Conferenza Stampa sulle STRISCE BLU

Conferenza Stampa sulle STRISCE BLU

Conferenza Stampa sulle STRISCE BLU 

Galatone (Le) – 30 ottobre 2015 – Palazzo Marchesale – Conferenza Stampa sulle STRISCE BLU – Interventi di Livio Nisi (Sindaco di Galatone), Claudio Botrugno (Assessore alla Polizia Municipale) e Agostino Terragno (Comandante Polizia Municipale) – Dibattito con interventi di Antonio Calò (Gazzetta del mezzogiorno), Daniele Colitta (Quotidiano di Puglia), (Luigi De Giorgi (Il Galateo), Sandra Papa (Corriere Salentino) ed Enrico Longo (La Postilla).

Podcast audio a cura di Mauro Longo:

PAROLA E PAROLE

"PAROLA E PAROLE" favola di Antonio Resta

“PAROLA E PAROLE” favola di Antonio Resta 

PAROLA E PAROLE

Resoconto di una seduta del Parlamento animalesco…

Erano passati alcuni anni da quando, nella foresta, si era scelta la nuova Carta costituzionale che prevedeva la istituzione della Monarchia assoluta, con la concentrazione, di fatto, di tutti i poteri (legislativo ed esecutivo) nella persona del Re (il leone).

Una ventata nuova, intanto, si stava abbattendo su tutte le foreste, con l’istanza sempre più pressante di una maggiore partecipazione del popolo alla gestione della “Cosa pubblica”: la forma di governo democratica non era più rinviabile e, per usare una frase storica che era risuonata nel primo parlamento (umano!) subalpino, non si poteva essere “insensibili al grido di dolore che si levava da tante parti”.

            I politologi si scatenarono nel proporre le varie soluzioni, ognuno, ovviamente, presentando la sua come la migliore.

            Non si discusse più (il problema era stato risolto) sulla scelta tra monarchia e repubblica, quanto sul potere da attribuire al primo ministro, con conseguente limitazione di quello del sovrano. Si parlò, tra l’altro, di semipresidenzialismo, suscitando la facile ironia, puntualmente tradotta in vignetta, con il riferimento all’ olio di semipresidenziale…

            Si convocò l’assemblea costituente, con il compito di redigere la nuova costituzione (animalesca!) tenendo presenti tutte le istanze (la ventata di cui si parlava) che erano sorte in conseguenza del progresso della civiltà e riguardanti in primo luogo i diritti umani.

            Dopo il saluto inaugurale, si cercò un motivo che potesse unire l’assemblea: almeno, si disse, si poteva cantare unitariamente.

            Il richiamo al canto portò immediatamente alla scelta dell’inno nazionale e fu proprio il momento in cui la scelta naufragò e l’illusione di cantare “insieme” si rivelò tale fin dall’inizio delle prime battute. Le stonature delle varie voci si rifletterono sulla scelta dell’inno: ognuno ne propose uno e le dissonanze musicali fecero compagnia a quelle dei vari testi presentati.

            Del resto, come era possibile armonizzare il raglio dell’asino, il nitrito del cavallo, il muggito del bue, il barrito dell’elefante, il belare delle pecore…senza contare i versi dei vari uccelli?

            Si proseguì, tuttavia, nel lavoro della scelta.

Si scartò subito, anche se un nutrito gruppo di parlamentari lo sosteneva, il coro del Nabucco di Verdi Va’, pensiero…Il suo inizio, affermò un deputato, ovviamente contrario alla sua scelta, fa venire in mente l’inizio di una…augurante giaculatoria laica, con la richiesta e l’auspicio di un viaggio in un paese o, se preferite, in un luogo, nei secoli passati tenuto rigorosamente al buio, ma oggi più che mai esposto e addirittura oggetto di trattazione da parte di un autore, un regista precisamente, specialista in questa tematica, che vi ha steso un trattato: non so se, nella sua competenza, rientri anche quella della cucina, definita tecnicamente culinaria…La sua trattazione deve essere solo terrestre…

            Per una più approfondita conoscenza della materia, è sufficiente prestare attenzione al labiale dei calciatori nei confronti dell’arbitro durante le partite di calcio per certe decisioni del direttore di gara, non condivise.

