“UN INCIDENTE…DA CANI!” di Antonio Resta

UN INCIDENTE…DA CANI! di Antonio Resta

“UN INCIDENTE…DA CANI!” di Antonio Resta 

UN INCIDENTE…DA CANI!

Una signora, cinofila oltre ogni dire, conversando con una sua amica, in possesso di un cane e, come lei, vantando il suo, aveva modo di dire che era tanto intelligente, fino al punto da concludere che gli mancava solo la parola: ci fosse stato un dizionario per cani glielo avrebbe subito comprato. L’altra, continuando sempre sullo stesso tema, arrivò addirittura a dire che, per il suo, aveva contattato perfino un logopedista… Aveva cercato dappertutto, ma uno specialista in materia non era riuscita a trovarlo, neppure a pagarlo a peso d’oro. D’altra parte, ma chissà se se ne sarà convinta la diretta interessata! la difficoltà era, per dir così, strutturale: l’uomo poteva tutt’al più imitare l’ abbaiare del cane, ma mai conoscere e, tanto meno insegnare, una lingua…da cane.

La conclusione sconsolata dell’una e dell’altra fu che i loro cani non si erano smossi comunque da quel monosillabo “bau” continuamente ripetuto: alla luce di quella vocale finale si sarebbe tentati di pensare che la loro origine fosse da localizzare in qualche zona della Sardegna o del Salento…

Era tanto il bene che volevano al loro “Fido” che cercarono un motivo di consolazione nel fatto che, quando avveniva (non certo infrequentemente) al disappunto per non aver appreso nessun altro termine, opponevano il sollievo di non aver imparato, per esempio, qualche vocabolo con la pronuncia fiorentina. Con quell’ “acca” aspirata non avrebbero capito più il loro stesso nome e la loro eiezione corporale sarebbe finita in “acca”, Mbeh! ve l’immaginate voi quando l’aveste trovata depositata in salotto, la risposta al vostro richiamo quale sarebbe stata? Io? Io non ho fatto un’ “acca”!

Peggio se fosse capitato per strada. Davanti al rigore di un eventuale vigile solerte, pronto ad elevare la contravvenzione: a conclusione del verbale, una bella cifra per aver fatto un’ “acca”!

La conclusione delle signore, padrone dei cani, è facilmente ricostruibile: rifletterono tra sé e sé: se per un’ “acca” abbiamo pagato tanto, se l’avessero fatta con l’ “acca”, quanto ci sarebbe costato?

Neppure pensare lontanamente all’ipotesi di una loro conoscenza della lingua italiana: ve li immaginate a snocciolare un canto della Divina Commedia? Dopo tutto non si era nella città dove era nato l’ Alighieri? Il verbale dell’inflessibile vigile avrebbe acquistato un’altra mole e la cifra da pagare non si sarebbe limitata all’ “acca”. Si sarebbe estesa ad altre consonanti, a differenza dell’ “acca” tutt’altro che “mute”.

Benedetta assenza di un vocabolario!

Stando così le cose, viene spontaneo concludere: che non venga in mente a nessuno di colmarne l’assenza: è tanto il nostro amore per i cani che il loro “bau” non solo siamo capaci di capirlo ma, alla luce dell’avventura precedente diventa anche più “prezioso”!

  Don Antonio Resta

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