L’ultimo banco – La Postilla n. 195

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LA POSTILLA N. 195

L’ultimo banco

Mi ritrovo nel salone-teatro del Giuseppe Susanna, dove sono andate in scena, per anni, accademie allegre o seriose e più impegnative performance degli alunni dell’ultima classe, che concludevano le fatiche dell’anno portando sulla scena il risultato di ulteriori approfondimenti e ricerche. I testi li elaboravo personalmente per almeno due ragioni. Perché dovevano rappresentare la sintesi del percorso parallelo di studio che veniva stabilito all’inizio dell’anno scolastico. E poi perché tale condizione mi permetteva di conservare un certo rapporto con gli alunni, anche dopo aver lasciato la cattedra. La qual cosa, peraltro, sembrava tornare gradita agli alunni stessi e li caricava di particolari motivazioni. Un testo teatrale all’anno, dunque, ed ecco venir fuori, tra gli altri, “Le nostre storie”, ossia la storia al plurale, quella vera, la nostra, costruita attraverso la viva voce dei protagonisti; “Il Messaggio”, la testimonianza dell’esperienza poetica e di vita di Ercole Ugo D’Andrea, che non poteva restare preclusa alle giovani coscienze in costruzione; “We care”, che rendeva familiari i due personaggi, Don Lorenzo Milani e Giuseppe Susanna, ai quali erano intestati i due edifici di scuola elementare. Ebbene, ritorno a scuola per assistere ancora a un’accademia con giovanissimi attori, spettacolo sempre gradito perché piacevole ed estremamente utile nella formazione intellettuale e sociale dei piccoli.

Non ho mai amato le accademie “parlate”, ritenendo la gestualità e la musica elementi imprescindibili di una buona esperienza di teatro, ma stavolta tutto mi appare diverso. Ogni cosa sembra stare al posto giusto. Anche perché stasera non si deve soltanto assistere a uno spettacolo teatrale, ma ascoltare attentamente e capire: raccogliere il messaggio. E allora hanno un peso particolare le parole, i dialoghi, le confessioni dei personaggi, i temi che leggono. Non per nulla incombe il gemellaggio col celebre libro di Marcello D’Orta, che, com’è noto, è l’insieme di sessanta temi di scolari veri, pubblicati così come usciti dalla penna, con le amare riflessioni, la crescente disillusione e la progressiva caduta di ogni speranza di un futuro diverso, completi inoltre degli errori, sproloqui e parolacce. Le parole sono imprescindibili in questo caso, perché nulla più della parola può riuscire a significare quel mondo “sgarrupato”, fatto di degrado e di sofferenze, dove non c’è posto per la spensieratezza e per l’infanzia.

“Dall’ultimo banco si ha qualcosa da dire” – recitava l’annuncio – e l’attesa non è andata delusa, sin dalle prime battute. La scena finale del film di D’Orta posta quale icastico incipit, il prezioso compito, finalmente elaborato, consegnato nelle mani del maestro mentre il treno sta per partire, la lettura delle prime parole del tema che danno l’idea della tristissima immagine del mondo generatasi nella mente dello scolaretto, la corsa pazza in motorino a guadagnare sino all’ultimo istante la sagoma di quella persona che ha dato un significato diverso alla relazione educativa. “La scuola fa schifo ma non tu”, è la sorprendente confessione del monello, e poi la fuga improvvisa per il timore d’aver detto troppo. Immagine non nuova, questa, per me come per tanti, ne tornano alla mente sempre, di simili, alla prima suggestione: le più giuste valutazioni all’operato di un docente; le più sincere conferme al lavoro svolto con impegno e passione. Ben scelto, infine, il titolo, “dall’ultimo banco”, ossia dal banco degli ultimi, dal posto che il docente incapace o pigro usa per cercare di nascondere l’intrinseca viltà di sottrarsi alla sfida più significativa: quella di rendere la scuola qualcosa di diverso dal mondo triste e senza prospettive di tanti fanciulli. E questo accade ancora, ad Arzano come a Galatone, nelle grandi città e nei piccoli centri, nelle tante variegate periferie. Accade dappertutto, dove si viva con fatica la professione docente: per mancanza di motivazioni o di cultura pedagogica o di trasporto verso i bambini. Gli insuccessi degli adulti finiscono così per penalizzare gli alunni. I soliti, come diceva don Milani, quelli che rimangono quieti e tranquilli all’ultimo banco, o che verso tale indirizzo ci vanno da sé, quasi sentissero il peso di chissà quali colpe. Dall’ultimo banco, però, si ha davanti l’intero orizzonte, lo sguardo è più lungo, i pensieri più liberi, i giudizi definitivi e trancianti. E si impara a guardare lontano. Si spazia a destra e a sinistra, e per vedere tutto non c’è bisogno di girarsi indietro.

