DIETA e DIETE

"DIETA e DIETE"  favola di Antonio Resta

“DIETA e DIETE” favola di Antonio Resta 

DIETA e DIETE

            Il problema dell’obesità si faceva sentire tra gli abitanti della foresta, con ricadute pesanti sul bilancio della spesa sanitaria: buchi vistosi che, alla luce di chi se ne intendeva, venivano definiti più numerosi e, naturalmente, più larghi e più profondi di quelli del formaggio groviera: l’osservazione fu fatta dal topo, frequentatore abituale di quegli ambienti così invitanti e gustosi: quanto aveva espresso il topo era  più che pertinente e non poteva non essere preso in considerazione: la sua competenza in materia era indiscussa.

Non da tutti fu accolto il riferimento al formaggio (verrebbe la voglia di definirlo…casuale…), ma qualcun altro, volendo fare un accostamento che sapesse meno di un alimento non da tutti gradito, o forse (il verbale della riunione non lo riporta) per un rigurgito di nostalgia per gli anni in cui fu costruito, preferì paragonarlo al “Palazzo delle nazioni”, all’ EUR, a Roma, definito dai romani proprio così: groviera!

            Pensate un po’ se il paragone poteva venire, anche solo lontanamente, alla mente del topo!

            Ci fu un indovinato e opportunissimo suggerimento: chiamiamolo palazzo bucolico, si disse, oltretutto sarà un omaggio a Virgilio, autore di un trattato che reca questo titolo e sommo cantore della romanità.

            Groviera o palazzo, i buchi c’erano e bisognava prendere dei provvedimenti, se si voleva evitare la bancarotta e, soprattutto, dal punto di vista medico, scongiurare il pericolo dell’ “indotto” che inevitabilmente ne sarebbe seguito: malattie di vario genere, con riflessi enormi sulla vita… forestale e non solo a livello economico.

            Bisognava chiamare un esperto dietologo che illustrasse il problema dai vari punti di  vista e dettasse delle indicazioni capaci di arginare il suo espandersi, suggerendo o, nel caso, imponendo un comportamento alimentare che gradualmente riuscisse a convincere chi soprattutto ne avrebbe avuto bisogno.

Si indisse un congresso dove a tutti sarebbe stato possibile esprimere il proprio pensiero.

            E qui cominciarono le difficoltà o, se vogliamo dirla in una maniera più volgare, cominciarono i guai.

Chi lo avrebbe detto?

Si mise in discussione perfino il termine “dieta”: le motivazioni non mancavano ed erano storicamente fondate: non altrettanto, a dire la verità, lo erano i suoi significati terminologici, anche se difesi da chi li aveva avanzati.

Era un pendolare o, comunque, un viaggiatore che, recandosi ogni giorno a Bari per il suo lavoro, aveva modo di leggere, lungo la via che costeggia i binari, il nome della strada, scolpito sulla lapide, con la dicitura facilmente leggibile perché il treno rallenta in vicinanza della stazione: “Via Dieta di Bari”.

Che significa? L’interrogativo, se non tutti i giorni, ritornava spesso e con insistenza e, mai come adesso, si presentava l’occasione di poter ricevere dilucidazioni in merito (…non doveva parlare il dietologo? Non era uno specialista della materia?).

Alle domande sul significato di quella “dieta”, il nostro pendolare aveva tentato di dare una risposta per conto suo e l’aveva, almeno apparentemente, trovata, attraverso soluzioni che erano nate nella sua mente e che, lo sentiva, erano palesemente insufficienti.

La prima si rifaceva al significato stesso di dieta, in genere legato ad una alimentazione ridotta. Ci poteva entrare con Bari? E come? Col significato di ridurre la presenza o il potere di Bari nella nostra regione? Impossibile: è il capoluogo e non può aver questo significato, ammenocché non ci si riferisca al rapporto con Lecce, sempre segnato da una certa, sottile rivalità, all’origine di una non sempre celata difficoltà a sottostare a quanto Bari decide, fino al punto di ventilare l’idea di costituire una regione-Salento (Grande Salento), con l’opzione ovvia di Lecce a capoluogo…

Si ricorse all’altra ipotesi: una ricetta di cucina, tipica di questa Città: anche questa risposta non risultava soddisfacente perché, al di là di qualche aggiunta o leccornia locale, il “piatto” barese non si differenziava poi molto da quello di tutta la regione.

Sì, c’era il pesce alla marinara, ma mi veniva in mente la stranezza di una tale dicitura (la tenevo solo per me, a scanso di qualche giudizio sull’equilibrio delle mie facoltà mentali): il pesce, pensavo, è impossibile che non sia, comunque, alla marinara: la sua origine, il suo habitat naturale lo richiedono: non credo che alla carne, in genere, si possa aggiungere un tale aggettivo: avete mai sentito dire un pesce “alla terrestre”? direte che sono sottigliezze, ma la circostanza era buona per poterlo rilevare.