            E poi (altro argomento validissimo), posto che vada, (l’eventualità la personalizzo…) dietro consiglio o imposizione, sono sicuro di trovare qualche posto ancora libero? Mi è doveroso annotare, comunque, che questo argomento presentava qualche perplessità e qualche dubbio.

            Io, osservò in privato un animale, approvo il rigetto di quell’inno per una ragione molto semplice: quel va’! lo si rivolge a tutti e, perciò, se tutti attuassimo quel comando, ci ritroveremmo nella stessa situazione di prima, quindi, ci dovrebbe essere il contrordine: ritorna!

            La speranza, assai debole, in verità, potrebbe essere quella che qualcuno, deludendo il desiderio del mittente, ritorni e…lasci caldo il posto al prossimo arrivato.

            Per farvi vedere che sono aggiornato, aggiungo che la fervida fantasia dei giornalisti ha assegnato a…quel posto al buio una coordinata (si dice così?) geometrica definendolo “lato B”: non mi domandate il perché. Le mie nozioni in merito (geometrico!) sono molto carenti.

            Mi raccontava un amico, con un riferimento personale, sempre in merito a questo argomento, di un’esperienza vissuta direttamente: è proprio il caso di dire: sulla propria pelle.

            Gli era stato prescritta una cura, da fare per iniezioni: il posto dove normalmente si opera…lo sapete quale è: anche le modalità. Le si iniettano…a fasi alterne. Un giorno, nel momento dell’…augusta operazione, ha indicato la parte che doveva essere interessata. L’operatore, con decisione, lo contestò, affermando che doveva essere l’altra parte, portando come argomento che lui era molto fisionomista. Anche un esperto “fissaimmagine”, penso, si sarebbe trovato in difficoltà a distinguere le due in questione: così simili!

Da allora mi sono sempre arrovellato il cervello su quale poteva essere stato il motivo…estetico di tale fermezza e decisione, nonché di tanta incancellabile impressione. Con l’aggiunta di un senso di rabbia per non poter anch’io rendermi conto di questa… prelibatezza estetica per la sua naturale collocazione irraggiungibile da chi la  possiede.

La digressione…umana riguardava il motivo della non accettazione di quell’inno: fu in pieno condivisa dagli animali: le argomentazioni erano differenti, ma…il luogo era quello, anche per loro.

            Io, riprese un animale, all’atto della votazione, mi sono espresso per l’altro inno che era stato proposto: mi sembrava più adatto e per diversi motivi: l’inno era Il Piave mormorava…

            Il primo motivo era il più nobile ed era legato all’epica battaglia che pose fine alla prima guerra mondiale, sanzionando definitivamente i confini della Nazione che da Petrarca, erano stati disegnati con due versi che valgono una lezione di geografia: Il bel paese che l’Appennin parte, il mar circonda e l’Alpe…Costituiva, ed a ragione, un motivo d’orgoglio per il cittadino italiano che aveva potuto contare sull’eroismo di tanti suoi connazionali morti su quei campi di battaglia.

            Una seconda ragione, meno nobile, ma sicuramente legata all’indole di un popolo, quello italiano, era costituita da quel “mormorava” del fiume che quasi lo cullava, lo vezzeggiava perfino e una giustificazione c’era, sicuramente.

Quel “mormorare” sembrava traducesse in pieno il modulo del nostro camminare, quasi una marcia con il sottofondo di questo motivo musicale, un accompagnamento si direbbe “incorporato” alla nostra costituzione biologica.

            Non potrebbe essere questo, pensai dentro di me, l’inno che riprodurrebbe in pieno il nostro modo di pensare e di agire?

 La mia risposta non poteva essere che positiva: lo votai, ma il risultato non mi fu favorevole.

            Fu scelto, come provvisorio, l’inno attuale: tanto provvisorio che dura ancora…

            A governo costituito, ci fu un incidente, proprio in merito alla costituzione

            Si festeggiava a Roma il raduno degli omosessuali il Word gay pride. Le critiche che lo precedettero furono violente e numerosissime e richiamarono l’attenzione del governo, chiedendone addirittura un intervento che lo impedisse.

            Il capo del governo, nel nostro caso un animale, esponendo la posizione dell’esecutivo, aggiunse che la dimostrazione non poteva essere impedita perché purtroppo la costituzione lo permetteva.

Si discusse molto sulla inopportunità di quel purtroppo, soprattutto in rapporto alla persona che l’aveva pronunciata e per le conseguenze che ne erano derivate. In merito al soggetto la meraviglia fu ancora più grande considerando che passava come uno dei più profondi conoscitori e più fini cultori del diritto, tanto da essere definito il “dottore sottile”. Il discorso si allargò sul diverso significato che la parola acquista a seconda del contesto e della persona che la pronuncia: pensate un po’ che effetto produce nel caso la pronunci, per esempio, un medico…

            Anche il tema ebbe modo di attirare l’attenzione e, dalla sua conoscenza “per sentito dire”, si passò a un approfondimento che non ebbe più le remore del passato…diventando, addirittura, “orgoglio”, con manifestazioni e con satire pesanti, perfino blasfeme.

            L’argomento si trasferì così in parlamento e, come era prevedibile, suscitò animatissime discussioni. Solo che, forse presi dalla foga, o a causa della scarsa conoscenza della tematica, alcuni interventi non potettero far altro che suscitare ilarità.

            Avvenne subito. All’ordine del giorno c’era per esteso il titolo dell’argomento, solo che qualche oratore, forse per brevità, continuava a parlare di “omo”, senza l’aggiunta che lo specificasse. Non vuoi che ci fu qualcuno che cominciò a mugugnare, protestando perché si stava svilendo il Parlamento, riducendolo a un supermercato, con la vendita di un detersivo, privilegiato a differenza di altri?

Gli amici di partito, per spirito di corpo e per difenderne l’onore, si premurarono, in privato, di spiegare il significato di quel “omo” non riconducile alla nota marca del detersivo, col quale non aveva nessun legame. Era, invece, una parola greca che significa “lo stesso” e denota (mi servo del vocabolario) “l’inclinazione erotica verso soggetti del proprio sesso”, tanto per quanto riguarda gli uomini come per le donne. Non riguarda, perciò, solo l’uomo (potrebbe trarre in inganno quell’“omo”), ma anche la donna, per la quale   non si deve dire “oma”. In un altro contesto, quando ci riferiamo allo “stesso” nome, non usiamo il medesimo prefisso dicendo “omonimo”?

Ma in un’altra seduta avvenne un fatto ancora più grave, particolarmente offensivo nei riguardi di queste persone che meritano rispetto e comprensione.

Mentre continuava il dibattito su questo tema, importante, peraltro, per i riflessi che poteva avere sulla vita pratica delle persone e della società, si dovette registrare, con sorpresa generale, l’intervento di un deputato che cominciò a parlare dei diritti dei lavoratori dei campi, segnatamente degli ortolani, costretti a vendere la loro merce, facilmente deperibile, a prezzi tutt’altro che remunerativi. Eppure il loro prodotto, aggiunse, specialmente quello a coltivazione mediterranea, ha un sapore inimitabile.

Il presidente di turno si vide costretto a togliere la parola all’intervenuto, perché non pertinente al tema dell’ordine del giorno.

Anche qui, davanti alle proteste per l’“arroganza” di chi dirigeva la seduta, a motivo di quell’intervento “dittatoriale” che aveva interrotto il suo discorso, dovette seguire una chiarificazione sul motivo dell’attribuzione del nome di quell’ortaggio a chi manifesta quella tendenza. A dilucidazione avvenuta, il deputato si convinse che, in realtà, il suo intervento sull’agricoltura era del tutto fuori posto, almeno in quel contesto.