Dal fondo del salone ho campo libero e nulla mi sfugge. Vedo i protagonisti di sempre nelle gare di solidarietà. Persone con le quali mi sono trovato spesso a collaborare, che hanno speso tempo e fatiche per cercare di risolvere casi di particolare difficoltà e sofferenza, i soliti generosi professionisti, rappresentanti di associazioni. E, in particolare, le solite docenti, le più sensibili e attive di un tempo, che ancora dopo la pensione trovano modi e occasioni per spendersi al servizio degli altri. Dall’ultimo banco si notano, chiare ed evidenti, le presenze e le assenze: presente l’amministrazione cittadina con il sindaco e l’assessore ai servizi sociali; assenti tutti i consiglieri e i politici; latitanti i moralisti e i benpensanti di professione. Mi colpiscono la serenità e l’entusiasmo delle suore, la gioia con cui alcune loro collaboratrici accolgono un bimbo che ritorna nel gruppo, la presenza dei numerosi familiari che seguono con interesse e fiducia.

Viene però da pensare alla gravità della condizione di tante famiglie, alle difficoltà di ogni genere che si rovesciano sui bambini, al disagio che minaccia il loro futuro, al timore che la solidarietà e il generoso impegno dei volontari non possano risultare dirimenti. Non ho presente il quadro preciso della situazione sociale cittadina, ma pure le conoscenze frammentate appaiono sufficienti a ritenere necessarie nuove strategie operative e la messa in campo di una progettualità che veda più seriamente impegnate le istituzioni. A tutti i livelli, perché la crisi sociale dilagante e la crescente povertà non possono essere fronteggiate con i pannicelli caldi del volontariato cittadino, ma vanno ormai considerate la prima emergenza del paese.

Se da parte del governo nazionale appare ormai improcrastinabile quell’annunciato cambio di marcia che riesca a smuovere lo stallo economico e avviare una decisa politica di interventi a favore del lavoro e dell’occupazione, incombe sulle amministrazioni cittadine la necessità di destinare il massimo degli sforzi possibili nell’assistenza e nella solidarietà. Evitare le spese non necessarie, rimandare a giorni migliori gli interventi non urgenti, risparmiare il possibile in ogni capitolo di bilancio.

Anche la scuola dovrebbe fare di più, sia a livello nazionale che a livello locale.

Farla finita con i tagli indiscriminati e con le logiche ragionieristiche che ormai hanno preso il sopravvento su ogni considerazione scientifica; smettere di pensare all’ennesima riforma di facciata, funzionale soltanto al ministro di turno, dimenticarsi, in particolare, di tagliare un anno di scolarità solo per ridurre ulteriormente il personale. E si spendano meglio i soldi dei contribuenti, si guardi alla qualità. I progetti per la prevenzione della dispersione scolastica sono risultati improduttivi, se si guarda alle statistiche; così pure i progetti “Diritti a scuola” che Vendola sbandiera in tutto il mondo come la panacea per guarire tutti i mali della società. In realtà, in entrambi i casi, i risultati attesi non ci sono stati perché le scuole non credono a questi progetti, pensati al centro e validi per tutte le scuole della nazione o del territorio regionale. Forse anche per questo le adesioni ai progetti nascono tra le resistenze dei docenti, l’indifferenza dei dirigenti e l’insofferenza dei direttori amministrativi. Accolti quasi per dovere: una pratica amministrativa, da sbrigare alla meglio e in fretta.

Di genere affatto diverso è invece l’ambiente in cui si sviluppa il progetto delle Terziarie francescane di Galatone. Il progetto “Luigi Amigò”, del quale l’accademia è soltanto uno dei motivi, appare come lo sforzo più completo per restituire il sapore e la sostanza dell’infanzia e dell’adolescenza, in tutte le possibili dimensioni. Il gioco, l’attività sportiva, la vita di relazione, le esperienze culturali e di fede, una serie di manifestazioni sociali di alto profilo rappresentano lo sforzo significativo per assicurare la pienezza della crescita umana e di promozione della persona. Per tutti, senza esclusioni e senza banchi di prima o di ultima fila. Il progetto ha solide basi grazie alla passione e all’impegno delle religiose e dei collaboratori, che vanno crescendo nel numero e nella qualità dei contributi. Necessita, come dicevo, di più sicure e organiche risorse, che possono discendere soltanto dal più significativo coinvolgimento delle istituzioni. La presenza del sindaco è un dato incoraggiante, così come le parole dell’assessore Campa, che promette attenzioni maggiori e una serie di interventi finalizzati ad assicurare strutture e risorse economiche più adeguate. I risultati ottenuti e i propositi ascoltati lasciano ampi spazi all’ottimismo.

Le suore, insomma, hanno aperto la strada; la rete sociale sarà il passo decisivo per dare ai nostri ragazzi, come dice l’assessore, occasioni per positive esperienze di crescita civile e culturale, e concreti motivi per poter recuperare diverse prospettive di vita.