Si consultò un esperto, come si conviene in queste circostanze. La risposta “scientifica” fugò ogni dubbio, con la chiarificazione che quel “Dieta di Bari” si riferisce alla riunione (allora si chiamava così) avvenuta nel medioevo (nel 1195) per risolvere delle questioni di interesse popolare e che fece seguito all’incoronazione di Palermo di Enrico VI di Svevia: come atto più importante è da annotare l’indizione di una crociata.

Quanto lontana, dunque, da quella immaginata dal nostro viaggiatore che sicuramente, ma solo con la fantasia, l’ avrà ricostruita e…condita per lo meno con qualche…cornetto e con un saporoso “cappuccino”, data la presumibile ora in cui era costretto, ripercorrendola ogni giorno, a rileggere quella lapide ogni mattina!…

Il dotto professore, per dare ulteriore “spessore” al suo intervento (oltre al prestigio personale, c’era di mezzo…la prebenda finale…) richiamò una celebre Dieta (riunione) ben più importante di quella di Bari, quella che, dalla città tedesca in cui si svolse, Worms precisamente, prese il nome (siamo nel 1521): c’era di mezzo la posizione contestatrice di Lutero che poi sfociò nella crisi protestante, definita comunemente Riforma.

Tutte belle cose, ma il nocciolo della questione era un altro: era la dieta alimentare su cui bisognava intervenire: chiarirne la dinamica e orientare il comportamento dei cittadini, illustrandone i vantaggi e i pericoli.

Si era arrivati alla conclusione che la dieta mediterranea era la più adatta e la più efficace. Era un enunciato cui si era giunti dopo faticose ed estenuanti discussioni.

Anzitutto il nome: “mediterranea”.

Non fu facile far accettare quell’aggettivo ristretto a un mare limitato rispetto agli altri mari.

Chi si oppose con decisione fu, e chi poteva essere altrimenti? l’elefante. Era, peraltro, presidente del sindacato denominato Confederazione generale grasso integrale (Cggi), dove “integrale”, sia ben chiaro, non si riferiva alla composizione del pane, e derivati, finalizzata alla riduzione del loro apporto calorico, quanto alla “totalità” del consumo di qualsiasi cibo che capitasse…a tiro di bocca…

Di conseguenza, non chiedete, si raccomandava, di che tendenza politica sia: quando si mangia, le tendenze si “omologano” e diventano oggetto di …problematiche individuazioni: immaginate un congresso con preparati distinti secondo certi presupposti ideologici! Il grasso non ha confini o steccati geografici o politici…

Lui (l’elefante) sì, (con il suo segretario ippopotamo) era interessato alla dieta: si profilava, infatti, lo spettro di adeguare il suo cibo alla proporzione di un catino, quale ai suoi occhi risultava il Mediterraneo, rispetto, diciamo, a una diga ben capiente quale offrivano, chi più, chi meno, gli altri mari.

Perché non chiamarla dieta “pacifica”, in omaggio alla più ampia distesa d’acqua del globo?

La proposta fu scartata, oltretutto per la discussione animata che ne era seguita, tanto poco pacifica da far rinunciare del tutto alla denominazione, anche solo simbolica, dell’oceano…Con tali precedenti, un futuro di pace sarebbe stato non del tutto assicurato.

Era logico che per par condicio altri proponessero di chiamarla “atlantica”, ma, anche per questa denominazione non ci furono titubanze per scartarla.

Motivi? Anzitutto, c’era già il patto “atlantico”: anche se ora non aveva più il compito di un tempo, al solo nominarlo, richiamava sempre quell’atmosfera di difesa e, larvatamente, di guerra che aveva avuto nel recente passato. Senza dire che il privilegio di due titoli riservategli, poteva suscitare qualche inevitabile gelosia…oceanica.

Non restava che rifarsi all’Oceano indiano.

Qualche “dottore sottile” (non mancano mai!) sentenziò come questa denominazione avrebbe corso il rischio, da esperto quale era, di poter ricorrere a delle furbizie di una interpretazione perfino distorta della dieta: si sarebbe fatti gli…indiani, davanti a certe prescrizioni che avrebbero richiesto qualche rinuncia, facendole passare, magari, come elemento indispensabile agli effetti della sua riuscita. Perfino un’abbuffata sarebbe potuta diventare dieta…

La votazione finale scelse la dicitura “mediterranea” e fu, bisogna riconoscerlo, un vittoria della delegazione italiana.           Sarebbe risultato impensabile il contrario per una nazione che è circondata per tre quarti dalle sue acque cariche di storia e di civiltà, indiscutibilmente patria di un popolo di santi, di navigatori, di eroi…e l’elenco non finisce qui, potrebbe continuare a lungo, stando all’affollatissimo prontuario di personaggi illustri che qui hanno avuto i loro natali, in ogni campo!