Peccato! Perché la sua competenza “finocchiara” avrebbe potuto portare degli incentivi e un promettente rilancio al prodotto…incriminato.

Non è dato sapere se era favorevole o contrario, in ogni caso, quella pianta che sicuramente si trovava nel suo orto, quale trattamento avrà avuto in seguito…

Sempre in tema di ortaggi, è l’occasione buona per ricordare un episodio che, nonostante legato sempre a questi prodotti orticoli, si colloca decisamente in un’altra ottica.

Va raccontato. Sono implicati due ortaggi: la zucca e le rape. Lasciamo alla zucca, il compito del racconto.

Un giovane insegnante di Religione in un istituto magistrale, si recò a scuola per tenere la sua lezione a una classe, ovviamente tutta femminile. Aveva tagliato i capelli e il barbiere aveva usato generosamente la forbice: erano risultati particolarmente corti.

Un’alunna ebbe a ridire proprio su quel taglio, con una domanda di per sé innocua, ma che si prestò a un’aggiunta che fece una seconda intervenuta.

Ha tagliato i capelli! disse la prima, non vedi, aggiunse la seconda, che zucca è scappata fuori?

La risposta-commento dell’insegnante fu immediata, fulminea. Apposta, disse, i superiori mi hanno mandato in questo campo di rape, aggiungendo che, come zucca, si trovava proprio a suo aggio.

Ci fu una risata generale, cui seguì addirittura un applauso.

Ci si convinse ancora di più che gli ortaggi, al di là di qualche attribuzione, comunque immeritata, possono unire molto di più di qualsiasi richiamo di altro genere, apparentemente anche più elevato.

Non fu differente la conseguenza che seguì a un intervento, anche se di altro genere, di un deputato (sempre animale!) eletto in una delle isole che circondano la nostra nazione. Da molto tempo aveva lasciato la terra ferma e il suo domicilio di adozione era legato a quella, isola ovviamente, in cui risiedeva.

Il suo primo intervento ebbe un esordio quanto mai infelice. Per dimostrare la sua solerzia e preannunciando i suoi propositi a favore dei suoi elettori, dopo tanto tempo, disse, sono tornato in continente: mi impegnerò a difendere i nostri diritti.

I deputati che avevano la stessa estrazione geopolitica, si guardarono attorno con comprensibile meraviglia. Non mancò chi, ripetendola, la parola, badò a non farla risuonare come unita, con il suo significato completamente fuori…degli interessi cui intendeva riferirsi il collega. Il problema dell’incontinenza, insomma, non presentava i caratteri dell’urgenza…

Fu annunciato l’ordine del giorno della prossima seduta.    Riguardava il tema della fecondazione artificiale, segnatamente quella “in vitro”: avrà la facoltà di parlare per primo l’on. Buttiglione. Ma no, non è possibile! fu il facile commento. Come farà a parlare contro, proprio lui, con quel cognome che la dice tutta?… non poteva esserci scelta più azzeccata o… più sbagliata|

La seduta proseguì, ma l’ eco ingombrante di quel “purtroppo” di inizio di seduta continuava a pesare sull’assemblea, anche se con difficoltà, ma lentamente, tendeva a dileguarsi.

Continua ad aleggiare a conclusione della nostra narrazione, con la sua ambivalenza che si traduce in: purtroppo! (peccato!): ha finito? O nell’altro: purtroppo (finalmente!) ha finito!

 In ogni caso, tutto unito nel nome di quel “purtroppo”! purtroppo ambiguo…

Antonio Resta

Accoglienza speciale al Liceo Classico di Nardò per le matricole dell’80esimo

Accoglienza speciale al Liceo Classico di Nardò per le matricole dell'80esimo

Accoglienza speciale al Liceo Classico di Nardò per le matricole dell’80esimo 

Accoglienza speciale al Liceo Classico di Nardò per le matricole dell’80esimo

Lunedì 12 ottobre 2015, nell’atrio del primo piano della sede di via XX Settembre, i docenti del Liceo Classico di Nardò hanno dato vita ad una suggestiva cerimonia d’accoglienza per gli alunni neoiscritti alla sezione classica dell’IISS Galilei.

Sono stati invitati i ragazzi delle due prime classi assieme alle loro famiglie per porgere loro il benvenuto nel liceo classico in una forma particolarmente solenne per la concomitanza della loro immatricolazione con l’80^ compleanno della scuola. L’incontro con le giovani matricole è stato suggellato dalla consegna di un attestato-ricordo del loro ingresso al liceo classico nell’anno in cui questo “spegne 80 candeline” ed è stato occasione per rievocare le tappe più significative della storia del liceo con la proiezione dei documenti storici di istituzione, commentati da una voce narrante e dall’esecuzione di brani musicali tra i più in voga negli anni presi in esame.

La piacevole serata è stata motivo di rafforzamento dell’intesa tra scuola e famiglie e occasione per sottolineare la volontà di continuare a formare le giovani generazioni sulla prestigiosa strada della tradizione classica.

I docenti di classe

Il Comitato 80

Presentazione della silloge poetica “In amore per amore con amore” e del romanzo “Fata del cuore mio” di Rossella Maggio

Presentazione della silloge poetica 'In amore per amore con amore' e del romanzo  “Fata del cuore mio” di Rossella Maggio

Presentazione della silloge poetica “In amore per amore con amore” e del romanzo “Fata del cuore mio” di Rossella Maggio 

Lecce –  23 ottobre 2015 – “Art&Co Gallerie” via Salvatore Nahi 27 – L’Associazione Culturale “Valori e Rinnovamento” ha organizzato la  presentazione della silloge poetica “In amore per amore con amore” e dell’ultimo romanzo “Fata del cuore mio” di Rossella Maggio – Saluto di Tiziano Giurin (Presidente di Art&Co Gallere), coordina Wojtek Pankiewicz (Presidente di “Valori e Rinnovamento”), dialogano con l’autrice i critici d’arte Mariella Agostinacchio ed Eraldo Martucci, letture di poesie e brani del romanzo a cura di Michela Leopizzi.

Podcast audio dell’intero evento:

In ricordo di Roldano Ruberto

In ricordo di Roldano Ruberto

In ricordo di Roldano Ruberto 

In ricordo di Roldano Ruberto

Dopo venti anni dalla sua triste scomparsa credo che si debba ricordare una persona prematuramente strappata alla vita, una persona buona, cordiale, solare, generosa e amica di tutti. Attorno al suo tavolo di lavoro, a scuola, c’era quasi sempre qualcuno intorno, che gli chiedeva qualcosa: come compilare una domanda, calcolare un certo punteggio, un consiglio, un parere. Le prime volte, vedendomi entrare, si sentiva a disagio, pensando forse che mi sarebbe potuto dispiacere che si occupasse di problemi di estranei nelle ore d’ufficio. Ma questo suo sospetto fu subito fugato non appena comprese che quello era un tratto comune ai nostri caratteri. La nostra amicizia si andò rafforzando man mano che si veniva approfondendo la reciproca conoscenza. Nutrivo una grande stima per Roldano, persona intelligente e colta, molto al di sopra del lavoro che svolgeva. Aveva superato un concorso a cattedra col massimo dei voti (40 agli scritti e 40 agli orali) ma per una serie di ritardi e di disguidi burocratici, frequenti allora nell’amministrazione scolastica, non potè mai occupare quella cattedra che aveva stravinto. Quando si dice che era amico di tutti non si commette alcun peccato di esagerazione, conosceva effettivamente l’intera città e tutti ne avevano stima ed amicizia.