Enrico Longo

Dall’ultimo banco – Galatone (Le)

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Galatone (Le) – 25 giugno 2014 – Sala Teatro “G. Susanna” – I bambini del progetto “Luigi Amigò” hanno presentato “Dall’ultimo banco – Lezione frontale: la realtà spiegata ai bambini”, un omaggio a Marcello D’orta, scrittore e maestro di “Io speriamo che mela cavo” – Interventi di Damiano Marcuccio (Asociazione Pace e Bene onlus), Padre Giacomo D’orta (Figlio di Marcello D’orta) e Annamaria Campa (Assessore alle Politiche sociali) – Video di Mauro Longo

Gabriella Legno prescelta nell’Annuario d’Arte di Vittorio Sgarbi

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Gabriella Legno prescelta nell'Annuario d'Arte di Vittorio Sgarbi

Lecce 25 giugno 2014.

LA PITTRICE LECCESE GABRIELLA LEGNO INSERITA DA VITTORIO SGARBI, CON UN’ACCURATA RECENSIONE, NEL SUO ANNUARIO DI ARTE CONTEMPORANEA INSIEME A UNA RISTRETTA CERCHIA DI ARTISTI ITALIANI. PARTECIPERA’ IL PROSSIMO 2 LUGLIO A PALERMO ALLA PRESENTAZIONE UFFICIALE DELLA PRESTIGIOSA OPERA E ALLA MOSTRA IN ONORE DEGLI ARTISTI PUBBLICATI SUL VOLUME CON IL SUO DIPINTO “Chiave Tonale Oro-Rubino”.
La mostra “PORTO FRANCO” a cura di Vittorio Sgarbi, in onore degli artisti pubblicati nell’Annuario, sarà fruibile da sabato 28 giugno a sabato 5 luglio (Palermo, Villa Castelnuovo, Viale del Fante 66 – 10/13 e 14/18, ingresso libero, info 3273682249)
Ennesimo significativo e prestigioso riconoscimento per la pittrice leccese Gabriella Legno, prescelta dal più noto critico e storico d’arte italiano, prof. Vittorio Sgarbi, ed inserita nel suo Annuario d’Arte – Artisti Porto Franco con una sua lusinghiera, lunga ed accurata recensione critica.
L’artista salentina sarà presente con l’opera “Chiave Tonale Oro-Rubino” alla specifica mostra in onore della ristretta cerchia degli artisti prescelti e pubblicati nel volume, che sarà inaugurata il prossimo 2 luglio (la mostra sarà fruibile dal 28 giugno al 5 luglio 2014), alle ore 18, a Palermo, nella prestigiosa location di Villa Castelnuovo dallo stesso Sgarbi, in occasione della presentazione ufficiale alla stampa del suo annuario di arte contemporanea. Inoltre, Gabriella Legno sarà presente con dieci opere nel grande portale internet curato da Vittorio Sgarbi Bebopart.com. nella home page e nella sezione speciale “Artisti Vittorio Sgarbi”.
Ormai da tempo, Gabriella Legno, http://www.gabriellalegno.it , viene costantemente invitata a partecipare ad importanti mostre personali e collettive nazionali ed internazionali, ottenendo numerosi ed importanti premi, nomine accademiche e significativi e prestigiosi riconoscimenti e consensi da parte dei critici d’arte e degli esperti del settore.
Il lungo testo critico di Vittorio Sgarbi su Gabriella Legno si conclude paragonando l’artista leccese al grande pittore francese Robert Delaunay (Parigi, 12 aprile 1885 – Montpellier, 25 ottobre 1941) : “ Eccolo, Delaunay con la moglie Sonia, elaborare, fra il ’12 e il ’13, il ciclo delle ‘Forme circolari’, la risposta astrattista in salsa transalpina al primato russo-tedesco sancito da Kandinskij, per poi tornare, a guerra in corso, a lambire le rive della figurazione. Non mi sarei dilungato, su Delaunay, se non vedessi Neo-Orfismo, echi post-divisionisti, misticismo, musiche di colori e forme circolari anche nelle opere astratte della Legno, quelle che, preso il volo dalla terra, dalla sua Lecce, sorvolano l’orbita dell’immateriale, immerse in una visione perpetua che aspira a contemplare, forse, il mistero ultimo, l’idea platonica nel suo stato puramente metafisico. E il viaggio, al centro dell’universo dentro la nostra mente, immensamente più grande di quello reale, diventa senza fine”.

1° Trofeo UISP di Atletica leggera “Città di Galatone”

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Galatone (Le) – 21 giugno 2014 – Centro Sportivo Polivalente “Alberto Colitta” – 1° Trofeo UISP di Atletica leggera “Città di Galatone”, competizione riservata al settore giovanile di Atletica leggera nel circuito “Giro Podistico Avvenire” – Interventi di Toni Diocleziano, Sergio Perchia, Claudio Calò, Roberto Perrone, Mattia e Alberta Diocleziano e Giuseppe Lo Deserto – Video di Mauro Longo