Immaginate voi in che situazione si sarebbero trovati gli animali italiani (gli abitanti uomini) a doversi cibare di prodotti esclusivi della foresta (inesistente) o di altre specie di cibi che sono fuori della nostra portata ma, soprattutto, a livello di salute: era provato che i prodotti dei paesi che si affacciano sul mare nostrum sono i più efficaci per raggiungere lo scopo per cui ci si incontrava.

Mare “nostro”, aveva detto qualcuno e in questo ci aveva messo una punta di legittimo orgoglio. I Romani lo avevano definito così nell’antichità, come anche in tempi certamente molto più recenti di quel periodo. L’animale, autore di queste note, frequentava le scuole elementari durante la guerra, ed era costretto e quasi abituato, a cantare un inno “mediterraneo” in cui si allargavano i confini geografici di “Roma imperiale”, accampando la rivendicazione o la restituzione di luoghi anticamente “romani”: Nizza, Savoia, Corsica fatal, Malta baluardo di Romanità, Tunisi…ecc.

Fu in quella circostanza che si verificò un incidente imbarazzante.

Durante un’adunanza con folla “oceanica” (allora erano di moda, in barba a tutte le…scelte dietetiche) mentre un disco, con su incisa una canzone, in cui con l’enumerazione delle località appena elencate, seguiva la necessità di riconquistarle con un verso che iniziava con “è la parola d’ordine…”, il disco si incantò su quel “è una parola…”, incidente che si rivelò profetico, sapendo come le cose andarono a finire!

L’accordo sul nome da dare alla dieta era raggiunto, ma ora veniva il momento più delicato: specificare il contenuto.

Si dovevano creare delle commissioni per studiare il problema: quante, di quanti partiti?

 Non si poteva parlare più di “destra” o di “sinistra”. Per completare la mappa e per stare a un manuale che, per una certa assonanza a quello degli uomini, chiameremo “Manuale fringuelli”, si dovette ricorrere a quell’animale che potesse rendere l’idea delle divisioni in rapporto alle due braccia umane: chi meglio del millepiedi poteva far intravedere la conclusione? Poteva far intravedere…perché di fatto le correnti, le sottocorrenti si moltiplicavano continuamente, tanto che qualcuno cominciava già a pensare a chiamare, in rinforzo, un altro con la medesima disponibilità di braccia e di…orientamenti, con la speranza che bastasse…

Meno male: si stabilì uno sbarramento e fu una fortuna perché mille piedi (braccia) furono appena sufficienti.

Come per ogni commissione che si rispetti, la decisione fu di rimandare il tutto alla prossima riunione.

Il tema della dieta ritornò così in alto mare, da dove era partito, con l’unica differenza che il mare era rigorosamente mediterraneo…

Anche nostrum? Beh! così e così.

L’unico effetto pratico fu quello che il pendolare di tutti i giorni aveva potuto sciogliere l’enigma di quella targa con sopra impresso l’indirizzo della strada di Bari. D’ accordo per l’enigma del nome e della storia, ma il problema della dieta alimentare che pure era stato spesso suscitato da quel termine, rimaneva intatto, anzi, acuito da una conclusione che finiva…nello stomaco, abbuffato del fiotto di acquolina in bocca che spesso gli aveva causato…al solo leggere quel “dieta”.

             I buchi della spesa sanitaria si moltiplicarono per le malattie legate alle conseguenze dell’obesità, il bilancio diventò sempre più rosso, la situazione della cassa sempre più verde, avanzò sempre di più il bianco diffuso del vuoto delle entrate…

            Tra la delusione del “pendolare” che a tutto pensava fuorché a una soluzione di questo genere, tra quella degli oceani, privati di un onore che, data la loro importanza, s’aspettavano, con l’orgoglio del Mediterraneo per una insperata promozione, l’onore della bandiera nazionale, almeno nei suoi colori, era salvo.

Il treno, intanto, ritornava a percorrere tutti i giorni, puntualmente e pigramente, quel tratto ferroviario, il mare nostrum continuava ad essere cullato dal fruscio delle onde che si spegnevano, lambendo mollemente la battigia o si frantumavano con violenza sulla roccia degli scogli, con la compagnia del nome di una dieta che ripagava la “mitica” distesa d’acqua dalle amarezze subite prima di uscirne, anche in questa circostanza, vincitrice.

Soprattutto noi, mai ci saremmo aspettato che, a te, mare tanto celebrato, culla e crocevia di civiltà, teatro di tante battaglie, carico di storia, cui è stata associata una dieta ritenuta salutare, fedeli all’alimentazione che da te prende nome, avremmo dovuto inviarti una saluto, beneaugurate d’accordo, ma “condito” con un disadorno, perfino dissacrante e decisamente prosaico: buon appetito!

  Antonio Resta

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