo hanno dato! A me, neppure quello, nonostante qualche merito più del tuo mi sento di averlo!

            Quando, dietro consiglio, ho consultato il vocabolario (quello degli animali, s’intende) mi sono rasserenato perché tu non c’entri proprio niente: quei vocaboli hanno un tutt’altro significato.

            Meno male! mi è venuto spontaneo dire.

            C’è un caso, tuttavia, che mi inorgoglisce  e che riguarda proprio l’argomento…stradario cui facevo riferimento.

            Non posso passare sotto silenzio il fatto che una delle vie più conosciute di Roma è dedicata proprio alla mia compagna (Via della Scrofa). Oddio! Non è che il termine sia proprio scevro da un significato ambiguamente “pudibondo”, ma tant’è: ha avuto l’onore di comparire anche in documenti importanti, in occasione di congressi, di riunioni politiche o di altro genere, comunque di alto livello, che, data la centralità della via, ha avuto l’opportunità di  poter ospitare.

            Un segnale non secondario di qualche raro rigurgito di apprezzamento dedicatomi a ricordo di una vita che ha contribuito a preparare, tra l’altro, la squisita…porchetta romana! Purtroppo, anche per noi animali, i riconoscimenti sono celebrati sempre…alla memoria!

            A proposito, sento il verso della gallina, quello caratteristico di quando ha fatto l’ uovo: sicuramente uscirà adesso: fermiamoci ancora un po’: sentiamo un voce femminile: sarà utile per un confronto e, se necessario, per consolarci  reciprocamente.

            Nell’attesa di vederla comparire, commentammo sinteticamente il significato di questo verso tipicamente…gallinaceo: abbiamo concluso che è insieme annuncio e invito: nell’un caso e nell’altro la gallina manifesta la pochezza del suo cervello.

            Cara sorella gallina, ci fai pensare.

            Non solo annunci che hai fatto l’uovo, ma inviti anche a prelevarlo. Addirittura, da come è composto, il tuo annuncio è personalizzato: “coccodè”, quella “d” al posto della “t” forse residuo o radice di una pronuncia napoletana, si può tranquillamente tradurre con un “per te”, che è il colmo della generosità; ricambiata come?

            Ma, si può essere più stupidi di così? Ci hai pensato mai? Mentre tu canti soddisfatta, il pensiero di chi ascolta la tua voce e va a raccogliere il frutto che gli hai prodotto, lungi dall’esprimerti un grazie, corre subito ai vari modi in cui può cuocerlo: à la coque, fritto, in camicia, lesso…

            Così viene ricambiato il tuo lavoro e il tuo sforzo diretto a produrlo, perfino con un “hai un cervello quanto quello di una gallina!”: non c’è male, vero?

            – Tutto vero quello che state dicendo, aggiunse la gallina. E non sapete tutto.

            Da qualche tempo stanno accompagnando il nostro lavoro con un sottofondo musicale, convinti che produciamo di più e meglio.

            Speriamo sia vero, anche se ci potrebbe essere qualche inconveniente, facilmente intuibile.

            Uno, per esempio.

            Mangiando le uova con la musica di un tale autore, si assimila solo il sapore e la sostanza o anche la melodia che ne ha accompagnato lo sviluppo? E nel caso di un movimento viscerale, quali note scapperanno fuori? Se viene privilegiato un autore a sfavore dell’altro non potrebbe sorgere una gelosia tra i vari compositori sfruttati a scopo di produzione?

            La questione diventerebbe seria, almenocché non si giunga alla conclusione di poter ordinare un uovo…alla Beethoven, alla Verdi, alla Puccini…

            – Dopo tutto questo discorso, concluse la gallina, sulla generosità, la bontà, addirittura la musicalità del prodotto, lo sapete con che cosa vengo ricambiata?

            Praticamente con la stessa conclusione che riferiva il maiale, se ho captato bene la sua ultima parola: per lui, una porcata, per me, una frittata.

            Solamente che io sono più avvantaggiata di lui nel senso che alla “buona riuscita” della frittata avrò dato il mio contributo, fornendone la materia: l’uovo, e questo in caso positivo, ma soprattutto nel caso contrario, sentirsi orgogliosa di aver contributo al demerito di chi l’ha definita tale.

            Sarà una piccola vendetta, ma io me la prendo volentieri, e tutta!

Antonio Resta

La nobiltà del dialetto

Galatone (Le) – 24 novembre 2015 – Palazzo Marchesale – Terzo appuntamento della rassegna “Crocevia”, promossa dall’associazione di promozione sociale “Guerriglia Culturale” in collaborazione con l’amministrazione comunale di Galatone per parlare di popoli, culture ed entrare dentro le identità di tutte le geografie – Nel video gli interventi di Giovanni Marchese (docente liceale di Lingua e Letteratura greca e latina) e Francesco Danieli (docente di “Storia sociale dei media”, Unisalento) – Video di Mauro Longo

Il Bivio che ritorna

IL BIVIO CHE RITORNA

Il Bivio che ritorna 

Conversazioni Pedagogiche – educazione e dintorni – di Enrico Longo, puntata n.17 – Il Bivio che ritorna .

Podcast audio a cura di Mauro Longo: