Una Città in movimento – La Postilla n. 202

Una Città in movimento - La Postilla n. 202

Una Città in movimento – La Postilla n. 202 

“La Postilla” n. 202 di Enrico Longo, editoriale di lunedì 26 maggio 2015 dal titolo “Una città in movimento” – Podcast audio a cura di Mauro Longo

LA POSTILLA N. 202

Una Città in movimento

Non è particolarmente lungo il tragitto che da casa mi conduce al luogo della cerimonia, sufficiente comunque a farmi scorrere nella mente il non semplice percorso immaginato anni addietro verso una città diversa, orgogliosa delle sue risorse, delle tradizioni, della storia, del patrimonio artistico e culturale. Una ricchezza della quale non si aveva consapevolezza sino a qualche anno addietro, così come appariva semplice utopia di sognatori l’idea che si potesse costruire un futuro migliore puntando sulle naturali risorse e vocazioni del territorio.

Lo sguardo mi restituisce oggi una cittadina in movimento, non più buia, immobile, spenta. Non la città chiusa, isolata e assente dai consessi collaborativi con gli altri centri della provincia; quella città zittita, frenata nella spontanea energia e vocazione al fare.

L’associazionismo, “dannoso più che inutile”, ostinatamente osteggiato e tenuto a freno, per paura o per prudenza, non fatica oggi a esplodere alla minima sollecitazione, liberando creatività e voglia di fare insieme all’irrefrenabile gioia che discende da un impegno importante e condiviso che abbia riverbero sull’immagine della città.

Questa, un tempo tenuta nell’ombra, anche per l’errata e diffusa convinzione che avesse poco o nulla da esibire, oggi si offre con sempre maggiore sfrontatezza ai visitatori più esigenti.

A quanti vanno scoprendo la splendida piazza, dove tra loro si specchiano i due imponenti manufatti, simboli rispettivamente della fede profonda e della nobile storia; a quanti ammirano la delicatezza di un centro storico finemente disegnato e ammiccante nei davanzali ricchi di decorazioni dal gusto finisssimo; a quanti intravedono la voglia di fare anche nelle tanto criticate transenne e passatoie, che creeranno pure qualche disagio, ma che a chi guardi con animo interessato e obiettivo raccontano d’amore per la città e d’un deciso impegno di volerle dare un volto diverso e più degno.

Oggi siamo in tanti nell’atrio del Marchesale in attesa della cerimonia che ci restituirà il frantoio semi-ipogeo. Struttura di incomparabile bellezza, unica forse nel suo genere, che tra l’altro raccoglie, in una sala attigua, le pregevoli opere leonardesche del maestro Giuseppe Manisco, che dopo il lungo “scendere e salir per l’altrui scale”, hanno finalmente trovato degna sistemazione all’interno delle mura cittadine.

Sì, procede il programma di dare un volto diverso alla Città del Galateo, un percorso non agevole né breve e che certamente richiederà ancora impegno e costanza per gli ulteriori ponderosi lavori. Tra questi, in particolare, il pieno restauro del cinema Minerva, che probabilmente non tarderà ad essere cosa fatta, quale prezioso contenitore di beni e di esperienze culturali, e il recupero del Castello di Fulcignano, per il quale saranno necessari tempi più lunghi e sforzi economici ingenti, anche per la veste dignitosa che si dovrà dare all’intera area circostante, ma che, una volta acquisito, guadagnerà alla città un appeal turistico di assoluto rilievo.

Appare, infatti, sempre più evidente, mentre si procede nel programma, come il turismo sia da considerare la strategia vincente per lo sviluppo dei nostri territori. Non un turismo secondo l’interpretazione di quel politiconzolo che si abbandonava all’ironia giudicando ingenui o “sprovveduti” quanti coniugavano turismo e sviluppo come binomio imprescindibile per l’intero Salento. “Non si vive di solo turismo”, pontificava dall’alto della sua cultura politica, non accorgendosi neppure che del semantema gli sfuggivano imprescindibili implicanze e correlazioni. Non coglieva il significato pieno di un’espressione che non va intesa come settore circoscritto e specifico: il turismo è la punta di un eisberg che presuppone una serie di settori e di azioni che praticamente finiscono per inglobare ogni campo della natura e della vita di un territorio. Quando si parla di turismo non si possono dimenticare le tante caratterizzazioni che una qualunque realtà può dargli, legati, da un lato, alle bellezze ambientali e paesistiche, dall’altro, alla storia, all’arte, alla cultura, alle tradizioni, alla fede, all’artigianato, ai prodotti dei campi, ai sapori.

Condizioni oggettive e soggettive, dunque, che vanno considerate simultaneamente quando si parla di turismo, perché, se l’insieme delle risorse di un territorio sono da considerare la condizione basilare, ossia il necessario punto di partenza, l’orgoglio, il sentimento, la volontà, l’intelligenza, la creatività e la solidarietà della gente ne rappresentano la spinta decisiva e la buona riuscita.

Così come determinante, anche alla luce di quanto oggi accade, appare una politica saggia, concreta, programmata, aperta ai contenuti e non chiusa nell’ideologia. Una politica capace di superare le contrapposizioni preconcette e che, pur nella legittima dialettica democratica e nel confronto, per quanto si voglia acceso, sappia ritrovare la via del dialogo e della concordia dinanzi alle questioni di comune interesse. Quelle che, appunto, attengono allo sviluppo e alla crescita del territorio.

Ed è su quest’ultimo punto, purtroppo, che mi sembra ci sia ancora tanto da fare.

Enrico Longo

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