Le parole che seguono sono il testo che avrei dovuto leggere quel tristissimo 8 luglio 1995 e che, per svariati motivi, non lessi. Ricordando lui, mi sono tornate alla mente, le ho rilette, e rivissute. Mi sembra giusto che non restino nel chiuso della scrivania. Le dedico, pertanto, queste parole, fedeli ai miei sentimenti, alla signora Marilena, a Renato e a Carmen, nella speranza di far loro cosa gradita.

                                                              _________

“Ti eri affacciato alla vita politica con prudenza, circospezione, quasi non fosse cosa per te; ne temevi le insidie, le falsità, gli opportunismi, le ingiustizie. Ma non potevi lasciar perdere, perché sentivi di doverne, prima o poi, accettare il peso e le fatiche.

Sì, perché non hai mai rinunciato a lottare, in qualunque contesto, in ogni occasione…per gli altri…non per te…sempre, in una continua generosa azione oblativa.

Per la tua famiglia, che nei pensieri e nei sentimenti giustamente occupava il posto privilegiato. Per i tuoi coltivavi le ambizioni e il desiderio costante di farti largo, in questo difficile mondo, profondamente impegnato ad aprire orizzonti, spazi, possibilità.

Sensibile e attento ai progressi dei tuoi figli, ne seguivi con ansia i successi intellettuali e scolastici, preoccupato che fossero accompagnati da una crescita complessiva, dove lo spirito e i valori fossero tratti primari e significativi.

Ma tu eri, fondamentalmente, figlio della tua città, Galatone, dalla quale avevi ereditato attivismo e passione, calore di impulsi e di sentimenti, generosità e apertura d’animo. Eri amico di tutti e tutti ti erano amici, ti era amica la tua gente, la tua città: un amore incondizionato e pienamente ricambiato. E tutto questo era presente nel tuo agire, nella tua attività professionale, dove eri disponibile a tutti, operatori scolastici e non, amici e cittadini qualunque, sempre pronto a prestare conoscenze e impegno, ricerca e consiglio. Così ti abbiamo visto nelle associazioni e negli organi collegiali della scuola, per la strada, nelle conversazioni, nei capannelli.

Non potevi sfuggire alla politica e ne fosti coinvolto, allorchè ti risultò chiara la convinzione che attraverso la politica avresti potuto rendere ulteriori più importanti servigi alla tua gente. Per Galatone decidesti di scendere in lizza, e Galatone capì e ti volle premiare: il primo degli eletti in quel novembre, tanto vicino e oggi tanto lontano. Capirono tutti il senso delle tue parole, la direzione dell’impegno, i progetti, i programmi. Rivoluzionario moderato sembra l’inconciliabile connotato del tuo credo politico: volevi rinnovare nel segno della moderazione e della razionalità.

Non volevi erigere steccati tra le parti, tra la tua gente, tra le persone. “Ognuno ha il diritto di avere le sue idee”- dicevi- “il suo credo religioso, sociale e politico e per la sua originalità e diversità merita rispetto e tolleranza”. Questo andavi ripetendo, nel mentre rivendicavi anche per te il tuo originale e libero sentire. Eri figlio della tua Galatone, ho detto, e ciò confermavi in ogni occasione.

Ti abbiamo avuto accanto nell’attività amministrativa ed abbiamo avuto conferma dell’idea che avevamo di te. Nel pur breve momento amministrativo hai lasciato impronta chiara e netta della tua intelligenza e della  generosa passione per la tua gente.

Roldano, la tua scomparsa, tragicamente prematura, ci lascia costernati, interdetti; tutto sembra irreale, non vero. Sono veri, purtroppo, lo sgomento e il dolore che leggiamo d’intorno, negli occhi di tutti: dei tuoi cari, degli amici, dei compagni nelle vicende sociali e politiche.

Ed è profondamente vero che nel dolore per la tua scomparsa ci sentiamo tutti intimamente coinvolti: ti piange l’intera tua città, Roldano, quella Galatone per la quale avevi assunto l’ultima gravosa fatica.”

Enrico Longo

Il vicesindaco Roldano Ruberto durante un matrimonio civile

Il vicesindaco Roldano Ruberto durante un matrimonio civile